Le 20 domande della Serie A 2017/18

Dalle possibilità della Juventus di vincere il settimo scudetto consecutivo alle chance salvezza di Benevento e Spal, passando per la rinascita delle milanesi e il colpo Bonucci: ecco tutto quello che volete sapere sul prossimo campionato di Serie A ma non avete mai osato chiedere.

1 – La Juventus è più forte o più debole dell’anno scorso?

Dentro Douglas Costa, Bernardeschi, Matuidi, Bentancur, De Sciglio, Szczesny e probabilmente Spinazzola. Fuori Dani Alves, Bonucci, Lemina, Rincon e probabilmente Asamoah. Al netto di possibili altri arrivi nel finale di calciomercato, la Juventus comincia il campionato 2017-18 ancora una volta rivoluzionata. Più forte? Complessivamente la risposta potrebbe essere affermativa se arrivasse un terzino a destra. La perdita di Bonucci potrebbe essere molto dolorosa solo se Rugani non rispettasse le attese. E se invece il centrale originario di Lucca vivesse la stagione della definitiva consacrazione? La Juventus avrebbe aggiunto alternative di qualità al reparto offensivo (Costa e Bernardeschi sono lussi che tante grandi squadre italiane non possono permettersi) e alzato il livello in mediana, visto che Matuidi-Bentancur offrono ben altre prospettive rispetto a Lemina-Rincon. Allegri dovrà studiare alternative alle doti in impostazione di Bonucci e ruotare con intelligenza i vari ottimi giocatori a disposizione. Forse è mancato l’acuto a centrocampo, il grande nome in grado di far sognare la tifoseria. Ma nella Juventus che ha mantenuto in rosa Higuain, Dybala, Mandzukic, Khedira, Pjanic e Alex Sandro, oltre alle bandiere Buffon, Barzagli, Chiellini e Marchisio, il potenziale sembra sempre elevatissimo. Un terzino a destra e magari una riserva in difesa completerebbero una rosa che rimane molto, molto, forte. Attenzione a considerare troppo presto i bianconeri ridimensionati. Ora come ora, né più forte, né indebolita: semplicemente ancora una volta la squadra da battere.

2 – Qual è l’anti-Juve?

Napoli, sempre e soltanto il Napoli. L’unica squadra ad aver confermato allenatore e organico, senza ricorrere a cessioni eccellenti e forte di un gioco con pochi pari a livello europeo. Non si può dire lo stesso della Roma, che non avrà smantellato come si temeva ai primi di luglio ma di certo ripartirà da zero o quasi dopo la rivoluzione societaria e tecnica. Lo stesso dicasi delle milanesi, già con la freccia pronta nel sorpasso alla Roma ma ancora non al livello di Juventus e Napoli. Aspettiamoci un altro dualismo tra le due big agli antipodi della Serie A. A meno che i cinesi non facciano i botti da qui al 31 agosto.

3 – Come funzionerà la VAR? Eliminerà le polemiche?

