Due leggende di Hollywood insieme a Venezia per ritirare il Leone d’Oro alla carriera. L’attrice: «Purtroppo eravamo entrambi impegnati, adesso ormai è troppo tardi»

 

Dove eravamo rimasti? Robert Redford e Jane Fonda. Alla Mostra del Cinema irrompe l’America che piace, due bandiere liberal, due leggende di Hollywood, portavoci di un cinema lontano dai supereroi tecnologici. Jane, una donna moderna, sorridente e ancora sensuale, l’attivista politica che marciava contro la guerra in Vietnam prima di convertirsi all’aerobica ma tenendo alte le battaglie per i diritti femminili; Robert, il principe biondo un po’ schivo, il militante ecologista. Jane: «Per salvare il pianeta dobbiamo fare molti cambiamenti, soprattutto in Usa». Lui ha la pelle grinzosa, lei no; lui ha lasciato che il tempo facesse il suo corso, lei ha voluto dominare il suo corpo. Ieri hanno ricevuto il Leone d’oro alla carriera. Lui: «Questo premio è la vetta di una montagna che ho scalato». Lei: «Qui mi sento una ragazzina come 50 anni fa».

Quarantasette anni dopo, si sono ritrovati su un set. Our Souls At Night (dal 29 settembre su Netflix) tratta l’amore nella terza età. I due sono vicini di casa, vedovi, non si erano mai troppo filati. Poi una visita inattesa, lei gli propone di dormire insieme: «Non per il sesso, per superare la notte». Gli sguardi si incrociano in pudiche sfumature emotive; poche parole per raccontare la vita dell’altro, che non si conosce anche se abita di fronte; gesti che attraversano la vita di tutti i giorni.
Sui sentimenti, gli uomini sono più trattenuti, è Jane ad aprire la diga dei ricordi: «Come in A piedi nudi nel parco, prendo io l’iniziativa. Lì non riuscivo a non toccarlo. E avevo delle fantasie su di lui». Lo fissa: «Non te l’avevo mai detto? Mi innamorai sul serio, ma eravamo impegnati. Questo film ha coronato il nostro lavoro, cominciato e finito insieme». L’amore cambia invecchiando? «Migliora», risponde Jane, siamo più coraggiosi, la pelle tende a non essere più soda ma conosciamo meglio il nostro corpo. È meraviglioso desiderare una vita sessuale, anche se il sesso non si vede in questo film». «Ci sono sempre gli extra del dvd», si fa sornione Redford. Un ping pong esilarante, è lei a lanciare la pallina. Jane: «L’ho baciato a vent’anni e lo bacio ora, che ne ho quasi 80. Ha sempre baciato benissimo». Robert: «Fin dall’inizio è stato tutto naturale, non abbiamo mai avuto bisogno di parlare troppo». Jane: «Ma digli della prima volta alla Paramount, le segretarie erano pazze di te, si sentiva qualcosa nell’aria e io mi dissi: quest’uomo diventerà una stella».

Al festival Jane andò la prima volta nel 1966, La calda preda di Roger Vadim, suo marito all’epoca. Robert è alla sua seconda volta, dopo averci messo piede soltanto 5 anni fa. Del film è anche produttore, e ha scelto il regista indiano, Ritesh Batra. «Viene dal laboratorio del Sundance». «Quest’uomo», dice Jane Fonda, «ha cambiato il cinema americano. Volevo ripassare del tempo con lui. Questo film ci dice che non è mai troppo tardi. Se sei disposto a prendere dei rischi puoi diventare quello che avresti potuto essere». Robert: «Da giovane non pensi che puoi invecchiare, improvvisamente devi stare attento a come ti muovi». Jane: «Io credo che in punta di morte non pensi ai premi che hai avuto o ai soldi che hai fatto, ma ai tuoi amici e ai figli: ti amano?».

Lo dice perché nel film si ritrova a un bivio importante: restare con l’uomo di cui si è innamorata, o lasciarlo per andare a vivere col figlio, aggressivo, egoista, ma con le sue ragioni dato che la madre non si è mai occupata di lui? Robert: «Quando hai un figlio è complicato adattarsi, pensare a lui, non ti rendi conto subito…». E finisce per parlare del mestiere più difficile del mondo, più difficile che essere un bravo attore: essere genitore.

 

Sorgente: Mostra di Venezia 2017, Jane Fonda: ero innamorata di Redford, a 80 anni bacia ancora benissimo – Corriere.it

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