Marco Lingua, il “Rocky Balboa del martello”. Un piccolo mito, tra sacrifici e riscatti

“Sono il Rocky Balboa del martello“. Cit. Marco Lingua. Una battuta lanciata nel post gara ai microfoni della Rai che ha strappato qualche sana risata e ha ulteriormente fatto entrare questo atleta nel cuore degli italiani. Un uomo semplice e dal cuore grande che ha scacciato il ricordo dei nulli alle Olimpiadi (sei tra Londra 2012 e Rio 2016) e capace di agguantare la prima finale internazionale della carriera (decimo posto con il suo martello, peccato non abbia portato a casa punti per l’Italia).

Escludendo il sesto posto di Daniele Meucci nella Maratona (suoi gli unici tre punti azzurri nella speciale classifica) quello ottenuto oggi da Marco Lingua è il miglior risultato della nostra Nazionale in questa rassegna iridata, in attesa di vedere quello che le marciatrici ci regaleranno domenica (non dimentichiamoci anche i ragazzi del tacco e punta) e senza scordare la 4x400m femminile.

Un risultato ottenuto con tanta caparbietà e credendo sempre nei propri mezzi, senza mai mollare, a 39 anni suonati e dopo tante difficoltà. A suon di sacrifici. “Lancio il martello nel campo del mio contadino” è una frase emblematica, come è emblematico il fatto che il torinese abbia ottenuto questa performance da dilettante. Prosegue la sua attività di finanziere e si allena nel tempo libero, cercando di ottenere il massimo e a Londra ci è davvero riuscito. Tra i vari turni previsti dal suo corpo militare e le tante mansioni richieste, è riuscito a ritagliarsi qualche momento per continuare a coltivare la sua grande passione, supportato dalla moglie con una devozione davvero unica, come un’autentica Adriana. Ha tirato fuori il meglio di sé da una situazione incredibile e impossibile, credendoci sempre fino in fondo, supportato anche dal suo sponsor personale che ha anche citato in televisione.

E se oggi avesse lanciato oltre i 77 metri come fatto più volte in stagione… Va però detto che anche il trionfatore Fajdek ha faticato manifestando probabilmente delle difficoltà a ottenere dei risultati prestazioni eccellenti allo Stadio Olimpico. Certo è che Marco Lingua è un po’ tutti noi, un ragazzotto tanto semplice e caparbio, così normale ma allo stesso tempo speciale, un piccolo mito di questa Italia in grande crisi. E vuole andare avanti fino alle Olimpiadi di Tokyo 2020…

Fonte: http://it.eurosport.com/atletica/mondiali-di-atletica/2017/marco-lingua-il-rocky-balboa-del-martello.-un-piccolo-mito-tra-sacrifici-e-riscatti_sto6285475/story.shtml