Nella Serie A 2017-2018 assisteremo a una svolta epocale. La VAR, acronimo di Video Assistant Referees – da indicare al femminile se si parla dello strumento tecnologico perché, invece, il Var è la persona addetta al suo utilizzo – diventerà parte del gioco e rappresenta la sfida più difficile per il mondo arbitrale. Non aspettiamoci di vedere un suo impiego massiccio: in tal caso sarebbe deleteria. Le disposizioni arrivate dai vertici dell’AIA, che ha ottenuto il via libera dall’IFAB per la sperimentazione nel marzo 2016, sono perentorie: “Servirà per correggere solo gli errori chiari ed evidenti”. Dopo un anno di test offline si passerà alla modalità online nel nostro campionato e la sperimentazione si concluderà il 15 luglio 2018, giorno della finale dei Mondiali. Ciò significa che, per il momento, in ambito europeo e nelle qualificazioni mondiali continueremo a non avere la VAR e a vedere gli addizionali che, invece, non faranno più parte dei match di Serie A. La comunicazione sarà bilaterale: il direttore di gara potrà quindi chiedere supporto ai Var e i Var potranno sollecitare l’attenzione del primo arbitro per correggere una sua decisione (overrule) o consigliargli di rivederla su un monitor predisposto a bordocampo (on field review). I casi d’intervento sono 4: gol, rigori, espulsioni dirette e scambi di persona. Var e Avar guarderanno la gara da due monitor differenti: il primo la trasmetterà in diretta, il secondo in leggera differita (3-4 secondi) per non trascurare mai la diretta (compito dell’Avar) quando il Var dovrà analizzare un episodio che rientra nei 4 parametri. L’arbitro centrale potrà dunque prendere per buona l’indicazione del collega su fatti oggettivi (ad esempio su un rigore assegnato per un fallo fuori area) o riesaminare personalmente l’episodio a bordocampo per quelli soggettivi (la decisione sarà sempre sua, ma potrà contare sull’ausilio della tecnologia).
Verranno riviste tutte le azioni che avranno portato alla segnatura di una rete e questo fa intuire che la rilevazione del fuorigioco – altrimenti non contemplato – in caso di gol potrà essere risolta in un istante, anche perché i Var potranno vedere linee più precise di quelle che ci vengono mostrate nei replay. L’errore arbitrale non esisterà più e l’arbitro diventerà un robot? Assolutamente no, la centralità dell’arbitro rimarrà tale così come la discrezionalità nei casi dubbi. Un esempio? Il tanto discusso rigore di De Sciglio in Juventus-Milan non sarebbe stato valutato dalla VAR perché non fa parte della tipologia di errore chiaro ed evidente. Questo, però, è un concetto pur sempre opinabile e da qui nasceranno delle nuove polemiche, in particolare nella patria della polemica preventiva. I rischi sono la difficoltà di applicazione (dietro ci sono pur sempre esseri umani e il replay può alterare la percezione della realtà) e le tempistiche (non snaturare la fluidità del gioco è importante, ma l’obiettivo è prendere la decisione giusta). Sono più i pregi o i difetti? A mio parere la VAR non risolverà tutto, ma assisteremo a un campionato con meno errori arbitrali. In quanto innovazione-rivoluzione dovremo abituarci. Un consiglio: meglio non abusarne. Abbiamo scelto di farci precursori del nuovo che avanza agli occhi del mondo. In bocca al lupo.

4 – Inter e Milan sono davvero tornate grandi?

No. Credo che la strada, per ragioni differenti, sia ancora lunga. Ma non impossibile. Sono certo che i nerazzurri faranno meglio dei cugini rossoneri, nonostante il faraonico calciomercato di Mirabelli e Fassone. Spalletti è il vero colpo di Suning, tecnico preparato e serio che ha potuto lavorare tutta l’estate con calma (a differenza della sciagurata scelta in corsa dell’anno scorso che portò De Boer, ndr), non ha Coppe, e potrà contare su una rosa che tutto sommato due stagioni fa era arrivata quarta e che è stata puntellata non con stelle, ma con giocatori funzionali e affamati. Dall’altra parte del Naviglio, invece, il Milan ha dovuto ribaltare e rivoluzionare completamente la rosa, e questo potrebbe costare tempo – e punti – ai rossoneri, soprattutto se Montella (al vero banco di prova, è un grande tecnico o un’eterna promessa?) impiegherà troppo ad amalgamare così tanti nuovi progatonisti. Tempo che potrebbe costare caro in termini di classifica, anche perché davanti non aspetteranno certo. A volte il calcio (o calciomercato) d’estate viene completamente ribaltato dal campo durante la stagione, e l’Inter ne sa qualcosa visto che già in passato era stata nominata come Regina estiva per poi fallire strada facendo. Per questo dico che le due milanesi non sono grandi, ma hanno imboccato la strada giusta per tornare sul trono d’Italia. Pronostico secco, infine: Inter davanti al Milan.

