Un premio tutto sommato prestigioso quello assegnato a Ilaria Bufalari e Matteo Martini, due ricercatori che si sono aggiudicati il premio Ig Nobel per la sezione “psicologia” durante la cerimonia che si è tenuta al Sanders Theater dell’Università di Harvard.I due studiosi, che rappresentavano il team di ricerca del professore Salvatore Maria Aglioti dell’Università La Sapienza di Roma, hanno effettuato uno studio sui gemelli omozigoti che hanno delle difficoltà a riconoscere il proprio volto da quello del fratello.Insomma uno studio che vince e pieno titolo il premio come “ricerca più improbabile al mondo”, come si confà ai premi Ig Nobel.A metà tra la parodia e la promozione di ricerche che altrimenti passerebbero inosservate i premi Ig Nobel possono essere una ottima vetrina per i partecipanti, a tal punto che Martini e Bufalari, per arrivare alla finale, hanno dovuto superare l’approvazione di una giuria tra 10mila candidature: “Quando ci hanno comunicato dagli Stati Uniti che avevamo vinto abbiamo subito pensato a uno scherzo, anche perché di nostra iniziativa non ci eravamo candidati” ha affermato la Bufalari, “Ci piace lo spirito di questo premio. Ci ricorda, con la forza di chi sa fare autoironia, quanto sia importante nella ricerca pensare talvolta anche in modo apparentemente banale, esporsi perfino al rischio di essere derisi, se siamo convinti che serva per progredire nella nostra conoscenza delle cose” spiega.Tra il team di ricerca figura anche Antonia Stazi, direttrice del Registro Gemelli dell’Istituto Superiore di Sanità, che si è occupata di confrontare i meccanismi di riconoscimento del viso in gemelli monozigoti e quelli delle altre persone. A causa della cosiddetta “congruenza multisensoriale” i gemelli omozigoti hanno più difficoltà a riconoscersi, un problema legato alla formazione dell’identità corporea e alla consapevolezza di sé.I ricercatori hanno ricevuto un assegno da 10 trilioni di dollari dello Zimbabwe, ovvero circa 3 dollari statunitensi. “Il premio non ridicolizza la scienza, ma ne promuove la diffusione. Nessuno viene screditato da un Ig Nobel: c’è addirittura chi si autocandida!” dice la Bufalari. Gli fa eco Martini “Beh, dà molta visibilità alla ricerca”.Il loro studio infatti sarà pubblicato su alcune riviste di settore e per il futuro ‘mai dire mai’: “C’è stato anche chi dopo l’Ig Nobel ha vinto il Nobel” hanno spiegato Martini e Bufalari. È il caso questo di Andrej Gejm, premio Nobel per la fisica nel 2010, che nel 2000 vinse un Ig Nobel per aver fatto “volare una rana”. Ah, la scienza!

Sorgente: Premi Ig Nobel per gli studi più assurdi: tra i premiati, due italiani – Radio 105