Un metodo di comunicazione tecnologico criptato. Che permette agli ‘ndranghetisti di gestire il narcotraffico in continuo contatto con i cartelli sudamericani. Chi è coinvolto nel commercio degli stupefacenti riceve un cellulare “protetto”  da settemila euro. Perché un solo carico di cocaina può garantire milioni ai clan

L’enigma al tempo dei narcos è un foglio con codici alfanumerici. Come i nazisti ai tempi del Terzo Reich, i capi della ’ndrangheta hanno creato un modello di comunicazione ultra sicuro. Lettere e numeri mischiati formano combinazioni ordinate, a prova di spia. I narcos però, a differenza delle camice brune, non hanno avuto bisogno di un marchingegno meccanico né di ingegneri esperti per dare forma al loro progetto. Lo hanno elaborato a tavolino: si sono ingegnati durante uno dei soliti summit convocati per stabilire strategie e affari. Serviva uno strumento per bucare lo scudo di cimici e intercettazioni degli investigatori. Insomma, un “Codice narcos”. Alfabeto e dizionario insieme.L’unica chiave per decifrare i messaggi criptati inviati via chat, attraverso telefonini Blackberry modificati per funzionare senza sim card. Per esempio, se volessimo dire al nostro socio d’affari, in Colombia o in Messico oppure a New York o a Rotterdam, che la nave è in arrivo con una tonnellata di “merce”, avremmo a disposizione almeno quattro combinazioni. La versione più elementare inizia con D7, la nave; prosegue con D5, le borse cariche di coca; e termina con BB- A13-A18-A19-A19-A26-A21-A21-A30-A13-A30, una tonnellata. Tuttavia, “nave” potremmo anche scriverla così: A19-A30-A11-A26. C’è però una regola a cui tutti gli utenti del Codice devono attenersi. Il precetto prevede di aggiungere alla fine della frase cifrata altre due combinazioni fasulle, per sviare eventuali spioni estranei alla faccenda.Come nella pellicola premio Oscar “The Imitation game”, anche in questa storia che si dipana tra la Calabria e il mondo sono serviti degli specialisti per risolvere il rebus. Se nel film la ricerca della soluzione dell’Enigma nazista era stata affidata al matematico Alan Turing e ai geni britannici della scuola di crittografia di Bletchey Park, il merito della scoperta dell’alfabeto dei narcos è da attribuire alla squadra di investigatori del gruppo antidroga della Finanza di Reggio Calabria. Due anni di lavoro, giorni e notti tra intercettazioni, pedinamenti, lunghi silenzi e un pizzico di fortuna, per rintracciare la chiave del business più lucroso per la ’ndrangheta e per i suoi partner.Il codice segreto dei narcotrafficantiNavigazione per la galleria fotografica1 di 2Immagine PrecedenteImmagine SuccessivaSlideshowIn questa storia di sigle, codici, enigmi, quattrini, padrini e detective, è tuttavia necessario fare un passo indietro. E trasferirci in Brasile. Ritornare a una calda giornata di metà ottobre scorso su una delle banchine del porto di Rio de Janeiro. Qui a un certo Toti avevano dato solo poche informazioni sulla “roba” da trattare e un Blackberry per comunicazioni sicure. Toti non aveva fiatato: il tizio con cui trattava non gli piaceva affatto. Voleva portare a termine la missione e poi, con i 350 mila dollari guadagnati, tornare sul suo atollo di Tarawa, a Kiribati, microscopico arcipelago dell’Oceania a Nord Ovest dell’Australia. Toti è un marinaio esperto. Si imbarcava per mesi, poi tornava alla base e da qui ripartiva alla volta di un’altra traversata. Una vita dura, l’unica per lui possibile. Così non è stato difficile per il broker dei narcos ingaggiarlo.Il compito assegnatogli era semplice: a poche miglia dalle coste del porto di Gioia Tauro avrebbe dovuto gettare in mare i 400 chili di cocaina purissima caricati sul mercantile Hamburg “Rio de Janeiro”. Sul Blackberry in dotazione, all’ora X e nella zona rossa di scarico, avrebbe ricevuto un segnale. Solo a quel punto poteva scaricare con le funi la merce caricata in 17 sacche impermeabili, legate a sei taniche galleggianti. La comunicazione sarebbe avvenuta in maniera sicura. Impossibile intercettarli.Alle 7.40 del 19 ottobre Toti si ritrova così sulla poppa della Hamburg. All’orizzonte Gioia Tauro, a sinistra la Sicilia. Il telefono, però, non emette alcun segnale. Tuttavia il marinaio ha notato un’imbarcazione che da qualche miglio segue il mercantile. Sono loro i miei uomini, pensa. Perciò, senza aspettare oltre, mette fine all’estenuante attesa. Lascia andare la corda, che corre lungo lo scafo rapidamente: l’impatto con l’acqua delle sacche è impercettibile, confuso tra la schiuma delle onde. Missione compiuta, dice, e tira un sospiro di sollievo.Ma quando la Hamburg fa scalo nel porto calabrese, famoso per essere un hub mondiale della cocaina, gli agenti del Goa della Guardia di Finanza sono lì ad aspettarlo. Avevano intercettato il carico, e probabilmente i destinatari finali avevano sentito puzza di bruciato e preferito perdere quel mezzo quintale di polvere bianca

Sorgente: ‘Codice Narcos’: così la ‘ndrangheta gestisce il traffico di droga con il Sud America – l’Espresso

Leave a Reply

Your email address will not be published.