5 – Il 2016/17 è stato il campionato dei giovani, spesso italiani. Chi sarà la rivelazione quest’anno?

Può essere un nome banale ma la rivelazione dell’anno sarà Federico Chiesa della Fiorentina. Il giovane erede di Enrico, ha tutto per diventare non solo l’idolo incontrastato del tifo viola ma per imporsi come uno degli esterni d’attacco più determinanti e decisivi del nostro campionato. Ostinato ed affamato come pochissimi altri giocatori della sua età, capace di saltare l’uomo, servire assist, segnare ed essere utilissimo per la sua squadra con la sua duttilità e spirito di sacrificio: Chiesa ha tutto per diventare, non solo, una delle stelle più luminose del nostro campionato ma un giocatore assolutamente unico nel panorama nazionale. (Stefano Dolci, Twitter: @stefano_dolci)

VIDEO – Il campionato della svolta, l’Italia non è più un paese per vecchi
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6 – Chi si salverà (o si metterà in luce) tra le squadre neopromosse?

La Spal, forte della coppia d’attacco tutta “fame ed esperienza” FloccariPaloschi, può fare un ottimo campionato. La formazione di mister Semplici si è resa protagonista di un intelligente mercato per essere immediatamente competitiva: gente di esperienza, abbinata a potenziali sorprese. Il riferimento va, in questo senso, al reparto difensivo in cui, perso Kevin Bonifazi – grande rivelazione dello scorso campionato e tornato alla “casa madre” Torino – gli estensi hanno “riparato” sulle certezze Felipe (dall’Udinese) e Marios Oikonomou (Bologna) e la scommessa finlandese, di cui tanto bene si parla, Sauli Väisänen, classe 1994, proveniente dall’Aik Stoccolma. Il Benevento si coccola i “colpi” Marco D’Alessandro e Massimo Coda ma deve, necessariamente, completare il reparto d’attacco con una vera e propria bocca da fuoco. Temo invece che l’Hellas Verona avrà qualche difficoltà, a causa dell’atteggiamento fin troppo sbarazzino delle squadre di Pecchia. L’anno scorso, in Serie B, stava per sciupare clamorosamente una promozione, poi giunta in extremis…

7 – Il Napoli può fare il salto di qualità pur avendo comprato solo riserve?

Anche quest’anno, verrebbe da aggiungere. Ma, se la sessione del 2016 aveva quanto meno portato l’illusione di un titolare aggiunto in Maksimovic, i Mario Rui e Ounas attuali non hanno tali velleità. La linea è chiara. L’obiettivo è arrivare a vincere senza gravare i conti (anzi…) e puntando tutto sul gioco di Sarri. Ma questo è il bivio, l’ultima chiamata. Dopodiché bisognerà tracciare un bilancio. La sensazione è che, con due-tre ritocchi in stile 2013 (quando arrivarono Albiol, Callejone Higuain), il Napoli partirebbe alla pari con la Juventus attuale. Invece, è lecito attendersi il piano gioco migliore del campionato associato a un maggior numero di variabili offensive visto il recupero di Milik. I playoff di Champions League potrebbero risolvere i problemi legati alle partenze lente del tecnico toscano, ma i passaggi a vuoto non mancheranno in quanto insiti nello stesso calcio sarriano. A meno che non sia davvero l’anno buono e tutto si tramuti in perfezione..

8 – Bonucci sposterà davvero gli equilibri del campionato?

Sì. Il suo trasferimento dalla Juventus al Milan ha segnato un passaggio fondamentale per il mercato rossonero ed è destinato a rivoluzionare il film del prossimo campionato. Più che un acquisto una dichiarazione d’intenti da parte di un Milan che in questo modo ha voluto alzare l’asticella: un uomo in grado di cambiare il volto della difesa, valore aggiunto anche e soprattutto nell’impostazione dalla prima linea. Già assurto a capitano nonché leader rossonero, nel bene o nel male sarà ritenuto responsabile dei destini di un Diavolo…Non è un problema per un calciatore dalle spalle decisamente larghe. (Paolo Pegoraro, Twitter: @PaoloPego82)

Leonardo BonucciGetty Images
9 – Chi sarà il primo esonerato?

