Antonio Piersanti, sismologo dell’INGV, sul “mistero” della magnitudo: “L’abbiamo ricalcolata”

Erano passati solo pochi minuti da quando la notizia del terremoto a Ischia ma in rete sin da subito si sono diffusi le prime insinuazioni riguardo alla magnitudo, in un primo momento indicata come di 3,6 gradi sulla scala Richter, poi salita a 4,0. Mentre c’era chi gridava al complotto dello Stato per dare meno soldi necessari alla ricostruzione, un sismologo dell’INGV, Antonio Piersanti, ha spiegato come stanno davvero le cose e ha cosa era dovuta l’iniziale incertezza sull’intensità del sisma.

“La nostra procedura standard prevede un calcolo immediato della magnitudo locale (Ml), che funziona nella grande maggioranza dei casi con una buona approssimazione, ma è una stima calcolata per la sismicità appenninica. In questo caso invece, trattandosi di area vulcanica, si è opportunamente scelto di ricalibrare la stima utilizzando la magnitudo durata (Md), attraverso gli strumenti dell’Osservatorio vesuviano, e da 3.6 di Ml si è passati a 4.0 di Md”.

Tanto è bastato per scatenare sui social la consueta ridda di illazioni, ma Piersanti puntualizza: “Nessun mistero. Semplicemente si è innescato un circolo vizioso a livello mediatico che collega il rapporto bassa magnitudo-grandi danni alla nostra successiva ridefinizione della magnitudo stessa. Ma non c’entra niente. Nell’area sappiamo storicamente che basta una magnitudo medio-bassa per fare danni: il terremoto del 1883fece 2.300 morti e si stima avesse una magnitudo di 4.3. Questo perché si tratta di un’area di vulnerabilità altissima, cui si sommano le caratteristiche geologiche, che rispetto alle rotture di faglia, che potrebbero presentare peculiarità specifiche dell’area, dovranno essere studiate in futuro proprio a partire da questo episodio”.

Quella di Ischia è un’area “ad altissima vulnerabilità” dal punto di vista sismologico, spiega ancora il sismologo,sia per la fatiscenza di molte strutture ma anche per la particolare conformazione geologica, con un ipocentro poco profondo (5 km appena in quest’ultimo terremoto) che crea danni localizzati ma molto maggiori rispetto a quello che ci si attenderebbe da queste magnitudo.

A scagliarsi contro “gli sciacalli del web” che avevano diffuso idee complottistiche era stato Enrico Mentana su Facebook: “Mentre si contano i morti i dispersi e i feriti, mentre si scava tra le macerie alla luce delle fotoelettriche, mentre si attiva la macchina sanitaria nell’isola e sulla terraferma, il tribunale speciale del web sta già emettendo le prime sentenze di condanna, e gli avvelenatori di pozzi sono già all’opera. Avvoltoi da tastiera”.