Attesa per Gentiloni al Meeting di Rimini. Il premier super moderato riporta dentro Cl la speranza di un nuovo centro

GentiloAnni in sordina. Anni in cui si è pagato il pegno della fine dell’era del berlusconismo e della conseguente diaspora dei propri leader. Anni in cui si è guardato altrove, al mondo, agli ultimi, alle grandi questioni sociali insolute. Anni in cui Cernobbio e persino l’happening organizzato dai francescani ad Assisi le avevano rubato lo scettro di kermesse regina della ripresa della stagione politica. Tutto archiviato. Quest’anno il Meeting di Comunione e Liberazione si riprende la vetrina che gli compete. Complice Paolo Gentiloni.

Ad aprire i lavori nella nuova Fiera di Rimini sarà un presidente del Consiglio che è un leader calmo, inclusivo, abile con il cacciavite più che con la ruspa. Con le scarpe ben piantate nella terra di quel cattolicesimo sociale che ascolta e non rottama, che non richiede secche scelte di campo ma dialoga allo sfinimento, come tanto piace ai vertici del movimento di don Luigi Giussani. Un leader che si presenta in riviera ormai liberatosi dalle scorie dell’essere considerato una mera fotocopia, che si proietta a gestire i complicati mesi della legge di stabilità e del traghettamento verso le urne (e magari di una legge che non prefiguri il caos del giorno dopo) e di una situazione internazionale drammaticamente difficile dopo gli attentati degli ultimi giorni.

L’Italia che verrà, il terremoto, i difficili dossier immigrazione e terrorismo, l’Europa e la sfida del rilancio dell’economia, i giovani e il lavoro saranno i temi principali attorno a cui si discuterà dal 20 al 26 agosto. Come spiega la presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Emilia Guarnieri, l’obiettivo è “lanciare messaggi costruttivi, mettendo in relazione mondi diversi”. Le beghe politiche per Guarnieri devono quindi restare lontane dalla riviera romagnola: “Niente alchimie, nessun tifo per le larghe intese”, ha detto in un’intervista a Repubblica. Intenzione nobile quanto velleitaria. Le carte in tavola, quelle vere, le piazza però Giorgio Vittadini, anima della Fondazione per la Sussidiarietà: “Vorrei le larghe intese alla tedesca, basate sui contenuti”, ha affermato al Corriere della Sera. Presa di posizione importante. Perché dopo l’eclissi della sbornia forzitaliota e la conseguente caduta, anche personale, del naturale asse Berlusconi-Formigoni, è lui la guida di fatto di Cl per tutto quel che non concerne l’aspetto ecclesiale. E dopo anni di bracci di ferro che l’hanno visto rimanere attento nelle retrovie, e dopo l’assoluta assenza di empatia che tutto l’universo ciellino ha coltivato (ricambiato) nei confronti di Matteo Renzi, è tornato a tessere la tela di quell’ecumenismo politico che può trovare solida sponda in Gentiloni.

È la storia del Meeting, quella che pesca in un passato che non c’è più così come quella recentissima. Da Rimini si era guardato con estremo interesse ad Enrico Letta (l’unico a mettere in piedi un tentativo vero sia pur obbligato di grande coalizione), sommerso dagli applausi di un Auditorium da 6mila posti che lo aveva accolto come un proprio capo carismatico. Così come si era subito lo smacco del leader rottamatore, che nel 2014 dopo un lungo e tira e molla aveva dato forfait, scontando la scelta – definita sgarbata e sprezzante dai vertici ciellini – l’anno successivo. Stesso palcoscenico di Letta, applausi freddini per una platea che tramontato il teatro di Berlusconi ha sempre mal digerito gli one-man-show. Nel 2016, per dire, tanto governo, molti renziani, con una Maria Elena Boschi, altrove cercata, carismatica, blandita, passata quasi in sordina.

La scelta di Cl è chiara. Se nel 2016 i ministri ospiti erano tutti renziani, quest’anno la musica cambia. Il meeting farà il pieno di quei titolari di dicastero che dal segretario del Pd sono considerati tra i più distanti. Fra tutti poi il ministro Carlo Calenda, secondo alcuni rumors possibile candidato premier, che porta in dote tutte le skill che lo fanno leader amabile da Cl. Si siederà insieme a imprenditori di aziende italiane e parlerà di sviluppo economico, tema principe di anni di attività di Vittadini. Ospiti anche il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, e quello del Lavoro, Giuliano Poletti.

Un carnet in cui figurano il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha sfidato l’ex premier alla segreteria del Pd, e poi il ministro degli Affari esteri, Angelino Alfano, in freddo con Renzi da quando ci fu lo scontro sulla legge elettorale e leader di quell’Alternativa popolare in cui è confluito un pezzo di classe politica ciellina, Maurizio Lupi fra tutti.

Personalità dialoganti, portate per indole e calcolo a includere e non a escludere. Un segno dei tempi e delle preferenze di rapporti coltivate dalla dirigenza del movimento. La quale, interrotto il cordone ombelicale che la legava ad Arcore, ha sostanzialmente tagliato dai propri panel esponenti di Forza Italia e della Lega. Saranno della partita Giovanni Toti e Roberto Maroni, più perché guide di due feudi storici di Cl – la Lombardia, soprattutto, e la Liguria – che per convinzione politica. Diluiti in un incontro fra leader di autonomie regionali a cui prenderanno parte anche il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini e quello della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi,

A “Cambiamento d’epoca: la crisi come passaggio”, un ciclo di incontri curati da Luciano Violante (insieme a Fausto Bertinotti diventato amico del Meeting in un rapporto consolidatosi da tempo), prenderà parte anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Venerdì, per riflettere su lavoro e persona, sono attesi il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e il segretario della Cisl, Annamaria Furlan, assieme al responsabile della divisione Banca dei territori di Intesa Sanpaolo, Stefano Barrese. Ulteriore segno che il mondo del lavoro e quello della sussidiarietà in economia rimangono le bussole sociali, ancor prima che politiche, degli uomini di don Giussani.

Dopo la pioggia di polemiche da ambo le parti dell’anno scorso nessun esponente del Movimento 5 Stelle solcherà i padiglioni della Fiera. L’esperienza di Mattia Fantinati, autore di un durissimo intervento altrettanto duramente fischiato (e i fischi sono rari come mosche bianche da quelle parti) hanno sancito anche empiricamente l’incomunicabilità tra i due universi. Quello di Cl rifugge da sempre lo spartito dell’antipolitica, del contro a tutti i costi, crogiolandosi, dalla fine del regno di Silvio, nel terzismo purissimo (Bersani che commenta un libro di Giussani, remember?). Non a caso oggi èil giorno di Paolo Gentiloni, attorno al quale si sta radunando una classe politica che vede in lui il perno delle larghe intese anche in vista delle prossime elezioni. Sono aperte le scommesse: a che livello arriverà l’applausometro?