Le bombe su Masyaf sono un messaggio all’Iran: la Siria non è “cosa vostra” e Israele non permetterà di fare del suo vicino arabo un protettorato di Teheran. L’attacco di jet israeliani contro un’infrastruttura militare siriana, indicata come centro per la produzione di armi chimiche, non è affatto una operazione di routine. Per due ragioni. A spiegarne la prima è un ex capo dell’intelligence militare israeliana, Amos Yadlin, che in un Twitter scrive che “la struttura a Masyaf produce anche armi chimiche e barili esplosivi che hanno ucciso migliaia di civili siriani”. La seconda ragione è il momento scelto: quando è ancora in vigore un cessate il fuoco tra il regime di Bashar al-Assad e i ribelli siriani, stipulato nel mese di luglio. “In Siria, dove si ritira l’Isis, entra l’Iran. E questo mina la nostra sicurezza e destabilizza il Medio Oriente”. Così Benjamin Netanyahu, primo ministro d’Israele. Il Grande Nemico si chiama Iran.Yuval Steinitz, ministro dell’Energia e delle Risorse idriche, tra i più vicini al premier Benjamin Netanyahu, è ancora più esplicito. “Da tempo e in ogni consesso internazionale denunciamo la pericolosità del regime iraniano e la sua determinazione ad assumere una posizione di comando in Medio Oriente. Non si tratta solo del dossier nucleare. Non c’è Paese del Medio Oriente in cui Teheran non ha allungato i suoi tentacoli, direttamente, come in Siria, Iraq e Yemen, o indirettamente, come in Libano attraverso Hezbollah o a Gaza con Hamas”.Steinitz, ex presidente della Commissione Difesa ed Esteri della Knesset, la più importante del parlamento israeliano, mette sotto accusa la comunità internazionale: “L’accordo sul nucleare è stato una sciagura non solo perché l’Iran continua a lavorare per dotarsi dell’arma atomica, ma perché quell’accordo, fortemente voluto dall’ex presidente Usa Barack Obama, ha ‘sdoganato’ l’Iran, illudendosi che potesse divenire un soggetto di stabilizzazione in Medio Oriente. Ma la realtà va nella direzione contraria: l’Iran vuole realizzare il suo impero nell’area, divenire la potenza egemone e questo Israele non può permetterlo”. Le dichiarazioni arrivano anche dopo il vertice fra il premier israeliano e il presidente russo Vladimir Putin, incentrato sui futuri assetti della Siria. Con il capo del Cremlino, Netanyahu non ha usato mezzi termini: “L’Iran fa degli sforzi enormi per rafforzare la propria presenza in Siria e ciò rappresenta una minaccia per Israele, per il Medio Oriente, e credo per il mondo intero”.Secondo Netanyahu, l’Iran “si trova già a un livello avanzato per quanto riguarda il controllo e l’influenza in Iraq e in Yemen, e di fatto per molti versi controlla realmente il Libano”. “Signor presidente, noi tutti – ha affermato il premier israeliano rivolgendosi a Putin – con sforzi congiunti stiamo sconfiggendo l’Isis. E questo è molto importante. Però c’è una cosa negativa, cioè che ovunque l’Isis, battuto, sparisce arriva l’Iran”. Direttamente, con i suoi Pasdaran, attraverso la sua lunga mano libanese, Hezbollah, e le migliaia di miliziani sciiti stranieri addestrati dagli iraniani (soltanto gli afghani della brigata Fatemiyoun spediti sul fronte di Aleppo sono diciottomila). L’Iran, ha detto ancora il premier israeliano, sta tentando di “libanizzare” la Siria prendendone il controllo attraverso le milizie sciite così come ha fatto in Libano con gli Hezbollah. “Questo è diretto contro di noi – ha aggiunto secondo il suo ufficio – e non resteremo indifferenti”. “Agiremo – ha proseguito – quando occorrerà in accordo con le nostre linee rosse. E quando lo abbiamo fatto in passato non abbiamo chiesto permesso ma fornito un aggiornamento sulla nostra politica. La comunità internazionale – ha concluso – sa che quando diciamo qualcosa la facciamo anche”.Su questa lunghezza d’onda, Israele entra in sintonia con l’Arabia Saudita. L’asse Gerusalemme-Riad si rafforza in funzione anti-iraniana. “I tre punti principali dell’accordo – rimarca Zvi Barel, analista militare di Haaretz – si fondano sulla concessione di permessi alle imprese israeliane di aprire succursali negli Stati del Golfo, agli aerei israeliani di volare nello spazio aereo degli E.A.U. e sull’installazione di linee telefoniche dirette tra i due Paesi. Non è ancora la totale normalizzazione che era stata promessa con l’iniziativa araba di pace del 2002 o nella sua ratifica dettagliata al summit arabo di aprile in Giordania. Ma se arrivasse una dichiarazione ufficiale da parte di Riyadh su questa iniziativa, meriterebbe il titolo di “storica”, perché per la prima volta per una completa normalizzazione non verrebbero più richiesti il totale ritiro da tutti i territori occupati e la fine del conflitto. Al contrario, questa proposta è un percorso, consistente in varie fasi, in cui la prima si accontenta della promessa di Israele di congelare la costruzione [di colonie] nei territori.La situazione sul campo parla chiaro: le truppe di Assad, dopo aver sradicato l’Isis dal nord e dal centro del

Sorgente: L’ossessione di Israele per l’Iran sta diventando sempre più preoccupante