Puntata difficile di questi tempi, specie dopo un biennio nel quale anche formazioni pericolanti come Frosinone e Crotone si sono rifiutate di allontanare i rispettivi tecnici nei momenti più difficili. Ma anche – se non soprattutto – per l’assenza di specialisti del genere come Maurizio Zamparini e Massimo Cellino (a proposito, buona B…). Dunque? Verrebbe da puntare sull’incupito Roberto Donadoni, piuttosto abbacchiato sin dagli albori del 2017. Altrimenti, occhio a Eusebio Di Francesco. In un ambiente a perenne rischio ebollizione, rischia eccome. (Mattia Fontana, Twitter: @mattiafontana83)

Roberto Donadoni Bologna 2017LaPresse
10 – Guardiamo alla zona anonimato della scorsa stagione, quindi a Bologna, Chievo, Sassuolo e Udinese. Si nasconde qui la nuova Atalanta?

Tra le cosiddette provinciali il Sassuolo ha forse più di altre le carte in regola per ripetere l’exploit straordinario dell’Atalanta di Gasperini. I neroverdi, pur avendo perso il loro storico tecnico Di Francesco (rimpiazzato dall’ex perugino Bucchi), hanno cambiato poco rispetto alla passata stagione e senza più i logoranti impegni in Europa League hanno le potenzialità per tornare ad essere la migliore squadra della fascia media. Impianto di gioco collaudato, un Berardi (finalmente integro) voglioso di dimostrare – nell’anno del Mondiale – di poter essere un vero trascinatore e non semplicemente un giovane talento non ancora sbocciato completamente, tanti giovani funzionali e con ampi margini di miglioramento, una società ambiziosa ma capace di far lavorare senza pressioni giocatori e staff tecnico. Sulla carta c’è tutto per fare un grande campionato e lottare, forse, anche per un piazzamento europeo. Sarà il campo però ad emettere l’ultima sentenza.

11 – Chi sarà il nuovo capocannoniere?

Molto difficile che Dzeko possa ripetersi. Complicato che Mertens, con Milik alle calcagna, riesca a giocare con la continuità della scorsa stagione. Allora prospettiamo una sfida a tre: i due argentini che si giocheranno anche un posto ai Mondiali e il “gallo “italiano. Mauro Icardi sfrutterà il gioco d’attacco di Spalletti per migliorare il suo record di gol in Serie A (24 reti segnate nella scorsa stagione), Gonzalo Higuain con i rifornimenti di Dybala e Douglas Costa avrà molte più chance di colpire e Andrea Belotti confermerà le sue doti di goleador nell’ambizioso Torino di Mihajlovic. Più defilato Ciro Immobile: avrà anche i rigori a disposizione, ma non sarà semplice far meglio dei 23 gol messi a referto nel 2016/17.

12 – Quanto mancherà Totti alla Roma?

C’è ancora, ma la sua presenza ha ricominciato ad aleggiare dalle parti di Trigoria soltanto da un mese e non è ancora dato sapere quanto Totti vorrà “sporcarsi le mani” su questioni tecniche (magari a tutela dell’ex compagno Di Francesco). L’impressione è che sul campo non mancherà, visto anche l’apporto ridotto all’osso dell’ultima stagione. Ma si sentirà eccome nello spogliatoio e negli umori della Curva Sud. L’unica via d’uscita è partire bene e continuare alla grande. Solo allora, la Roma potrà guardare al futuro con fiducia.


13 – Le due giornate del periodo natalizio rappresenteranno la svolta per il nostro calcio?

