Come succede nelle storie più belle, tutto è iniziato con un equivoco. Hubert de Givenchy, giovane couturier in piena ascesa, nel 1953 viene contattato per vestire in un film in lavorazione una diva, “la Hepburn”. Vestire Katherine Hepburn, la più brava, la più grande di tutte? Un colpo gobbo per lui, che ancora sta scalando la piramide della fama: è qualcosa che non avrebbe osato sperato nemmeno nei suoi più scatenati sogni di gloria. Dunque, lui si mette a disposizione della produzione, che fissa un primo incontro tra i due nell’atelier parigino del sarto; all’ora fissata per l’appuntamento, è lui stesso ad andare ad aprire la porta, entusiasta ed emozionato di trovarsi davanti a un simile gigante di Hollywood… Peccato che, invece della diva, si trovi faccia a faccia con una giovane alta e flessuosa, dai capelli neri e gli occhi da cerbiatto, che comprende immediatamente, di fronte alla sua confusione prima e alla  delusione poi (lui ci  prova a non lasciar trapelare nulla, ma non ce la fa), cos’è accaduto. «Lei aspettava Katherine, io sono Audrey. Non si preoccupi, succede spesso. Vuole che me ne vada?». È un attimo, Givenchy si riprende subito: lui è prima di tutto un gentiluomo, e ovviamente invita la ragazza a entrare, dicendole che sarà un onore vestirla. I due passano la serata a chiacchierare, ridendo dell’accaduto: da allora lui sarà non solo il suo stilista di riferimento, ma uno degli amici più cari, quello nei cui abiti lei riuscirà sempre a essere se stessa (parole sue). A discolpa del sarto va rilevato che “Vacanze romane”, il film che fece esplodere il fenomeno Hepburn (Audrey, non Katherine) non era ancora uscito, e che la lavorazione di “Sabrina” (perché quello era il film in ballo) era appena agli inizi. Ma non ci aveva messo  molto per capire quale icona in divenire avesse di fronte, e la storia gli ha dato senza dubbio ragione.FOTO: AUDREY IN 50 LOOKIn un’epoca in cui dominavano le bombe sexy alla Marilyn Monroe, in cui la silhouette femminile doveva essere esplosiva, curvilinea e sensuale e in cui le dive dovevano essere maestose, Audrey Hepburn si era creata un genere a sé stante. Alta, sottile, elegante, la si notava non perché si esibisse, ma perché non si poteva fare a meno di fissarla. Il carisma di cui era dotata aveva una modernità mai vista sino ad allora, e la proiettava al di là della massa. Se c’è un’antesignana delle it-girl di oggi (nel senso migliore del termine), quella è lei: gli uomini se ne innamoravano e le donne la ammiravano senza riserve, soprattutto per quell’idea di eleganza spontanea e non artefatta che l’ha sempre contraddistinta. Non si può fare a meno di pensare che lo stile che lei portava sul grande schermo coincidesse con la vita di tutti i giorni, e in un certo senso è vero: a parte gli abiti da gran sera, che lei indossava solo nelle rarissime occasioni mondane cui partecipava (non è mai stata particolarmente amante del jet-set), il suo gusto è ravvisabile in molte, moltissime scelte. Le ballerine colorate preferite dai suoi personaggi, retaggio del suo passato da ballerina, i cappotti lunghi e morbidi portati in “Sabrina”, le gonne a ruota di “Vacanze romane”, i tubini con gli scolli montanti di “Sciarada”, il trench di Burberry di “Colazione da Tiffany”, il pull e i pantaloni neri abbinati coi mocassini e i calzini bianchi di “Cenerentola a Parigi”:  sono tutti “suoi” look, senza ombra di dubbio, e per questo funzionano tanto.

UN GUARDAROBA MITICO ALL’ASTA DA CHRISTIE’S

La modernità del suo modo di essere è evidente anche nell’influenza che ha sullo stile di oggi e non ha caso il Festival del Cinema di Roma (dal 26 ottobre al 5 novembre) ha messo lei sulla locandina ufficiale. Le mise delle altre dive passate alla storia (e ce ne sono ovviamente) sono spettacolari, ma relegate a poche occasioni speciali. Sono costumi, mentre quello che lei indossava è diventato, immancabilmente, un classico del guardaroba: è vero, sono pezzi basici di per sé, senza tempo, ma riportano comunque alla sua immagine. Il rimando con lei è immediato, e per questo tanto potente. La forza di questo legame, e la presa sull’immaginario comune che la diva ancora esercita si spiegano perfettamente con l’attenzione e l’attesa che circonda la prossima asta (dal vivo e online, dal 19 settembre) a lei dedicata dalla sede londinese di Christie’s, che metterà all’asta l’intero guardaroba personale della diva, compresi copioni e oggetti personali, dai beauty-case monogramma agli astucci da cipria. L’asta è stata voluta dai due figli della diva, Luca Dotti (nato dal matrimonio con il conte e psichiatra Andrea Dotti) e Sean Hepburn Ferrer (avuto dal matrimonio con l’attore Mel Ferrer), che a quasi 25 anni dalla scomparsa della madre (l’anniversario cade il 20 gennaio 2018) hanno deciso di tenere per sé solo pochi pezzi del suo guardaroba, cedendo il resto. Tanto per fare un esempio, le quotazioni del suo adorato trench Burberry vanno tra le 6 e le 8mila sterline, e c’è da giurare che siano

Sorgente: Audrey Hepburn, va all’asta il mito – Moda – D – la Repubblica

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