Contrordine: nell’educazione, le punizioni non si usano più. Parola di Tina Payne Bryson, psicoterapeuta americana e consulente genitoriale che manda in pensione i vecchi sistemi. L’autrice del saggio nella lista dei best seller del New York Times “No drama discipline: the whole-brain way to calm the chaos and nurture your child’s developing mind”, invita infatti i genitori a sfruttare le teorie della neuroplasticità a vantaggio della serenità familiare. “La maggior parte dei comportamenti dei nostri figli che troviamo intollerabili e che richiedono il nostro intervento sono modi con cui i bambini, attraverso l’azione, esprimono quello che sentono”, spiega la psicoterapeuta. Per Bryson, quella del quotidiano americano è la seconda investitura ufficiale. Il suo primo saggio (“The whole brain child”, anche questo scritto in tandem con il neuropsichiatra Daniel Siegel, disponibile in italiano con il titolo: “12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino”, Raffaello Cortina Editore) si era fatto notare per aver introdotto la variabile dell’evoluzionismo in relazione allo sviluppo del bambino.In pratica, funziona così: il sistema limbico fa da connettore fra il tronco encefalico, la parte più antica del cervello responsabile delle funzioni vitali e la corteccia celebrale, sede della razionalità. Ma il sistema limbico, a sua volta, rimane un po’ primitivo e spesso incoraggia risposte e atteggiamenti, senza dare il tempo alla corteccia celebrale di elaborare un’alternativa meno che istintiva. Il risultato sono comportamenti emozionali, ovvero i capricci, che possono facilmente sfuggire di mano. “Quando discipliniamo i nostri figli, il nostro sistema limbico può diventare a sua volta reattivo ed emozionale”, fa notare Bryson. E se la risposta dei genitori è istintiva, ecco che si “installa” un copione che porta alla reiterazione: “Se alziamo la voce per cercare di contenere nostro figlio, magari raggiungiamo lo scopo nell’immediato, ma gli stiamo insegnando che per vincere deve essere più forte, più grande e più aggressivo la volta successiva”.Questo spiega perché il modo in cui approcciamo un capriccio determina se avremo una risposta recettiva o una risposta reattiva che aumenta le possibilità di reiterazione del comportamento. È partendo da queste considerazioni che, nel suo nuovo saggio, Bryson invita a recuperare il significato di disciplina. “Etimologicamente, disciplinare vuol dire insegnare. Se teniamo presente questo obiettivo, il nostro comportamento cambia, perché cambia come interpretiamo il comportamento di nostro figlio e come scegliamo di rispondere”. Capire il momento, dunque, è determinante: “Se i nostri figli sono in una fase reattiva, è possibile che lo siamo anche noi. Quindi, chiediamoci se siamo entrambi pronti per insegnare e apprendere, perché se rispondiamo alla situazione in un modo che amplifica l’essere malregolati dei nostri figli, il risultato sarà controproducente”.Strategie per affrontare la crisiLa tesi di Bryson e Siegel, dunque, aiuta i genitori a vedere i comportamenti dei figli sotto una nuova luce, ma anche a sopravvivere al momento e a impegnarsi per aiutare i bambini a crescere nel lungo termine. In termini pratici, la gestione della crisi si sostanzia in due momenti che l’autrice chiama “connect” e “re-direct”. Il primo prevede di entrare in contatto con il proprio figlio attraverso un mix di atteggiamenti che Bryson raccoglie sotto l’acronimo di “Part” (Presence, Attunement, Resonance, Trust). Ovvero: presenza, sintonizzazione, partecipazione e fiducia.  A questo proposito, la gestualità può essere d’aiuto: un abbraccio, una carezza sono modi per dire “ci sono”. Il secondo step si applica quando la tempesta è passata (e questo vale anche per l’animo del genitore) e, dunque, si potrà affrontare il problema con le parole, in modo costruttivo. Il compito dei genitori, infatti, è di aiutare i figli a dare un senso alle loro emozioni, migliorare la comprensione di sé, ma anche favorire l’empatia con le altre persone. In ogni caso, aggiunge Francesca Broccoli, psicologa e psicoterapeuta (www. francescabroccoli-psicologa. com/), un po’ di comprensione deve andare anche ai genitori che possono essere stanchi, pensierosi, nervosi o esasperati dall’ennesima scenata. “Nella relazione, ci può stare una quota di imperfezione ed ‘errore comunicativo’, ma questo non significa che ci si debbe far trovare impreparati”. A questo proposito, la psicologa propone tre accorgimenti:1) Organizzate. “Avere delle routine strutturate, ma anche un ordine mentale e pratico con cui impostare giornata, orari e attività. Sono regole base che aiutano tutti a stare meglio insieme, a non creare confusione, a sapere cosa aspettarsi”. Il suggerimento, ricorda la psicologa, si applica soprattutto ai bambini più piccoli, perché imparino a muoversi nella realtà con maggiore sicurezza, autonomia e libertà.2) Siate consapevoli. “Sapere cosa aspettarsi dai propri figli in base alla loro fa

Sorgente: Ripensare la disciplina con la neurobiologia – Lifestyle – D – la Repubblica