VAR, non chiedetegli l’infallibilità ma godiamoci i tanti errori non visti che smaschererà

Le prime due partite di campionato ci hanno già fornito un’indicazione fondamentale: eliminare gli errori chiari ed evidenti significa poter intervenire sui fatti oggettivi ed è una conquista da non sottovalutare.

Da quello schermo disegnato con le dita dall’arbitro Fabio Maresca la Serie A ha fatto un balzo nella nuova era. La video assistenza arbitrale è stata battezzata da JuventusCagliari e VeronaNapoli: questo inizio ci ha già insegnato qualcosa.


Subito una dimostrazione perfetta

L’episodio del rigore assegnato dall’arbitro della Sezione di Napoli per il fallo di Alex Sandro su Duje Cop è stato uno spot per la tecnologia nel calcio: per il direttore di gara non era semplice ravvisare l’irregolarità a velocità naturale, il Var prima dell’eventuale ripresa del gioco con il calcio d’angolo – dopo non sarebbe più stato possibile tornare indietro – ha suggerito all’arbitro di effettuare una revisione sul monitor predisposto a bordocampo (on field review). In un clima assolutamente sereno Maresca ha potuto riesaminare il fallo grazie alle inquadrature migliori e ha preso la decisione corretta in tempi ragionevoli (è stato calcolato 1 minuto e 37 secondi): non c’è stata nessuna protesta e tutti hanno accettato un verdetto giusto e insindacabile.

Già potremmo esultare perché per questo è nata la VAR e su questo bisogna insistere: eliminare gli errori chiari ed evidenti significa poter intervenire sui fatti oggettivi. Eliminare tutti quei casi (e non sono pochi) dove non c’è soggettività che tenga è già un passo enorme dopo la benedetta introduzione della Goal Line Technology: pensate a un rigore assegnato per un fallo fuori area, a un cross dal fondo con il pallone uscito di due centimetri dal terreno di gioco che una volta scodellato in mezzo genera una rete, a un rigore fischiato per un tocco di petto e non di braccio, a un pugno non visto a palla lontana (la prova tv era solo un palliativo ritardato), a un rigore che in realtà è simulazione o ancora a un gol convalidato con l’attaccante in fuorigioco. Questi non sono casi rari e potranno essere risolti dalla tecnologia.

L’anti-VAR? Le teorie del complotto

È altrettanto chiaro che la VAR non eliminerà tutti gli errori arbitrali né le polemiche. Un gol nato da un calcio di punizione inesistente resterà tale così come un doppio giallo severo e l’arbitro avrà ugualmente un ruolo centrale. Accettare la discrezionalità del direttore di gara, senza credere in complotti o nella malafede, è l’altro passo che dobbiamo fare. Proprio nei due anticipi abbiamo capito cosa ci attende: sul gol di Dybala in molti si sono chiesti dove fosse la VAR. Il protocollo impone che tutte le azioni che si concludono con un gol vengano revisionate e anche il labiale di Maresca (“Abbiamo controllato”) l’ha confermato. Il Var (Valeri), in cabina insieme all’Avar (Aureliano), ha avuto a disposizioni varie inquadrature e da ogni angolazione possibile è stato valutato lo stop di Dybala. Dopo 8-9 replay chi sarebbe stato in grado di stabilire che si trattasse con certezza di un fallo di mano? Da certe inquadrature sembrava petto, da altre braccio e qui si esaurisce la questione. Errore chiaro ed evidente? No, interpretazione e discrezionalità. Se qualcuno qui dentro ci vede la malafede, allora continueremo ad essere schiavi di complottismo e polemiche preventive. Allo stesso modo il rigore con tanto di espulsione di Hysaj era di difficile lettura poiché all’inizio è Bessa che trattiene l’albanese. È uno scandalo? No e anche sul terzo gol del Napoli il silent check ha permesso alla squadra arbitrale di valutare nel modo giusto: Mertens non aveva commesso fallo su Nicolas.


VAR StudioLaPresse
Eliminare gli errori oggettivi è un grande passo

Impariamo dunque a fidarci e diamo tempo anche ai Var di perfezionarsi ed entrare nel futuro. Anche chi subisce le decisioni sul campo sarà più sereno sapendo che il direttore di gara ha avuto tutti gli strumenti per poter valutare. Eliminare tutti gli errori oggettivi, quelli che incidono pesantemente sul risultato di una partita, è una svolta che ci deve sollevare. Benvenuta VAR! Precisazione finale: il Var è l’arbitro che è in cabina, l’Avar l’assistente del Var mentre la VAR è “la video assistenza arbitrale”, cioè la tecnologia. Da dove nasce la confusione? Paradossalmente proprio dall’AIA, dato che Nicchi e Rizzoli usano il femminile mentre Rosetti utilizza il maschile. Ci porteremo dietro questo tormentone per tutto l’anno, ma poco importa. Basta che funzioni.