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Revival degli anni ‘50 in Corea del Nord: il controllo del regime comunista arriva persino nel negozio del parrucchiere. Un fotografo dell’agenzia Associated Press, entrato nel Paese per documentare la vita quotidiana dei nordcoreani, ha scoperto dei manifesti affissi nei negozi di coiffeur che mostrano le acconciature consentite per lei e per lui. Le donne vengono incoraggiate a scegliere tra 18 tagli di capelli, gli uomini solo tra 10.LE MISURE DI PYONGYANG – Uniformità perfetta, anche nel taglio dei capelli: sul manifesto dentro un negozio di parrucchiere di Pyongyang si vedono 18 donne con i capelli neri e una messa in piega decisamente demodé, perlomeno per la moda e i gusti occidentali. L’imposizione per lui e per lei? Non avere una lunghezza controrivoluzionaria. Gli uomini-modelli ritratti nelle foto sembrano infatti usciti da un catalogo di sessant’anni fa: capelli corti, a spazzola o blocchi lisci pettinati all’indietro. Per certi versi ricorda la pettinatura di Elvis Presley o di John Travolta in Grease.

UOMINI E DONNE – Le regole della messa in piega risalgono al 2005: il regime nordcoreano aveva dichiarato guerra ai capelli lunghi con una campagna nazionale in tv intitolata: «Tagliamoci i capelli in base allo stile di vita socialista». L’appello alla popolazione (maschile): una tolleranza massima di cinque centimetri di lunghezza per la sommità del cuoio capelluto e da uno a 5 centimetri per i lati e la nuca. Più libertà ce l’hanno gli uomini anziani che possono farsi crescere i capelli fino a sette centimetri prima di recarsi dal barbiere. La campagna, che descriveva i capelli lunghi come sinonimo di «decadenza occidentale», era stata lanciata da Kim Jong-il. Il Caro Leader aveva una particolare avversione per gli uomini con i capelli lunghi che considerava «disgustosi» e «impossibili da distinguere dalle donne».

Sorgente: Corriere della Sera