La guerra mediatica accompagna quella combattuta sul campo. E uno dei fronti più caldi della Jihad globale è in Asia. E in Asia, l’avamposto del “Califfato” si chiama Filippine. Ad accendere i riflettori internazionali è quel “Faremo vendetta”, “saremo a Roma”. Sono le frasi pronunciate da un estremista islamico filippino, in un video intitolato ‘The Islamic State – Inside the Caliphate’ girato a Marawi e diffuso dal sito pro-Isis al-Hayat Media Center. Nel filmato si vedono tra l’altro dei militanti dai tratti asiatici, alcuni con il volto coperto, distruggere statue che rappresentano santi, madonne e crocefissi, così come stracciare poster di Papa Francesco.Minacce da non sottovalutare, ma la Chiesa è nel mirino dei terroristi da sempre quindi con il pericolo occorre conviverci: le minacce a Papa Francesco da parte dei militanti jihadisti delle Filippine vicini all’Isis “non possono non preoccupare”, ma in Vaticano “non ci sono misure” aggiuntive di controlli, “si continua con lo stesso livello di attenzione e di sicurezza che c’è stato di questi tempi”. Lo ha detto il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a margine del Meeting di Cl. “Ho visto ieri quel video che hanno trasmesso in televisione”, ha detto Parolin. “Evidentemente non può non preoccupare, soprattutto per questo odio insensato che c’è. Io credo che in Vaticano non ci sono misure addizionali, per quanto io sappia si continua con lo stesso livello di attenzione e di sicurezza che c’è stato di questi tempi”. La Guardia Svizzera è comunque pronta ad affrontare qualsiasi minaccia anche terroristica, ha sottolineato il capo del contingente che difende il Papa nel corso del raduno delle guardie che si è tenuto in Svizzera, a Soletta. “Forse è solo una questione di tempo prima che un attacco del genere si verifichi a Roma. Ma siamo pronti anche a questo”, ha assicurato il comandante Christoph Graf.”Non ci sono evidenze”, ma l’attività di prevenzione è strettissima. A segnalare il primo messaggio è stato SITE, servizio Usa di monitoraggio delle attività terroristiche. Il sito fondato da Rita Katz pubblica un’immagine postata su Telegram, in cui viene mostrata la scritta “Oh monoteista (in arabo), devi combatterli (in italiano)” e un uomo ripreso di spalle che impugna un coltello. La seconda minaccia è stata invece recapitata in rete da Al Hayat Media Center. Si tratta di un nuovo video propagandistico diretto ai jihadisti filippini affinché conducano la “guerra santa” a Marawi, la città nell’arcipelago del Sudest asiatico dove sono in corso combattimenti con le forze di Manila. Nel filmato vengono anche distrutti simboli sacri cattolici e lanciati minacce a Roma e al Papa. La clip di sette minuti mostra un jihadista identificato come Abul Yaman di Marawi che chiede ai musulmani in Asia di spostarsi a Marawi per “combattere la jihad” e vengono mostrati dei combattimenti. Poi la scena passa in una chiesa cattolica che viene devastata. Militanti tirano giù la croce, distruggono statue della Madonna e strappano poster del Papa. Un militante, a volto coperto, dice: “Ricordatelo bene, miscredenti: arriveremo a Roma, con il permesso di Allah!”.Ci si può credere o meno, però l’Isis, mentre era in corso la strage sulle Rambla, aveva annunciato che il nuovo attacco su Marawi, Filippine, veniva posticipato per lasciare spazio agli eventi di Barcellona. Lo ha fatto con un comunicato ufficiale postato su Nashir news, agenzia di stanza internazionale, di Isis. L’orario di inizio era rinviato alle cinque di mattina del 18 agosto. Puntualmente, la campagna a Marawi e dintorni è iniziata a quell’ora e in quella data. Sono arrivate diverse notizie, via social, e il gruppo nelle Filippine, ramo sudestasiatico di Daesh ha ricevuto molto supporto. Un account locale della sfera Isis ha annunciato che i soldati del Califfato nell’est asiatico hanno attaccato i soldati filippini controllando larghe parti di Marawi. Daesh ha poi rivendicato l’uccisione di 11 soldati filippini a Ala Street a Marawi. Sette membri del MIF (gruppo islamico che di recente ha siglato un accordo con il governo per contrastare Daesh) sono morti negli scontri con Daesh nel villaggio di Nemao, zona di Magiundanao, teatro di scontri da tre settimane. Molti i messaggi sui social a sostegno dei “Leoni del Tawhid” nelle Filippine. Daesh ha postato un resoconto degli attacchi nel sud delle Filippine. Sono state ripostate immagini di Daesh delle Baqiyah dei gruppi islamici filippini.E ancora diverse infografiche di Daesh in supporto ai propri combattenti nelle Filippine. La campagna contro le forze filippine da parte di Daesh è ancora in corso. Si registravano comunque almeno 114 morti tra le forze filippine. Daesh ha postato un’infografica sugli 86 giorni di battaglie a Marawi dal 23 maggio scorso: 335 morti tra le fila dei soldati filippini. ISIS perde dunque terreno in Iraq e Siria e trasferisce la centrale dell’odio nell’Est Asia. Da dove colpirà nel resto del mondo.

Sorgente: La trincea asiatica del Califfato che minaccia Bergoglio: l’Isis ora spaventa le Filippine