Il discorso del modulo, se Ventura non penserà alla possibilità di un passo indietro, rischia di diventare un’annosa questione. Le luci sono rappresentate dall’ingresso di Zappacosta e dalla capacità di non mollare di Immobile; le ombre, dagli impacci contro un avversario mediocre e dal clima generale di sfiducia che gravita attorno alla Nazionale.

1) Il 4-2-4 farà sempre discuterePoco da fare: finché Giampiero Ventura si ostinerà a mantenere il sistema attuale di gioco, che sia un 4-4-2 o un 4-2-4 mascherato, le critiche sono destinate a moltiplicarsi. Perché si tratta di un modulo che non si adatta alle caratteristiche dei giocatori a disposizione, ma li comprime, li schiaccia, li snatura. Contro l’Albania, a marzo, Verratti e De Rossi hanno dato l’illusione di poter felicemente coesistere, ma i nodi sono venuti presto al pettine. Così come a patire il 4-2-4 è Insigne, che peraltro contro Israele ha fatto più l’attaccante che il centrocampista a differenza di quanto visto al Bernabeu. Il 4-3-3 chiede strada: il ct farà un passo indietro prima dei playoff?

2) L’Italia soffre contro chiunque”Non esistono partite facili” è una delle massime che gli allenatori si divertono a elargire in ogni momento, ma le partite facili esistono eccome. Però non per l’Italia, storicamente capace di complicarsi la vita quando la posta in palio è meno alta. Contro qualunque avversario. Un discorso valido per ogni decennio, per ogni epoca, per ogni versione azzurra e a maggior ragione per la mediocre nazionale degli ultimi anni. All’andata Buffon e compagni si sono imposti in trasferta rischiando di sprecare un doppio vantaggio, in Macedonia hanno rischiato grossissimo imponendosi in rimonta e nel finale, mentre stasera è bastato un golletto per stendere Israele. Vittorie risicate, sofferte, ottenute sudando sangue contro rivali non irresistibili.

3) Zappacosta può conquistare il ChelseaUna delle poche liete della mesta serata reggiana. Non avrà un cognome accattivante, non avrà appeal, non avrà un curriculum di prim’ordine, ma Davide Zappacosta ha quello che serve per emergere e per mantenersi ad alti livelli: voglia, grinta, determinazione. Che ingresso in campo da parte dell’ormai ex giocatore del Torino: grazie a lui la fascia destra, scarsamente sfruttata da Conti nel primo tempo, si è incendiata. Con il suo fiato e la sua umile capacità di mettersi a disposizione anche a partita in corso, il neo giocatore del Chelsea ha tutte le carte in regola per conquistare anche Antonio Conte.

4) Questa nazionale genera sfiduciaSenza voler abbandonarci al disfattismo, ma alzi la mano chi, oggi, crede che l’Italia abbia una benché minima possibilità di arrivare in fondo ai prossimi Mondiali. Sicuramente non i circa 16000 accorsi al Mapei Stadium per assistere a una partita brutta e più sofferta del necessario. I fischi piovuti dalle tribune già dopo un quarto d’ora, e aumentati d’intensità al momento del rientro negli spogliatoi delle due squadre, sottolineano impietosamente la sfiducia di un’intera nazione calcistica nei confronti di Ventura e dei suoi ragazzi. Che la medesima situazione si fosse verificata anche durante il biennio di Antonio Conte, poi concluso con una semifinale europea sfiorata, è uno dei pochi motivi di consolazione.

5) Immobile è l’uomo della provvidenzaIronico: se Ventura decidesse di abbandonare l’attuale sistema di gioco per adottare il 4-3-3, soluzione che molti chiedono a gran voce, il sacrificato là davanti sarebbe proprio lui. Ma Ciro Immobile è il vero uomo della provvidenza: fu lui a togliere le castagne dal fuoco in Macedonia con una doppietta salvifica ed è sempre lui a firmare un successo preziosissimo, nonostante lo scarso spettacolo offerto dall’Italia. Se l’attaccante della Lazio ha una capacità, è quella di non abbattersi alle prime difficoltà. Come accaduto a Reggio: primo tempo opaco, secondo di tutt’altra pasta. Decisivo.

Sorgente: Le 5 verità che ci ha lasciato Italia-Israele – Qualificazioni Mondiali Europa 2018 – Calcio – Eurosport

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