Anche il giglio magico entra nella commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Il primo nome della lista dei membri Pd, presentata dopo lunghe ore di tentennamenti dal capogruppo alla Camera Ettore Rosato, è quello di Francesco Bonifazi. Tesoriere del partito, nonché fedelissimo del segretario. Sarà il plenipotenziario di una guerra campale, contro l’opposizione di 5Stelle e centrodestra, ma anche contro i “nemici” a sinistra. In Transatlantico mormorano che spetterà a lui fare da scudo alla famiglia Boschi nell’affaire Etruria. Ma per Renzi in ballo c’è molto di più. La battaglia sulle banche è di quelle da mettere in gioco tutta la sua carriera politica. La vicenda del credito è “una delle sfide perse nel modo più clamoroso, per via dell’incessante campagna dell’opposizione”, aveva scritto nel libro “Avanti” pubblicato a inizio estate.Oggi il leader dem punta a prendersi una rivincita, e uno dei terreni sarà proprio la commissione d’inchiesta, dove ha deciso di dotarsi dei “corpi scelti” del suo partito. La lista dei partecipanti è fitta di pasdaran renziani (forse proprio per questo c’è voluto molto tempo per stilarla), un vero pacchetto di mischia con cui il segretario conta di andare in prima linea per difendersi e contrattaccare. In Senato i frontmen del leader Pd sono Mauro Del Barba e Andrea Marcucci, alla Camera Franco Vazio e il presidente del partito Matteo Orfini. Delle file della maggioranza proviene anche Mauro Marino, ma in questo caso la scelta sembra più orientata alle sue conoscenze tecniche (presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama e esperto del sistema del credito) piuttosto che alla fedeltà al capo. Stesso dicasi di Giovanni Sanga, membro delle Finanze alla Camera.Quanto al renziano Pietro Dal Moro, potrebbe aver pesato la sua origine veneta e il radicamento proprio nel territorio delle popolari salvate dall’intervento pubblico. Non mancano esponenti delle minoranze interne, ma in questo caso si è preferito selezionare nomi più inclini al dialogo, come gli orlandiani Carlo Dell’Aringa, Giancarlo Sangalli (quest’ultimo indicato da molti come probabile presidente, se il Pd dovesse tenere quella carica). Completano la lista l’onorevole Luigi Taranto, il senatore franceschiniano Franco Mirabelli, le senatrici Camilla Fabbri e Stefania Giannini, l’ex ministra proveniente da Scelta Civica.Quale sarà la strategia? Indirettamente l’ex premier l’ha già indicata sempre nel suo libro. «Quando arrivammo a Palazzo Chigi ci affidammo quasi totalmente alle valutazioni e alle considerazioni della Banca d’Italia, rispettosi della solida tradizione di questa prestigiosa istituzione. È questo il nostro errore, che pagheremo assai caro dal punto di vista della reputazione più che della sostanza». Furono queste parole, stampate nero su bianco, ad aprire il dibattito sulla successione in Bankitalia, dove il governatore Ignazio Visco è in scadenza. Più tardi, intervistato sul tema della scelta del cambio al vertice su Radio Capital da Massimo Giannini, ha dichiarato “Spero e credo che governo e forze politiche faranno di tutto perché ci sia una scelta all’altezza dei compiti della Banca d’Italia”, definendo subito la risposta “dorotea”, un understatement per dire che oggi non è così. “Chi ha orecchie per intendere, intenda”, ha aggiunto. Più chiaro di così.Dunque, la strategia è puntare il dito sulla vigilanza, per controbattere agli attacchi di chi vede conflitti di interesse tra importanti membri del suo governo e il sistema del credito (per intendersi, il caso Boschi-Ghizzoni e le accuse di De Bortoli), per difendere le scelte fatte nella riforma delle popolari, nel bail-in delle 4 banche salvate a fine 2015, nell’intervento sulle popolari. E poi, magari, scoperchiare qualche armadio e far uscire gli scheletri delle vecchie gestioni del Montepaschi (leggi l’affare Banca 121 e le possibili – ma mai provate – interferenze di Massimo D’Alema).Ma non è affatto detto che questa linea alla fine avrà la meglio. Renzi dovrà vedersela prima di tutto in casa propria: non tutti nel partico sono disponibili a esporre un dossier così delicato come quello di Bankitalia alle scorribande da campagna elettorale. “Su questo punto ha ragione Giorgio Napolitano, Via Nazionale va salvaguardata, da attacchi inopportuni e schizzi di fango che potrebbero arrivare anche a Francoforte”, rivela un parlamentare di sicura fede renziana, che preferisce restare anonimo. Secondo le ultime indiscrezioni il Pd potrebbe cedere la poltrona della presidenza a un altro partito. Si fanno i nomi di Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri, o in alternativa dell’ex sottosegretario al Tesoro Enrico Zanetti. Due nomi su cui Renzi può contare, ma che non dispiacerebbero ai 5Stelle e al centrodestra.Intanto Mdp fa sapere di aver scelto i suoi rappresentanti alla ripresa dei lavori parlamentari: Maurizio Migliavacca per il Senato e Davide Zoggia per la Camera. Tutto pronto per partire? Macché: mancano ancora i m

Sorgente: All-in di Renzi in commissione banche. Il segretario Pd schiera un pacchetto di mischia di fedelissimi per disinnescare le accuse di conflitto d’interessi

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