Sembra che nel 2017 le discriminazioni di genere sul posto di lavoro siano sempre più diffuse: a dirlo è un rapporto della Consigliera di Parità della Regione Puglia Serenella Molendini, che ha raccolto e diffuso un volume dal titolo “Pari opportunità e diritto antidiscriminatorio”. Si tratta di una fotografia impietosa che fa luce su un problema, regionale e nazionale, ancora difficile da scardinare nella nostra società, quello della mancata uguaglianza sul posto di lavoro tra uomini e donne.Nonostante le direttive sul tema siano state tante, tutte recepite dal nostro ordinamento, si fa ancora una grande fatica a trattare le donne al pari degli uomini, almeno quando si parla di lavoro. Per non parlare delle differenze nei salari, ovviamente in favore degli uomini. Nonostante siano le donne quelle che si laureano in Italia in numero superiore, sono proprio loro quelle che guadagnano di meno, soprattutto nel settore privato.Uno dei “problemi” legati alle donne è quello della maternità. Sembra, assurdamente, che una donna non possa essere, allo stesso tempo, madre e lavoratrice. Dalla Molendini si sono rivolte tantissime donne, stufe di essere discriminate unicamente perché avevano dei figli, o ne volevano fare. Molte delle aziende infatti sono categoriche in tal senso: “Hai figli o ne vuoi avere? Allora non puoi lavorare da noi”. Semplice e terribile, questo è il riassunto del volume della Consigliera.Situazione ancor più grave si verifica quando le neo-mamme sono costrette a subire vere e proprie pressioni, per non parlare di terrore psicologico, sul posto di lavoro. Queste si licenziano autonomamente, ma in realtà si tratterebbe più di licenziamenti aziendali abilmente mascherati da scelte autonome delle lavoratrici.Nel 2008 in Puglia le donne che si sono dimesse dopo aver avuto un figlio sono state 666. Oggi sono 1587. Sembra che queste non possano scegliere del proprio futuro: o i figli o la carriera. Nel rapporto inoltre si legge di numerosi episodi di molestie sessuali, mobbing, trasferimenti forzati, maltrattamenti, minacce, demansionamenti e riduzioni degli stipendi. Donne licenziate unicamente perché in età fertile; apprezzamenti insistiti che, se non corrisposti, danno adito a ripicche e vendette; riduzione dello stipendio per non aver ceduto a ricatti sessuali: questi sono solo alcuni dei casi pervenuti direttamente alla Molendini.“Attraverso il lavoro di questi anni si è avuta la piena consapevolezza che le denunce pervenute rappresentino solo la punta dell’iceberg di un sommerso impalpabile” spiega Serenella Molendini nel suo report. Il suo ruolo, quello della Consigliera regionale per la Parità, ha acquisito importanza solo negli ultimi 10 anni e il suo compito, come pubblico ufficiale, è quello di mediare tra i casi appena descritti e, nel caso, denunciare agli organi competenti i reati. “Si tollera che le donne si vedano precludere alcune tipologie di lavori e mansioni, o che al momento dell’assunzione si sentano richiedere se si è sposate o fidanzate, o se pensino di avere un figlio. Non desta nessuna meraviglia che una donna laureata, con master e specializzazioni, faccia carriera meno frequentemente e guadagni meno, o lavori in un call center” prosegue la Molendini. “Le lavoratrici conoscono bene le pressioni, più o meno sottili, di datori di lavoro e familiari per indurle a lasciare l’impiego, magari perché ritengono non ce la facciano a tenere il ritmo del doppio ‘carico’”.Si tratta in sostanza di stereotipi radicati nella nostra società, che ci vedono come fanalino di coda in un’Europa progressista e sicuramente più attenta a tematiche di questo genere.

Sorgente: Vuoi avere figli? Allora niente lavoro. In Puglia (e in Italia) siamo messi così. – Radio 105