Potrebbe ridurre il rischio di infarto e rallentare la progressione del tumore. Un farmaco, chiamato canakinumab e oggetto di uno studio presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia, potrebbe “spegnere” il processo infiammatorio ed essere la chiave di volta che da anni gli scienziati cercano. La ricerca, denominata CANTOS (Canakinumab Anti-inflammatory Thrombosis Outcomes Study) si basa su ben 25 anni di indagini sull’argomento. Il canakinumab, anticorpo monoclonale anti interleuchina 1β, finora è stato largamente impiegato nel trattamento di malattie infiammatorie autoimmuni come l’artrite reumatoide. La ricerca, condotta da Paul Ridker, direttore del Centro per la prevenzione delle malattie cardiovascolari al Brigham and Women’s Hospital di Boston, dimostra però che potrebbe essere utile anche nella riduzione dell’infiammazione.

Ma qual è il collegamento tra infiammazione e infarto? È questa la domanda a cui lo studio ha cercato di dare una risposta. Ridker e il suo team sono partiti dal fatto che circa la metà degli infarti si verifica in persone che non hanno livelli di colesterolo eccessivamente alti, anzi: quasi un quarto dei pazienti che hanno avuto un infarto e che sono in cura con le statine, i farmaci utilizzati per tenere a bada il colesterolo, ne subiscono un secondo nell’arco di cinque anni. Il colesterolo, dunque, non può essere ritenuto il solo responsabile dell’evento cardiovascolare. Ed ecco che entra in gioco l’infiammazione.Da tempo è noto che pazienti con elevati livelli di biomarker dell’infiammazione, come la proteina C-reattiva ad alta sensibilità, siano più esposti al rischio vascolare. Ma inibire direttamente l’infiammazione può portare a risultati positivi? Gli scienziati hanno cercato di provarlo, ricorrendo al canakinumab, anticorpo con effetto anti infiammatorio, in grado di inibire l’interleuchina 1β. Hanno somministrato il farmaco ad oltre diecimila pazienti con infarto pregresso e alti livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità. I pazienti sono stati poi suddivisi in diversi gruppi e seguiti dai ricercatori per quattro anni: alcuni hanno ricevuto il trattamento con canakinumab, altri un placebo.

Alla fine del periodo d’osservazione è emerso che nel gruppo di pazienti che avevano ricevuto la cura anti infiammatoria c’era stata una diminuzione del 15% dell’incidenza del rischio vascolare, inclusi infarti e ictus, e si era ridotto del 30% il ricorso a interventi come bypass e altre pratiche chirurgiche cardiache. Ma non solo: anche il numero di morti per tumore, in particolare di quello ai polmoni, era diminuito.”Per la prima volta siamo stati in grado di dimostrare che una molecola in grado di agire sull’infiammazione, e non sui livelli di colesterolo, può ridurre il rischio di eventi cardiovascolari gravi”, ha affermato Ridker. Sebbene la ricerca in questo campo debba ancora fare il suo corso, lo scienziato è entusiasta perché lo studio inaugura una nuova strada nella cardiologia: “Nella mia vita ho visto tre ere dispiegarsi nella cardiologia – ha aggiunto -. Nella prima, abbiamo riconosciuto l’importanza della dieta, dell’esercizio fisico e del non fumare. Nella seconda, abbiamo riconosciuto il valore di farmaci come le statine, in grado di abbassare il livello di colesterolo nel sangue. Ora stiamo aprendo la porta ad una nuova era, la terza. Ed è davvero eccitante”.

Sorgente: “Questo farmaco potrebbe aprire una nuova strada alla lotta contro infarto, ictus e cancro”