Su un tema delicato come quello dell’integrazione si discute tanto della scrittura di leggi chiare, di trasparenza, di comunicazione. Si parla molto, spesso a sproposito, ma poi cambia poco o nulla. Il caso più eclatante riguarda ius soli e ius culturae: due concetti complessi, di difficile sintesi, ma espressi addirittura in una lingua morta e sconosciuta ai più come il latino!E così i cittadini che non hanno avuto il tempo di approfondire, o che semplicemente non hanno voluto comprendere la questione in tutta la sua complessità, hanno tradotto: ius soli = cittadinanza indiscriminata a tutti quelli che arrivano in Italia. Niente di più falso, ovviamente.Un aiuto a spiegare la questione in maniera semplice e senza studi approfonditi arriva dalla 74^ Mostra del Cinema di Venezia, che all’interno del Premio Migrarti, promosso dal ministro Franceschini, ha ospitato la proiezione in anteprima di “Amore senza motivo”, un corto cinematografico in gara e presentato ieri.Il film racconta davvero che cos’è lo ius culturae, ovvero il cuore della legge sullo ius soli temperato di cui sta discutendo il parlamento. Attraverso il cinema viene raccontata la bellezza e la simpatia dell’integrazione. È possibile abbracciare davvero e senza conflitti la lingua e la cultura italiana? Sì, e per il protagonista del film sembra bastino anche molto meno dei cinque anni come previsto dalla legge in approvazione. Sì, se oltre allo Stato c’è una società migliore, più bella: che integra.Il film è un vero e proprio diario di formazione e il protagonista, Majid, è un quindicenne siriano, scampato alla bombe e a un interminabile viaggio in mare con il gommone. Arrivato in Italia da Lesbo grazie a Papa Francesco, che, come è noto, nel aprile del 2016 portò con sé in aereo dall’isola alcuni rifugiati, viene accolto dalla Comunità di Sant’Egidio, si appassiona al rap, a Francesco Totti, a Trastevere e alla pizza margherita.Il titolo del film è legato alla canzone in rap/melodico che Majid scrive proprio insieme ai suoi amici trasteverini, italiani, nuovi italiani, rifugiati come lui. La scrittura è un mezzo per conoscere Roma, i rapper romani e veicolare il suo messaggio, così come lui stesso racconta in una scena del documentario: “Il vero amore è senza motivo – inteso senza contraccambio – non ti chiede niente e ti da tutto, come è successo a me che sono stato salvato e non avevo proprio niente da poter dare”.Un prodotto che appena presentato ha raccolto commenti positivi da tanti, oltre all’attenzione dei media del mondo cattolico come Radio Vaticana e Avvenire. Meriterebbe di essere visto. Ma ci riuscirà anche chi non è potuto andare a Venezia? Chissà se la Rai servizio pubblico, pagata con il canone degli italiani, troverà uno spazio, tra produzioni discutibili come “Giovani e ricchi” e la cronaca nera. C’è di che dubitarne, nonostante nel film ci sia spazio per le immagini del Santo Padre a Lesbo e per l’addio di Totti ai campi di calcio.Forse lo troveremo sulla sempre più dinamica Sat 2000 di Paolo Ruffini o su Sky, che in altre occasioni hanno mostrato di avere più coraggio della Rai. Eppure sarebbe un valido contributo alla chiarezza, contro l’incapacità di comunicare della burocrazia politica.

Sorgente: A Venezia la storia di Majid, un film per capire lo ius soli

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