La sequenza che andrà in scena nei saloni dell’Eliseo è già scritta, ancor prima di concretizzarsi: questo pomeriggio il presidente francese Emmanuel Macron, la Cancelliera Angela Merkel, il premier spagnolo Mariano Rajoy applaudiranno, in privato e in pubblico, il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni perché – grazie all’iniziativa a tutto campo dell’Italia – negli ultimi due mesi il numero di migranti in arrivo dalla Libia si è drasticamente ridotto. Ad agosto addirittura del 68 per cento. Certo, il padrone di casa, Emmanuel Macron, ha già dimostrato di essere – a parole – un campione di «fraternità». Certo, la misurata Angela Merkel, con gli italiani ogni tanto si infervora, come sanno Mario Monti e Matteo Renzi, le cui riforme a più riprese sono state battezzate dalla Cancelliera come «impressionanti».  Ma al netto degli elogi, il vertice convocato dal presidente Macron sulla questione migranti, nelle attese di Palazzo Chigi, è chiamato a dare messaggi non soltanto strategici – come vogliono francesi e tedeschi – ma anche concreti, in particolare sul finanziamento dei due dossier considerati decisivi dal governo italiano.

Anzitutto, quello europeo da 270 milioni e finalizzato a rafforzare la capacità libica di gestione delle frontiere terrestri e marittime. E in secondo luogo, per l’Italia, è urgente reperire risorse per sostenere economicamente i progetti sostenuti dai sindaci libici, incontrati per tre volte dal ministro dell’Interno Marco Minniti e che riguardano scuole ed ospedali. In parole povere sostituendo il cosiddetto “indotto” del traffico clandestino con una strategia di opere pubbliche. In sostanza, il ragionamento che Gentiloni farà al vertice ruoterà attorno a questo asse: grazie alla complessa strategia italiana, a luglio e agosto si è data una stretta al copioso flusso di migranti in arrivo dalla Libia, ma ora se non si proverà a prosciugare il “mare” a monte con finanziamenti ad hoc, gli arrivi rischiano di riprendere.

Ecco perché, nelle intenzioni italiane, il vertice è chiamato a dare maggiore consistenza, anche nelle dichiarazioni dei leader, a quanto scritto nella bozza del comunicato finale, che per il momento, si esprime così: «I capi di governo sono d’accordo per un’azione comune che tenti di rafforzare la cooperazione con i Paesi d’origine (dei migranti) al fine di contrastare le cause profonde, prevenire le partenze e migliorare la capacità di far rientrare volontariamente i migranti clandestini nei loro paesi d’origine». Vasto programma. In attesa che qualcosa si muova i quattro «si compiacciono» della cooperazione del Niger e del Ciad – in cui leader saranno presenti al vertice, oltre a quello libico Al Sarraj.

 Certo, nella geopolitica europea, è significativo che il formato a quattro – Germania, Francia, Italia e Spagna – si stia consolidando, ma sembra difficile che il vertice di Parigi possa portare passi avanti palpabili. Serve al presidente Macron, in crisi di consensi, ma la Cancelliera Merkel, ad un mese dalle elezioni, non si sbilancerà, come dimostrano le parole del suo ministro dell’Interno Thomas De Maiziere, che sostiene di «non vedere» il pericolo che «si possa ripetere la situazione del 2015», quando l’Italia favorì il «lasciar passare» dei migranti verso nord; il governo tedesco ha detto chiaramente all’Italia che quell’andazzo non si deve ripetere e «l’Italia si comporta di conseguenza». Certo, messaggio elettoralistico, ma a buon intenditore poche parole.

Sorgente: L’Italia cerca la sponda francese sul piano di sviluppo in Libia – La Stampa