Per la terza volta consecutiva a Eurobasket azzurri al secondo turno a eliminazione diretta. Non ci sarà la Lituania, ma una Serbia da affrontare con lo spirito giusto.Il risveglio dopo la vittoria degli azzurri sulla Finlandia è sorridente, orgoglioso per aver centrato l’obiettivo (più che) minimo di questa spedizione continentale, il passaggio alla seconda fase. I quarti di finale di Eurobasket sono ormai una certezza da tre edizioni – in entrambe le precedenti siamo stati poi eliminati dalla Lituania – e quest’anno il roster azzurro non è certamente superiore a quello presente a Lille due anni fa. L’appetito però, come si dice, vien mangiando e dopo l’approdo tutto sommato semplice ai quarti (grazie all’incastro favorevole contro la non eccelsa Finlandia) ci siamo fatti la bocca buona e non vorremmo accontentarci. Non perché siamo certi che le possibilità siano alte, ma perché è bello sognare un ulteriore passo avanti; quello che il gruppo azzurro cerca dal 2013 senza mai essere andato oltre questo ostacolo.

La giocheremo con le nostre armi:  in Slovenia e in Francia fu, come detto, la Lituania, questa volta sarà la Serbia: superiore si, ma non imbattibile. Non per questa Italia che ha dimostrato di potersela giocare con tutti, nel bene e nel male. Dipendente come poche dalle proprie percentuali realizzative e dalla voglia di difendere dei suoi interpreti, la squadra ha tratto dal suo allenatore ciò che poteva e doveva: lui è stato bravo a insistere sui punti di forza (tiro da tre e difesa), lavorando sui difetti (tanti) di un gruppo che oggettivamente ha molto meno talento rispetto a quello di Lille ma che, proprio per questo, si è stretto attorno a Belinelli e Datome con spirito collaborativo e umiltà.

La Serbia non sarà la Finlandia: la fortuna ce la siamo giocata agli ottavi, ora arriva la partita della verità, quella da dentro o fuori contro un avversario superiore e che in questo Eurobasket, seppur non brillando perdendo contro Russia e rischiando con la Turchia, ha chiuso il proprio girone al primo posto meritandosi un ottavo facile contro l’Ungheria. Bogdanovic, Marjanovic, l’ex milanese Macvan e Lucic sono gli elementi di spicco della squadra di Sasha Djordjevic, che per carattere e tradizione, anche senza essere al completo (mancano Teodosic, Jokic, Bjelica, Kalinic, Raduljica e Markovic) punta sempre ad arrivare in fondo. Gli azzurri non si potranno permettere – o dovranno limitarli al massimo – i cali di tensione avuti con Georgia e Finlandia, perché il rischio di andare sotto in modo irreparabile è altissimo. Dovranno difendere come contro la Finlandia ma non attaccare come nel secondo tempo. Bene il tiro da tre, perché nostra caratteristica principale, ma senza farne un un dogma senza alternative. Vero è che con Marjanovic in campo sarà molto difficile entrare in area, non ne abbiamo le possibilità se non un po’ con Cusin e Melli, ma bisognerà provare a muovere molto la palla per cercare si dei tiri da tre punti, ma che siano in ritmo e non invenzioni (seppur frutto del talento di Belinelli e Datome), da 9 metri allo scadere dell’azione. Il destino passa per le mani, la concentrazione e la capacità di non mettersi pressione da soli, anche perché questa sarà tutta sulla Serbia. Se si vuole rendere memorabile la spedizione turca spedizione bisogna giocare alla morte e, se dovesse accadere quel che in pochissimi si aspettano, si potrebbe parlare di impresa.

Sorgente: Italia: i quarti di finale sono habitat naturale, ma possiamo fare di più? – Europei 2017 – Basket – Eurosport