Tra Spagna e Italia a livello di club finisce male esattamente con le Nazionali, con la differenza che il ct non ha a disposizione gli stranieri.

Dai primi morsi d’Europa un messaggio: si vada dal ct Ventura, che fu lapidato dopo Madrid, e gli si chieda scusa. Spagna-Italia tra nazionali finì 3-0, Spagna-Italia tra club è finita come sappiamo. E lui, tra parentesi, mica aveva gli stranieri. In generale: male in prima classe (Champions), benone in seconda (Europa League). Era il turno inaugurale: piano con i processi, piano con gli eccessi. I miei voti.

Juventus: 5

Dal 3-0 di aprile con i titolarissimi allo 0-3 di Barcellona con De SciglioSturaro e Bentancur. Come a Cardiff, la Juventus ha retto un tempo: due indizi non faranno una prova, ma insomma. Messi, Messi, fortissimamente Messi: tutto il resto, noia. In casa, Dybala è un piccolo Sivori. In trasferta, un Sivori piccolo. E Higuain continua a «toppare» le partite cruciali. Lo faceva già con l’Argentina. Tra mercato, infortuni e fragilità nervosa il disegno della «nuova» Juventus non è ancora chiaro: tocca ad Allegri.

Roma: 5

D’accordo, manca un rigore, ma lo 0-0 con l’Atletico è Alisson che cola. Se la Juventus ha perso contro un marziano, la Roma ha sofferto l’organizzazione degli avversari. Più o meno identiche, le trame: equilibrio fino a metà gara, poi una flessione netta. Il 4-3-3 con il quale Di Francesco ha scalzato il 4-2-3-1 di Spalletti ha bisogno di tanta officina. Dzeko rimpiange l’addio di Salah e la «lontananza» di Nainggolan. La speranza è che sia tutto, o soprattutto, un problema di benzina (rispetto agli spagnoli). Pane al pane: i favoriti erano – e restano – i guerriglieri del Cholo Simeone. Un punto d’oro.

Napoli: 4

La delusione più cocente. Può essere che sia stato un errore non partire con Mertens, anche se il turnover lo giudichiamo sempre dal risultato. Ma già con l’Atalanta e a Bologna il Napoli aveva vinto più di giocate che di gioco. Per un’ora, è stato lo Shakhtar a copiarne lo stile: pressing, fraseggio, contropiede. Togliere velocità, tagli e triangoli a Sarri è come rapare SansoneHamsik è giù, Insigne e Callejon sono stati studiati e disarmati, Reina ci ha messo del suo (dopo che al Dall’Ara era stato provvidenziale). Se una rondine non fa primavera, una sconfitta non fa crisi: ci mancherebbe. A patto, però, di non sottovalutare mai i rivali. Mai.

Atalanta: 8

Il calcio di Gasperini è molto inglese, come cadenze e filosofia, dettaglio che spiega la lezione inflitta all’Everton, letteralmente raso al suolo. Ripeto, l’Everton. Che fu di Lineker e Lukaku, ed è tornato a essere di Rooney. Non il tetto della Premier, ma neppure la cantina. Vittoria di squadra, con Masiello, Gomez e Cristante a decorare l’intreccio e il tabellino. Masiello: il Franti diventato Garrone (calcisticamente). Chapeau a tutti. L’Atalanta tornava in Europa dopo 26 anni, e vi tornava senza un bouquet di grandi firme: Caldara, Conti, Gagliardini, Kessié, Spinazzola. Un inno al ceto medio di un calcio che ne aveva smarrito la fragranza e l’importanza. Adesso, però, calma e sangue freddo: pure il Sassuolo aveva cominciato con il botto (3-0 all’Athletic Bilbao).

Milan: 7

Dall’1-4 dell’Olimpico al 5-1 di Vienna. Montella ha corretto modulo (dal 4-3-3 al 3-5-2), atteggiamento e formazione. In ordine sparso: Bonucci più protetto – e, dunque, più «spaziante» – Romagnoli efficace (al rientro), Calhanoglu creativo, Kalinic prezioso, André Silva micidiale (tripletta). Di Kessié e Suso le altre ciliegine. Una passeggiata, sì, ma anche perché l’approccio, e non solo il tasso tecnico, infinitamente superiore, ha reso tale la pratica. Con l’Austria, a Vienna, non ci si annoia: la Roma di Spalletti vinse 4-2.

Lazio: 6

Prima le scorte, poi la qualità di Immobile, all’ottavo centro, Milinkovic-Savic e Lulic. Il voto complessivo è la media fra l’otto della fase d’attacco – brillante e spigliata, come certificano i gol del centrocampo, da Parolo a Murgia, quello del 3-2 alla Juventus in Supercoppa – e il quattro alla difesa, ostaggio della velocità di Rashica, kosovaro-albanese di 21 anni. Secondo in campionato, il Vitesse l’ha messa sulla corsa e sulle ripartenze. Inzaghi, lui, cercava lumi tra le riserve: prezioso Caicedo, un po’ vanesio Di Gennaro. La Lazio lavora di gruppo, cosa che le permette di resistere ai propri limiti e agli altrui meriti. E vi raccomando Luis Alberto: il suo eclettismo è un valore aggiunto.

Sorgente: La “prima” Europa: l’Atalanta rilancia il ceto medio (e tante scuse a Ventura) – Europa League 2017-2018 – Calcio – Eurosport