“Il punto dirimente per noi è lo stop all’innalzamento automatico dell’età pensionabile in base all’aspettativa di vita. Se manca quello, non potremo dirci soddisfatti”. Così Susanna Camusso apre la guerra d’autunno sulle pensioni. Proprio il punto su cui il governo non intende recedere, il tema che aveva portato addirittura la Ragioneria dello Stato a intervenire, lanciando l’allarme sulla tenuta del sistema, ecco proprio quello è l’obiettivo finale dei sindacati. Che (per ora) sono uniti nella battaglia: stop all’innalzamento dell’età pensionabile dagli attuali 66 anni e 7 mesi ai 67. Le donne e i lavoratori hanno già pagato troppo la stretta previdenziale attuata per evitare la crisi finanziaria. Ora che le cose vanno meglio, devono avere qualcosa indietro. “Se non avremo risposte, non staremo a guardare”, rispondono all’unisono Camusso, Anna Maria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil), all’uscita del confronto con il ministro Giuliano Poletti. Il quale continua “a non darci risposte sulle risorse” (sempre Casmusso).Per ora Poletti prende tempo, rinviando qualsiasi decisione alle future rilevazioni Istat sull’aspettativa di vita. Ma per quanto ancora potranno durare gli equilibrismi del ministro del Lavoro, mandato a trattare senza cifre, senza numeri, senza riferimenti certi? I sindacati hanno ottenuto di avere un altro incontro a ridosso della presentazione della legge di Stabilità. Il prossimo tavolo sulla previdenza sarà il 13 settembre, poi quello decisivo, prima di metà ottobre, termine per la presentazione della legge di bilancio. Ecco, in questo lasso di tempo si prepareranno le barricate. La Cgil è decisa ad andare fino in fondo, anche contro il “muro” che il ministro Pier Carlo Padoan ha alzato, segnalando la sua preferenza per il tema dell’occupazione giovanile rispetto a quello del pensionamento degli over 66. Ma Cgil, Cisl e Uil rigettano la dicotomia giovani-vecchi: servono misure per tutti e due.Come detto, il governo gioca ancora a carte coperte. Solo dopo l’aggiornamento al Def si capirà quali margini di manovra si aprono con la ripresa in atto del Pil. Dal tavolo di oggi è uscita una proposta di allargamento dell’Ape social per le donne con figli. “Abbiamo valutato che il numero di donne che ha fatto richiesta di Ape social è oggettivamente basso – ha detto Poletti – Per questo abbiamo proposto di concedere alle lavoratrici la possibilità di uno sconto contributivo di 6 mesi per figlio, fino a un massimo di 24 mesi”. In altre parole, per accedere all’Anticipo pensionistico a costo zero, basterebbero anche 28 anni di contribuzione (oggi i contributi richiesti sono 30 anni o 36 a seconda delle tipologie di lavoratori). Questo meccanismo allargherebbe la platea di adesioni femminili di ulteriori 4mila unità, rispetto alle 11mila già pervenute, portando la quota di donne al 40% del totale, rispetto al 30% attuale.Bene, ma non basta. Questa la risposta dei sindacati allo “sconto” per le donne. “È un passo avanti, ma non affronta il lavoro di cura che tutte le donne devono affrontare – dichiara Furlan (Cisl) – C’è il meccanismo della Dini che prevede uno sconto dai 4 mesi a un anno per le donne con figli per chi andrà con il contributivo, noi proponiamo di allargare quel meccanismo a tutti”.Richieste molte, risposte ancora poche. Il ministero ha concesso l’avvio di una commissione (richiesta da tempo immemorabile) che valuti la distinzione tra spesa pensionistica e spesa di assistenza, a cui parteciperanno Istat, Inps, Eurostat, lo stesso ministero e le rappresentanze sindacali. Un’altra commissione dovrà affrontare il tema dell’inflazione e del relativo adeguamento delle pensioni, tenendo in considerazione un paniere di spesa delle famiglie più anziane. Sembra confermata la disponibilità sulla rivalutazione delle pensioni in essere, come da accordi già presi l’anno scorso.

Sorgente: Susanna Camusso va alla guerra: stop all’innalzamento dell’età pensionabile. Il governo fa muro ma concede uno “sconto” alle donne con figli

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