Il doppio binario sullo ius soli. Gentiloni non vuole innescare la miccia che faccia saltare la manovra, ma Renzi spinge

Dal Pd assicurano che la volontà di approvarlo entro la legislatura c’è ancora, che non si è giunti al binario morto. Ma ci sono almeno due ragioni per le quali l’esortazione di Papa Francesco ad “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” e a riconoscere il “diritto alla nazionalità dalla nascita” è stato seguito da un deserto quasi totale di dichiarazioni da parte della maggioranza. La prima che viene fornita – più di forma che di sostanza – è “che le parole del Pontefice non si commentano”. L’altra, molto più pratica, è che il tema dello ius soli continua ad essere una nota dolente, argomento capace di far fibrillare quei numeri che al Senato sono già così precari.
Non si tratta soltanto del provvedimento in sé, e della spaccatura all’interno di Alternativa popolare che già a luglio aveva spinto Paolo Gentiloni a rinviare la pratica a dopo l’estate.
Il fatto è che l’approvazione dello ius soli si intreccia non soltanto con la fine della legislatura – e con lo scontro latente all’interno del Pd sulla data del voto – ma anche con l’approvazione della legge di bilancio, con le elezioni siciliane e infine con la grande variabile della legge elettorale.

Un alto dirigente dem conferma: “Impossibile dire ora quando lo ius soli potrà essere votato anche se resta la nostra volontà di approvarlo entro la legislatura”. Inutile insomma, è il ragionamento, alimentare oggi una polemica senza sapere ancora quale sia lo sbocco possibile. Per esempio, viene spiegato, se in Sicilia si riuscisse a chiudere un accordo tra il Pd ed Alfano la strada dello ius soli potrebbe anche essere in discesa.

Paolo Gentiloni continua a difendere la necessità del provvedimento e tuttavia, pare non essere intenzionato a fare forzature, né a metterlo in cima all’agenda della ripresa. Che interesse avrebbe – spiegano i suoi – a innescare una miccia in grado di mettere in difficoltà il suo esecutivo proprio mentre si sta per votare la legge di Bilancio? C’è poi un problema all’orizzonte: il voto sulla nota di variazione del Def per la quale è richiesta una maggioranza qualificata, che in Senato vuol dire almeno 161 voti.

Ecco perché, nonostante le parole pronunciate l’altro giorno a Sussidiario.net in favore dello ius soli, il premier si sta concentrando più sul fronte economico. Peraltro con un’attenzione a puntellare la coalizione a sinistra, dove Mdp ha già fatto sapere che i suoi voti non potranno essere dati per scontato. Per questo, chi lo conosce bene, è convinto che il premier rilancerà il tema dopo aver superato in sicurezza questo passaggio.

A differenza di Gentiloni, viene spiegato, Matteo Renzi avrebbe un po’ più fretta e sarebbe convinto dell’impossibilita di approvare lo ius soli senza la fiducia. Una fiducia che, tuttavia, dovrebbe passare attraverso un accordo preventivo con Ap. Da questo punto di vista, anche accogliere l’offerta di Sinistra italiana di una “fiducia di scopo” non viene considerata una soluzione praticabile. Il collegamento tra questa posizione e la strategia per le prossime Politiche del segretario dem è evidente. Non è poi un segreto che Renzi tema un allungamento della legislatura fino a primavera, problema che evidentemente Gentiloni non ha.

Se questa è la strada stretta in cui la maggioranza e le due anime del Pd cercano di restare in equilibrio, per le opposizioni l’esortazione del Papa è appiglio per rilanciare i propri avvertimenti. ” Per noi l’approvazione dello ius soli non è meno importante della legge di bilancio. Il nostro sostegno al Governo dipenderà anche dalla legge sulla cittadinanza”, afferma il capogruppo di Mdp alla Camera, Francesco Laforgia. Loredana De Petris di Sinistra Italiana invita “Pd e maggioranza a recepire il messaggio prezioso del Papa e a decidersi ad approvare una legge che moltissime persone attendono da troppo tempo”.

Ma le parole di Papa Francesco sono un piatto fin troppo ghiotto per il leader della Lega, Matteo Salvini, che quando si tratta di polemizzare sui migranti non guarda in faccia nemmeno al Pontefice. “Se lo vuole applicare nel suo Stato, il Vaticano, faccia pure. Ma da cattolico – dice – non penso che l’Italia possa accogliere e mantenere tutto il mondo. A Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare. Amen”. Toni che vengono criticati dal capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato. “Noi non sfruttiamo le parole del Papa per finalità politiche, le dichiarazioni di Salvini sono deplorevoli e imbarazzanti. Per quanto ci riguarda – rimarca- lo ius soli resta una legge da approvare in questa legislatura”.