Educazione – è esperienza soggettiva del limite. Essa consiste nell’impegno quotidiano e progettuale , l’esperienza vissuta del soggetto diventa la chiave di senso dell’esperienza. 
“esperienza soggettiva” – ciò che accade a me accade sempre nel mondo. Esperienza è sempre soggettiva anche quando è collettiva – ed è sempre esperienza situata, ossia collocata in quell’ambito specifico (Sartre l’ha descritta: 
Situazione – la mia posizione nel mondo definita dalla scoperta dei pericoli che che corro nel mondo, degli ostacoli che posso incontrare, degli aiuti che possono venirmi offerti, alla luce di un annullamento radicale di me stesso) Sartre (e noi) sostiene che la vita è sempre situazione e quindi è esposta alla precarietà del contingente. Questo è il primo limite di un’educazione che si dispiega nell’esistenza. La situazione è vissuta dal soggetto, ma non creato (le cose stesse e me stesso tra le cose), quindi non è né soggettiva né oggettiva. Il mondo sarebbe tale anche senza il soggetto, ma non sarebbe descritto come lo descrive il soggetto che lo osserva. Quindi il soggetto è l’unico responsabile di vedere e vivere il mondo così come lui lo descrive. Però il soggetto è nel mondo per progettarvisi e non per sopravvivergli. Sartre: “l’uomo prima esiste, poi sorge nel mondo, e poi si definisce, quindi l’uomo è ciò che si fà” Quindi l’uomo sarà ciò che avrà progettato di essere.”
Farsi – è incidere sulla situazione, muoverla, cambiarla, orientarla. L’uomo è sempre chiamato a fare i conti con la gettatezza originaria (lui è ob-jectus nel mondo). Nel farsi il soggetto si educa, poiché solo nella contingenza della situazione egli può trovare le risorse per decidere di sé al di là del fatto.[La contingenza in filosofia è la caratteristica attribuita all’ente la cui esistenza è ritenuta non necessaria ma nello stesso tempo non impossibile: la sua realtà non può essere dimostrata una volta per tutte ma neppure negata definitivamente. Wiki]
è l’al di là del fatto a dare senso al fatto stesso , dove l’accadere del gesto intenzionale non è altro che il compimento nel mondo dell’intenzionalità di senso soggettiva. Questo superamento – al di là – del mero fatto a costituire lo spazio originario dell’educazione.
Il limite più profondo, luogo precipuo di scoperta della propria forma: il limite che vuole essere violato, che richiede di educare la situazione per educarsi all’esistenza. É soltanto quel soggetto nella sua situazione è chiamato a varcare il proprio limite. Perchè non è possibile corrispondere ad una richiesta di senso se non nell’ordine del superamento del già dato, così come non ci si sottrae dall’oggettività di una situazione se non orientandola soggettivamente. (Piero Bertolini – “superamento del già dato come “avventura”)
Conclusione: l’educazione si rivela come esperienza del mondo in quanto esperienza del limite, dove il vissuto fenomenologico è il nodo di possibilità di senso, e l’esistenza è il suo sterminato confine. E la consapevolezza di tale scarto tra il limite e il suo superamento corrisponde esattamente allo spazio nel quale prende corpo la fatica disvelante della propria forma.

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