Una pioggia di asteroidi che colpisce violentemente i genitori di una ragazzina intenta soltanto a chiedere una colazione “buona ma leggera”: è l’ultima pubblicità che la Motta ha scelto per i suoi celebri “Buondì” e che non ha tardato a sollevare polemiche. “Bisognava scagliarsi contro l’idea di famiglia mostrata finora”, ha spiegato il suo ideatore.La pubblicità dove coniugare golosità e leggerezza, come il prodotto al centro del messaggio. Così ci è sembrato sensato rompere lo stereotipo della famiglia italiana dell’advertising, dove tutti sono precisi, tutti sono perfetti.Alessandro Orlandi, direttore creativo dell’agenzia Saatchi&Saatchi che ha curato la pubblicità per il prodotto della Motta, spiega così al Corriere della Sera la regione di fondo di questa scelta pubblicitaria.Abbiamo usato un’ironia tipica del web, ci siamo messi in discussione perchè la TV è diventata vecchia, anche per colpa di noi pubblicitari. Bisognava scagliarsi contro l’idea di famiglia mostrata finora.Dalla TV, lo spot è rapidamente approdato sui social: il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un non compie verifiche su testate nucleari ma su Buondì giganti, gli utenti lanciano scommesse su chi sarà la prossima vittima degli asteroidi dopo i genitori della ragazzina…Lo stiamo vedendo ed è bellissimo. Siamo usciti dal contesto televisivo e giriamo sui social. Del resto l’obiettivo non è fare la pubblicità migliore, concetto peraltro opinabile, ma diversa e che finisce su più piattaforme.Il pubblicitario rivendica “la forza” dello spot, subito accolto “con entusiasmo” dall’azienda Motta; e garantisce che a breve ci saranno altre puntate, a cominciare da quella che avrà come protagonista uno sfortunato postino: ormai “tutti vogliono sapere come andrà avanti”, afferma consapevole. Nel frattempo, gli si può già riconoscere un tratto di originalità.Negli spot di prodotti alimentari i soggetti si vedono sempre mentre mangiano. In questo, invece, no: metà della campagna non mostra il dolce, l’altra metà fa vedere un cartello con il dolce.

Sorgente: “Lo spot del Buondì segna un punto di rottura. Nessuno mangia, metà della campagna non mostra il dolce”

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