No. Perché – in termini commerciali e di appeal – i buoi sono scappati da tempo. Ovvero da quando la Premier League ha imposto il proprio modello al mercato asiatico. Aggiungete problemi di impiantistica, il rischio di rinvio per cause meteo e la notoria pigrizia dei nostri tifosi, e avrete il quadro completo. Per imitare gli inglesi, si poteva iniziare da altro. Per migliorare davvero, si poteva guardare alla Germania. Anche perché, alla fine dei conti, il problema resta sempre l’offerta qualitativamente modesta di gran parte delle partite di Serie A. E, dunque, per dare maggiore visibilità ai nostri match sarebbe stato opportuno diminuire prima il numero delle partecipanti al campionato. Già, apriti cielo…

14 – L’Atalanta può confermarsi o farà la fine del Sassuolo?

Partiamo da un enorme rimpianto, quello di non poter ammirare l’Atalanta versione 2016/2017 sui campi di tutta Europa: le partenze di Conti, Kessie e Spinazzola (ormai separato in casa) pesano come macigni e ripetere il quarto (!) posto della scorsa stagione è missione pressoché impossibile. Il doppio impegno non sarà facile da smaltire e il precedente del Sassuolo inquieta, ma guai a dare la Dea per vittima sacrificale: direttive di Gasperini, scouting intelligente (tanti i giovani approdati a Bergamo) ed entusiasmo della piazza sono fattori indiscutibili. Il modello c’è ed è virtuoso: può continuare a stupire.

15 – Nel prossimo campionato si segnalano solo due tecnici stranieri (gli italiani adottivi Juric e Mihajlovic). È la prova dell’alto livello della nostra scuola?

Sì. Bravi e generalmente poco costosi, per giunta con un plotone di debuttanti molto diversi tra di loro (Baroni, Pecchia, Semplici e parzialmente Bucchi, che subentrò a Cristiano Bergodi nel 2012-13 a Pescara) da studiare attentamente. Il lato negativo non manca. Molto spesso i nostri allenatori sono anche gli unici ad accettare le gestioni societarie arruffone tipiche dei dirigenti italiani. Una dinamica che consiste anche nella spiegazione più credibile del 18 su 20 al via. Detto ciò, ricordate cosa pensavamo tutti di Simone Inzaghi un anno fa, no? L’arte italiana di arrangiarsi, questo è il vero segreto.

16 – Fuori i nomi: un portiere, un difensore, un centrocampista e un attaccante che entreranno nella lista dei 23 per il Mondiale.

In porta le gerarchie per il Mondiale in Russia sembrano ben definite con Buffon e Donnarumma, sicuri di due dei tre posti a disposizione. Per il ruolo di terzo i giochi sono più che mai aperti e ci piace pensare possa aggiudicarselo un portiere a caccia di riscatto come Salvatore Sirigu, rientrato in Italia dopo essere stato “rottamato” troppo in fretta dal PSG e aver trascorso un’annata un po’ balorda in Liga con le maglie di Siviglia ed Osasuna. Finalmente il Torino gli ha ridato una maglia da titolare e quella fiducia che gli è mancata in questi ultimi due anni: il talento e l’esperienza non gli mancano e ha tutte le carte in regola per tornare nel giro azzurro. In difesa questa deve essere l’annata della definitiva consacrazione di Daniele Rugani. L’addio di Bonucci ha cambiato irrimediabilmente le gerarchie nella retroguardia della Juve e l’ex centrale dell’Empoliha le qualità per mostrare di essere pronto per essere considerato, non solo un semplice prospetto per il futuro ma uno dei migliori centrali dell’intero panorama nazionale. A centrocampo scommettiamo su Jorginho del Napoli, finora snobbato da Ventura, ma che ha piedi, qualità e la personalità per fare cambiare idea al ct azzurro. In attacco invece puntiamo sulla fantasia, sulla velocità e la fame di rivalsa di un ex pupillo dell’ex tecnico di Bari e Torino, Alessio Cerci. Verona è la piazza ideale per vederlo di nuovo protagonista e determinante: trascinando i gialloblù alla salvezza con gol e assist può anche guadagnarsi una chance di rientrare nel gruppo azzurro come esterno o seconda punta.

