Le vacanze estive sono finite e il nuovo anno sta per cominciare per più di 6 milioni di studenti italiani. Ma il rientro non sarà uguale per tutti. C’è chi, ad esempio, in aula non troverà né banchi né cattedre e sulle spalle porterà uno zaino leggero. O non ce l’avrà affatto, perché i libri di testo sono stati aboliti. Come le materie e i voti.Succede a Varese, in Lombardia, alla scuola elementare statale IV Novembre, dove da quest’anno 59 bambini delle classi prime saranno i protagonisti di un progetto di innovazione didattica. Il manifesto, firmato da Monica Guerra e Francesca Antonacci, ricercatrici dell’Università Bicocca di Milano, si chiama “Una scuola” e adesso, dopo il vaglio del Miur, diventerà realtà.Non più classi ma gruppi con bambini di età diverse. Niente voti dall’1 al 10 ma valutazioni poetiche per mettere in relazione famiglie e insegnanti. Non una sequenza di attività imposte ma un ambiente ricco di strumenti e materiali con cui costruire ipotesi e cercare risposte. Anche sbagliando, perché l’errore in questo contesto non è un qualcosa di negativo ma un valore aggiunto. Addio anche alle lezioni frontali: qui si impara con l’esplorazione. Sul campo. E le esperienze diventano il motore per stimolare la curiosità e l’interesse dei bambini.

Una scuola aperta, dunque, che si mette in relazione con il territorio, e capace di passare dal dentro al fuori incontrando la comunità. La sfida è quella di ridisegnare il confine delle mura scolastiche perché, dice Monica Guerra, “la vita stessa è apprendimento”. Ecco perché a Varese gran parte dell’attività scolastica si farà all’aria aperta, scoprendo il mondo al di fuori dell’aula o del giardino della scuola. Dalle camminate nei boschi alle visite ad agriturismi e fattorie, fino alle attività in un orto di 300 metri quadri. Ma ci saranno anche escursioni tra laghi e valli, accompagnati dalle guardie ecologiche.E, a cambiare, dentro le aule, sarà anche l’arredamento. Niente cattedre né banchi, ma tappetini per sedersi in cerchio e confrontarsi sulle attività fatte, spazi tematici – da quelli scientifici a quelli artistici – e angoli di lettura. Ma nessun libro scolastico: sono ammessi solo testi di narrativa, di divulgazione storica, scientifica e geografica, racconti in inglese. E in questi spazi i bambini non faranno tutti la stessa attività: si creeranno di volta in volta dei gruppi in base agli interessi dei singoli. A cambiare sarà anche il ruolo dell’insegnante. “Non avremo più il compito di dare direttive o trasmettere nozioni ma accompagneremo i bambini alla scoperta”, spiega la docente Rosaria Violi.

L’aula diventa così una grande lente d’ingrandimento per osservare quello che succede da diversi punti di vista. Uno spazio duttile che cambia nel corso dell’anno scolastico in base alle esigenze degli studenti, non più passivi ma protagonisti del proprio percorso di crescita. “Il cervello nell’età infantile ha bisogno di sviluppare anche altri elementi: come, ad esempio, la percezione sensoriale. Il movimento e il coinvolgimento del corpo sono fondamentali”, dice Violi.A cadere sarà anche la classica divisione in materie. Sarà sostituita da un approccio multidisciplinare e al centro ci saranno le domande dei bambini. “Se la scuola tende spesso a fare domande per avere solo un tipo di risposte, noi pensiamo, invece, che tutte le domande siano giuste e intelligenti”, pensa Guerra. Domande che possano portare ad aprire sempre nuove questioni da affrontare insieme. Perché “la bellezza sta proprio nella ricerca”, commenta la ricercatrice della Bicocca, che con questo progetto lancia anche una nuova idea di scuola del futuro. “Il tempo che abitiamo ha bisogno di persone che non temono il cambiamento, capaci di collaborare, di essere flessibili, di ascoltare i contesti e che sappiano tenere insieme le diversità”. E così quella che vogliono creare è “una scuola di esploratori. Non di bambini dotati di una serie di nozioni che non sanno usare in modo diverso da quello che hanno imparato”.La scommessa è quella di uscire dagli schemi della scuola tradizionale: “C’è bisogno di innovazione e cambiamento. E questo è un progetto che rimette in gioco gli insegnanti sfidandoli a trovare un nuovo approccio”, dice Maria Rosa Rossi, la preside dell’istituto che ha accompagnato la formazione dei docenti fin da febbraio. E a cui i genitori hanno mostrato fin da subito entusiasmo. “Nei mesi estivi hanno dipinto gli armadietti e hanno fatto una cassa comune per acquistare mobiletti, panche, rastrelliere e gli stivaletti di gomma che serviranno ai bambini per andare nei campi”, spiega la dirigente. “Sono fiduciosa”, dice, senza nascondere un velo di tristezza perché le hanno appena comunicato il trasferimento in un’altra scuola di Varese. “Ma sono orgogliosa di aver visto nascere questo progetto”.

Sorgente: Basta con i voti, le materie classiche e le lezioni frontali. 59 bambini a Varese proveranno una (nuova) scuola