Il presidente della Fia, ex direttore della rossa, tra i ricordi di Monza, il futuro della Formula 1 e il duello del 2017: “Ferrari, lavoro straordinario. La ruotata di Seb a Lewis a Baku è stata una cazz… È giusto trasformare la Formula 1 in una vera azienda”

Bentornato a Monza monsieur Todt. Questo dovrebbe essere un dei suoi posti del cuore…
“Monza è sinonimo di passione, quando avevo certe responsabilità per la Ferrari questo weekend e quello di Imola avevano un sapore speciale. Anche se a me interessava il risultato finale, non far bene a Monza. I punti conquistati qui sono uguali a quelli presi su ogni altra pista”.
Immagino che il presidente però le mettesse un po’ più di pressione per Monza: chissà quante richieste di vittoria…
“Ma io ero lì apposta a prendere tutta la pressione e lasciare tranquilla la squadra. Il mio ruolo era fare la barriera tra l’emotività e la squadra. Certo i tifosi prima erano anche duri con me e con noi, ma io sopravvivevo a tutto e non trasmettevo nulla alla squadra”.
Il ricordo più bello a Monza è quello del 2000 con la vittoria di Michael che segnò la svolta in campionato?
“Sinceramente non ricordo. Ricordo che avevamo affrontato la seconda parte di quella stagione sapendo di dover vincere più gare possibili per essere campioni. Ricordo meglio Suzuka quando Michael doveva uscire dai box davanti a Hakkinen per vincere il campionato. Ricordo che dopo regalai a ogni meccanico la pagina della “Gazzetta” dove era riportato il colloquio tra i box e Michael…”.
E per il presidente della Fia Monza che cosa significa?
“Ho ottimi rapporti con Sticchi Damiani presidente dell’Aci che è anche nel consiglio mondiale e nel senato Fia. Ogni anno anche qui incontro molti membri della Fia parlando di mobilità”.
Ma un campionato di F.1 dovrebbe sempre correre in Italia, Inghilterra, Germania e Francia?
“È capitato che non si sia gareggiato in qualcuno di questi Paesi. Ma bisognerebbe sempre avere nel calendario questi gran premi”.
L’altro giorno Ross Brawn è venuto a trovarci in Gazzetta e ci ha detto di aver indicato agli organizzatori il podio di Monza come esempio. E’ d’accordo?
“Il fascino del podio di Monza dove ho avuto la fortuna di salire è quello di poter sentire tutta l’energia che ti trasmettono i tifosi. Straordinario. Unico”.
Come giudica i primi passi di Liberty Media, i nuovi proprietari della Formula 1?
“Bene. Sono molto professionali, hanno capito che il ruolo della Fia è prioritario, che la Formula 1 è un triangolo con la Fia che fa le regole, Liberty Media che promuove il campionato e i costruttori. Si lavora in modo costruttivo e razionale. Hanno trasformato la F.1 in una vera azienda”.
Era insomma giusto mandare in pensione Ecclestone?
“Non mi piace dire così, ma cambiando la proprietà era logico che cambiasse anche chi gestiva il business. Non dimenticherò mai che fu Ecclestone nel 1992 a organizzare l’incontro con Montezemolo e a suggerirgli che potevo essere un valore aggiunto per la Ferrari. Non siamo andati sempre d’accordo, ma gli voglio bene”.
Come vede la F.1 del futuro? Avete appena deciso di introdurre l’Halo per proteggere i piloti, scatenando polemiche.
“La Formula 1 è un mondo molto particolare che molto spesso perde il senso dei valori e ogni tanto attribuisce un valore eccessivo a cose che non ne hanno, come l’Halo. Per me si tratta di un’evoluzione logica per la sicurezza come era stato per il casco cinquant’anni fa e poi per le tute che hanno sostituito le magliette a maniche corte e poi ancora per le cinture… Abbiamo deciso di voler proteggere meglio la testa che era una delle debolezze. Non ci sarà una sicurezza al 100%, ma un passo avanti. Non capisco tutte quelle reazioni sproporzionate”.
Il fatto che la Formula E abbia attirato molti costruttori può rappresentare un problema per la Formula 1 oppure non si faranno concorrenza?
“Vuol dire che avevamo avuto la visione giusta. Il mondo sta cambiando. La mobilità va in direzione dei motori elettrici. Non in tutto il mondo naturalmente. L’altro giorno ero in Nigeria e lì di certo non posso parlare di macchine connesse, a guida autonoma, elettriche. Lì il problema può essere anche solo quello di trovare degli occhiali. Lo sa che il 20% della popolazione mondiale ha problemi di vista? Con l’Onu, di cui sono segretario generale per la sicurezza stradale, lavoreremo per dare degli occhiali a chi non può permetterseli”.
Non è tra le prerogative del presidente Fia giudicare la sfida in pista, ma vista la sua esperienza come giudica questo campionato con la sfida Mercedes-Ferrari?
“Molto interessante. L’ultimo GP a Spa ha visto un duello bellissimo. Una macchina sembra avvantaggiata su certi tracciati, l’altra su altri. Va dato atto alla Ferrari di aver fatto un lavoro straordinario. Niente faceva pensare a una competitività così alta quest’anno”.
Un anno fa al Salone dell’auto di Parigi ci disse che la Ferrari doveva avere pazienza…
“Devo fare i complimenti a Marchionne per la sua visione e il suo lavoro. Hanno fatto le scelte giuste”.
Cosa deciderà il campionato?
“L’affidabilità. Hamilton e Vettel sono sempre andati a punti finora. A Baku Hamilton ha perso la gara per colpa del poggiatesta, Vettel ha pareggiato perdendo la gara per la sua cazzata”. Dice proprio così. Rende l’idea.
Sono state sincere le scuse di Vettel convocato a Parigi?
“Doveva farlo. Aveva fatto una grande cazzata. Era importante ammettesse l’errore e dicesse ufficialmente che era colpa sua. E che anche la squadra lo ammettesse”.
Il Todt direttore sportivo metterebbe Hamilton e Vettel nella stessa squadra?
“Non avrei niente in contrario. Dovrebbero smetterla di raccontare che Schumacher era il pilota numero uno. Partiva sempre alla pari con il suo compagno, ma dopo poche gare aveva più punti e diventava il numero uno”.
Ridarebbe l’ordine dell’Austria 2003 quando fermò Barrichello per far vincere Michael?
“Ancora quella storia… Non avrebbe mai dovuto andare in quel modo. Avevamo già deciso tutto prima a tavolino, poi Rubens si è lasciato trascinare dall’emozione…”.
In mancanza di accordo poi si può sempre tirare una monetina come fece a Dakar per decidere la vittoria tra Vatanen e Ickx nel 1989?
“Avreste preferito veder morire uno o addirittura i due piloti, perché si sarebbero scannati in gara? Non credo. Meglio quella monetina, che oggi è un bel portachiavi a casa mia”.
Qualche anno fa mi disse che non credeva in Dio, ma che per Michael aveva incominciato a pregare. Prega ancora per lui?
“Rispetto ogni religione. La mia è la lealtà, la parola data e il lavoro. Mi piacerebbe pensare in qualcosa che va oltre, ma non sono stato educato così”.
Ma prega ancora per Michael?
“Lo vedo. Vado a trovarlo. Anche l’altro giorno ero con lui. E’ diverso”.
E come sta?
Silenzio. La lealtà dell’amico Todt non cambia. Mai una parola, mai un gesto. Lui e Michael restano protetti in una stanza dove gli altri non entrano.

 

Sorgente: Todt: “Hamilton e Vettel sempre a punti. Decide

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