17 – La Sardegna Arena aiuterà il Cagliari a stabilizzarsi in Serie A?

Destino beffardo. Proprio mentre l’ideatore della Is Arenas viene riaccolto come il figliol prodigo a Brescia (non l’aveste capito, ci riferiamo a Massimo Cellino), dalle parti di Cagliari è finalmente scattata l’ora X. Dalla terza giornata di campionato, infatti, gli isolani entreranno nella Sardegna Arena, lo stadio progettato e costruito in tempi record dalla presidenza Giulini. Uno splendido segnale per il nostro calcio, un nuovo impianto di proprietà dopo Allianz Stadium, Grande Torino, Dacia Arena e Mapei Stadium. Sintomo che qualcosa, quanto meno in provincia, inizia a muoversi. Ma, come nel caso di Udine, è lecito non attendersi miracoli. Un paio di difensori in più oltre ad Andreolli, ad esempio (per non parlare delle potenziali conseguenze della partenza di Borriello), agevolerebbero parecchio il compito di Massimo Rastelli, già protagonista di una salvezza anomala, vissuta pensando a segnare un gol in più e non a prenderne uno in meno. Un’altra annata vissuta pericolosamente, poi…

18 – Quale sarà la squadra più hipster?

Attenzione alla Fiorentina, squadra infarcita di giovani talenti che potrebbe stuzzicare i palati più fini: dal quotato Eysseric, alla scommessa Gil Dias fino a giocatori più pronti del calibro di Giovanni Simeone e Marco Benassi, i Viola hanno stravolto l’organico affidando la guida tecnica a Stefano Pioli. Se i gradi di nobile sono andati a ramengo causa cessioni illustri, la rivoluzione viola ha in ogni caso forgiato un gruppo sbarazzino: chissà che la ciambella non esca col buco. Rimanendo alla “borghesia” del campionato, la Lazio viaggia col pilota automatico ed è destinata a fare a spallate con le squadre più ambiziose, mentre il Torino del “risultatista” Mihajlovic appare collaudato e finora ha respinto gli assalti per il Gallo Bellotti. Marusic, Lyanco, Berenguer sono i nomi che campeggiano nelle liste dei fantallenatori più hipster, perennemente alla ricerca di giocatori da scoprire e valorizzare per poi pavoneggiarsi con gli amici.

19 – Gli altri derby (Genova e Verona): chi arriverà davanti?

Risposta secca: Sampdoria e Chievo. La Samp, pur avendo perso Muriel, Fernandes, Skriniar e probabilmente Schick, ha investito su giocatori interessanti (Caprari, Ramirez e Ferrari) e ha dato fiducia all’ottimo lavoro svolto da Giampaolo. Molto più affidabile dei continui tourbillon sulla sponda rossoblù di Genova, dove Preziosi ha sempre l’idea di vendere e dove Juric è chiamato a motivare un gruppo di giocatori “scartati” dai grandi club. Molto rischioso. E perché Chievo meglio dell’Hellas? Perché Maran è una garanzia e il gruppo che ha disposizione è rodato e ben amalgamato. Il Verona, invece, dovrà misurare le ambizioni di tanti giovani con il massimo campionato (Bessa, Valoti, Verde) e constatare quanto Cerci e Pazzini siano ancora in grado di far la differenza a questi livelli. Troppe scommesse.


20 – Di Francesco riuscirà a domare la Lupa?

No. Per il semplice motivo che l’ambiente romano ha già inghiottito fior di allenatori. Detto ciò, se Di Francesco non si dimostrerà troppo integralista e riuscirà a tenere in polso lo spogliatoio, potrà guidare una stagione di ricostruzione in modo ampiamente decoroso. Le qualità tecniche dell’allenatore non si discutono, quelle di rosa, dirigenza e ambiente sì. Una scommessa. Come sempre nella storia della Roma post-Capello

Fonte: http://it.eurosport.com/calcio/serie-a/2017-2018/le-20-domande-della-serie-a-2017-18_sto6290245/story.shtml