Dalla depressione all’autismo sino all’Alzheimer: sono le patologie che si spera di curare con un approccio totalmente innovativo. Tablet, smartphone e pc fanno la loro comparsa nell’armamentario a disposizione di migliaia di persone con malattie mentali. I videogiochi entrano nelle “ricette”: sono familiari, divertenti, coinvolgenti. A tutti piace giocare, sembrano poco impegnativi ma dietro le immagini colorate team di neuroscienziati hanno lavorato a giochi per tutte le età.Pear Therapeutics e Akili Labs sono due startup che stanno attendendo l’autorizzazione dagli enti regolatori americani per commercializzare i nuovi giochi come terapie mediche, anche se i clinici hanno ancora diversi dubbi sull’efficacia di gaming e realtà virtuale: citano una meta-analisi del 2013 che ha preso in considerazione 46 studi. I risultati sono però stati nella maggior parte dei casi “trascurabili” per le funzioni “esecutive”. Eppure alcuni strumenti vengono già utilizzati in pre-adolescenti con disturbi dell’attenzione e allenamenti per le abilità cognitive come Lumosity, che non è considerato una terapia e viene utilizzato anche in Italia. I sostenitori del fatto che la “medicina elettronica” sia efficace partono dal presupposto che il cervello sia plastico e possa modificarsi in risposta agli stimoli che vengono dall’ambiente: pazienti irrequieti e ansiosi possono trarre il beneficio da giochi che migliorano il rilassamento, soggetti con problemi di concentrazione e attenzione hanno a disposizione app per aiutarli, altri migliorano il multitasking.E anche se non hanno un’applicazione medica, il gaming è un settore in espansione che conta molti appassionati, soprattutto sta attraendo investimenti da multinazionali del farmaco. Due investitori hanno versato 1 milione di dollari all’Amblyotech di Atlanta, che tratta l’occhio pigro con un gioco di caccia al tesoro appositamente studiato, mentre l’Università della California ha ricevuto 800mila dollari per studiare se il gioco di Akili messo a punto per alleviare i sintomi della depressione sia realmente efficace.Potreste pensare che siano cifre rilevanti, ma in realtà rappresentano una goccia nel mare rispetto alle cifre dedicate al comparto dei farmaci tradizionali. L’interesse però esiste anche per dare una alternativa a pazienti che non rispondono alle terapie o a coloro che non possono e non vogliono prendere farmaci come soggetti allergici o genitori contrari all’approccio farmacologico. Ma realtà virtuale e gaming sono già diffusamente utilizzati in ambito comportamentale, per aumentare il coinvolgimento e la motivazione in chi deve modificare il proprio stile di vita. Ci sono app per fare fitness, altre per gestire la sana alimentazione, sono assistenti digitali o piattaforme in cui ci si assume un impegno pubblico (fumare meno di 5 sigarette al giorno entro 3 settimane) e la comunità scommette su di te con un guadagno economico per chi raggiunge l’obiettivo. La rete aiuta a sostenere il contratto e sostiene nel percorso.

Sorgente: Un videogioco ci guarirà. Le ultime frontiere della medicina elettronica

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