“È tempo di patrioti” è il titolo dell’edizione di quest’anno di Atreju, la festa annuale più importante del centrodestra. E chi, tra gli esponenti del Governo Gentiloni, poteva meglio rappresentare l’idea di Patria se non il ministro dell’Interno Marco Minniti? Il programma della manifestazione non è stato ancora diffuso ma la padrona di casa Giorgia Meloni ha anticipato i nomi di alcuni ospiti. Oltre ai volti principali della coalizione in fieri di destra come Matteo Salvini e Giovanni Toti, ci sarà sicuramente il titolare del Viminale. Non sorprende: il ministro dell’Interno si presenta con un curriculum di tutto rispetto alla kermesse lanciata per la prima volta dai giovani di Alleanza Nazionale nel 1998.Prima di tutto, con il decreto legge Orlando-Minniti sul decoro e la sicurezza nelle città, tanto contestato dai movimenti di sinistra perché, attraverso il Daspo urbano, metterebbe nel mirino non tanto la piccola criminalità quanto alcuni comportamenti derivanti dal disagio sociale e condizioni di vita precarie.Ma soprattutto “l’uomo del fare” Minniti può vantare lo stop degli sbarchi di migranti sul suolo italiano. I dati del Viminale relativi ai primi giorni di settembre hanno registrato una flessione del 17,7% degli sbarchi dall’inizio dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2016. Gli sbarchi registrati ad agosto sono stati 3.914 (il dato mensile più basso dell’anno) rispetto allo stesso mese del 2016, con un calo dell’81,6%. Mentre a luglio la flessione era stata del 51,3%. Insomma, risultati tangibili ottenuti grazie agli accordi presi dal ministro dell’Interno (che a tratti, dicono le malelingue, fa anche le veci del ministro degli Esteri Alfano) con le autorità libiche per arginare il flusso di migranti dalle coste nordafricane verso quelle italiane. Quel fenomeno che, ha ribadito più volte lui stesso, ha fatto temere per “la tenuta democratica del Paese”.Non a caso partiti di destra come Lega e Fratelli d’Italia che hanno fatto della lotta all’immigrazione il tema cardine della loro propaganda politica, hanno accolto con silenziosa freddezza (e non con le solite polemiche urlate) il piano concordato dal Viminale con i sindaci libici per bloccare la rotta del Mediterraneo. Qualcuno lo ha ribattezzato il “ministro Legge e Ordine”. E anche se Minniti “per me è molto fumo e poco arrosto”, ha detto qualche giorno fa la stessa Meloni, “devo riconoscere che sono un po’ rinsaviti, questi del governo, probabilmente nell’imminenza della campagna elettorale”. Parole dolci rivolte a un avversario politico da leggere tutto sommato come una promozione, forse non a pieni voti, dell’operato del ministro più in voga del Governo Gentiloni.D’altronde è il refrain che accompagna Minniti da quando è arrivato al Viminale, ribadito anche dal Guardian qualche giorno fa: quello di essere un ministro di sinistra che piace alla destra. Ha tradotto in fatti quello che il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi aveva detto sotto forma di slogan, per altro rubato alla Lega Nord di Matteo Salvini: “Aiutiamo i migranti a casa loro”. Sordo in un primo momento alle critiche, come quella di Medici Senza Frontiere, di chi chiedeva quali fossero le condizioni dei migranti che arrivano in Libia e che lì si fermano, alla Festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana, incalzato, ha detto che “i diritti umani saranno garantiti, mi gioco la mia persona su questo”, grazie alla collaborazione di Onu e dell’Oim.Come verranno inaspriti i controlli sulle condizioni nel centri di detenzione in Libia ancora non è chiaro. Ma certamente Minniti ha registrato un gradimento trasversale che la sua partecipazione ad Atreju non fa altro che confermare.

Sorgente: Marco Minniti ospite di Giorgia Meloni alla festa dei “patrioti” di Atreju

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