Il fantasma Casa Italia

Ciro e Mattias, due dei tre fratellini rimasti intrappolati per 16 ore sotto le macerie della loro abitazione crollata a Casamicciola, sono salvi. La storia simbolo del terremoto che ha colpito Ischia si conclude a ora di pranzo e puntella il momento emotivamente più alto di un incubo che in mezzo a tanto dolore per i due morti, i tanti feriti e le case sbriciolate, ha restituito una fiammella di speranza a quell’Italia ferita nuovamente dal sisma, a quasi un anno esatto da Amatrice. Ma quello che è successo nel cuore dell’arcipelago delle isole Flegree è più forte dell’happy ending di una singola vicenda e mette in luce un grande interrogativo: come reagirà questa volta il governo? L’interpellato prova a rispondere e la linea, dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda al segretario del Pd, Matteo Renzi, è la stessa di un anno fa: puntare su Casa Italia. “Dobbiamo correre di più su Casa Italia”, twitta Renzi poche ore dopo che a margine del Meeting di Rimini il ministro aveva affermato: “Dobbiamo lavorare sul progetto Casa Italia, mettendoci ancora più risorse”.

Ma il progetto, annunciato con grande enfasi il 25 agosto 2016 dall’allora premier Renzi sull’onda dell’emotività dopo il terremoto che ha fatto 299 vittime nel Centro Italia, vive una fase di stagnazione evidente. Poche risorse stanziate, dodici mesi dove gli incontri e le consultazioni con le istituzioni locali, le organizzazioni professionali e le associazioni imprenditoriali, sindacali e ambientaliste hanno dato vita a risultati risibili. La montagna ha partorito il topolino. Nella manovrina di aprile lo sforzo più evidente – tre miliardi in 3 anni per la ricostruzione – ma quella che Renzi aveva presentato come “una visione per la casa Italia che sia capace di affermare la cultura della prevenzione” si è tradotta in 10 progetti pilota, finanziati con 25 milioni di euro. Pochi soldi spesi eppure è lo stesso gruppo di lavoro voluto da palazzo Chigi e guidato dal professore Giovanni Azzone, Rettore del Politecnico di Milano con la collaborazione di nomi eccellenti come il senatore e architetto Renzo Piano, a mettere nero su bianco che lo sforzo deve essere maggiore.

Il documento che il gruppo guidato da Azzone ha lasciato in eredità a palazzo Chigi, dove sta nascendo un nuovo Dipartimento, è stato reso pubblico dal Sole 24ore e indica una cura che è anni luce lontana dalle soluzioni messe in campo nell’ultimo anno. Scrive il quotidiano di Confindustria: “La messa in sicurezza sismica dell’Italia ha un costo che oscilla da un minimo di 36,8 miliardi e può arrivare a oltre 850 miliardi, a seconda della tipologia costruttiva degli edifici e della classe di rischio del comuni in cui sono stati costruiti”. Pur volendo prendere in considerazione la soglia minima della forchetta, cioè 36,8 miliardi, è evidente lo squilibrio che esiste tra quello che servirebbe per rendere l’Italia sicura dagli eventi sismici e quello che è stato fatto in quasi 365 giorni. I numeri spiegano meglio di ogni altra considerazione la lentezza di un carrozzone che ha sì intenti nobili e un orizzonte temporale di due decenni, ma che è di fatto fermo alla linea di partenza. Nel frattempo, però, è arrivato un nuovo terremoto a ricordarci che l’Italia è strutturalmente fragile.

Nella sezione del sito di palazzo Chigi dedicata a Casa Italia è allegato un documento dove sono indicate le nove tappe fin ora messe in fila. La prima è il lancio del progetto, contestuale alla dichiarazione da parte del Consiglio dei ministri dello stato di emergenza per le zone colpite dal terremoto nella notte tra il 24 e il 25 agosto. La seconda è l’annuncio di Renzi, su Twitter, del project manager, cioè Azzone. A settembre la prima riunione a palazzo Chigi con i soggetti più disparati, da Confindustria ai sindacati, dal Wwf al Forum del Terzo settore. Seguono poi la firma del decreto del presidente del Consiglio che nomina la struttura di missione di Casa Italia, l’intervento di Renzo Piano in Senato, datato 29 settembre, quando a palazzo Madama vengono esaminate le mozioni sul progetto. Si arriva a novembre e anche qui un nuovo annuncio: al Politecnico di Milano è Renzi ad affermare che il progetto Casa Italia “noi lo trasformiamo in un dipartimento di palazzo Chigi”. Annuncio e impegno: “Giocare insieme – afferma l’allora premier – e fare di questo tema un tema politico è la scommessa di questo post terremoto”. Stessa linea che Renzi ripropone nel suo post odierno pubblicato su Facebook, dove scrive che “ogni mese, del resto, accade qualcosa che dimostra quanto sia cruciale tale progetto (Casa Italia ndr)”.

La vittoria del No al referendum costituzionale dello scorso novembre spazza via il governo Renzi e a palazzo Chigi arriva Paolo Gentiloni. È il 14 marzo quando, in occasione della presentazione delle Giornate del Fai, il premier annuncia che l’unità di missione per Casa Italia sarà trasformata in un Dipartimento della presidenza del Consiglio. L’obiettivo? “Dare continuità all’operazione”, spiega Gentiloni. A capo del Dipartimento arriva Roberto Marino, già alla guida del Dipartimento per l’Editoria, ma la struttura non è ancora operativa e lo studio del gruppo guidato da Azzone è ancora da tradurre in azioni concrete. Casa Italia, per ora, ha di fatto solo la sua casa istituzionale, cioè un nuovo Dipartimento a palazzo Chigi, e peraltro ancora precaria.

L’unico scossone dell’impegno del governo su un percorso lento e farraginoso è lo stanziamento di tre miliardi in tre anni (2017, 2018 e 2019) previsto nella manovrina varata da palazzo Chigi, approvata dal Parlamento e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 24 aprile. Ad annunciare l’impegno del governo è lo stesso Gentiloni in occasione di una conferenza stampa convocata l’8 aprile al museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo Da Vinci” di Milano proprio per provare a rilanciare Casa Italia. Le risorse stanziate, tuttavia, riguardano la ricostruzione, mentre Casa Italia, come si legge sulle slide di presentazione sul sito del governo, ha come focus la prevenzione rivendicata come “la scelta di un approccio diverso”.

Un “approccio diverso” che fino ad oggi si è tradotto nell’avvio di soli dieci cantieri in altrettante località (Catania, Reggio Calabria, Isernia, Piedimonte Matese, Sulmona, Sora, Foligno, Potenza, Feltre e Gorizia) e in uno stanziamento, per finanziarli, di 25 milioni di euro. I cantieri, si legge sempre sul sito di palazzo Chigi, sono stati messi in piedi per “sperimentare sul territorio metodi diagnostici e soluzioni progettuali innovative”. Ma il gap tra la lentezza con cui si muove il governo e la rapidità con cui i terremoti mettono in ginocchio il Paese tratteggia, in modo inesorabile, i contorni, sempre più definiti, del fantasma Casa Italia.