Recentemente Elon Musk ha riempito le testate online dichiarando che secondo lui c’è una possibilità su un miliardo che l’universo in cui viviamo sia “reale” e che è più probabile che la nostra vita si svolga in una simulazione ancestrale creata da una civiltà futura che vive a 10.000 anni di distanza da noi.

“C’è un’alta probabilità che ci troviamo in una simulazione, probabilmente essere in una simulazione è il prossimo passo: 40 anni fa per giocare avevamo il pongo, due rettangoli e un punto,” ha detto il fondatore di SpaceX e Tesla. “Ora, 40 anni dopo, abbiamo delle simulazioni fotorealistiche in 3D con milioni di persone che giocano in contemporanea e le tecnologie avanzano di anno in anno. Presto avremo la realtà virtuale, la realtà aumentata, tenendo conto della velocità del progresso presto i giochi diventeranno indistinguibili dalla realtà” ha continuato.

“C’è una possibilità su un miliardo che la nostra sia una semplice realtà… secondo me è così. E dobbiamo sperare che sia vero perché, altrimenti, una qualsiasi calamità potrebbe cancellare la civiltà. O creiamo una simulazione indistinguibile dalla realtà, oppure la civiltà cesserà di esistere. Queste sono le due opzioni.”

L’idea alla base non è certo di Musk. La teoria della simulazione, chiamata anche ipotesi dell’universo simulato, è diventata popolare negli anni Novanta grazie al film The Matrix dei fratelli Wachowski, ma l’idea in sé era già in giro da anni. In un episodio del Doctor Who del 1976, chiamato “The Deadly Assassin“, una comunità di individui vive una vita simulata dentro una macchina chiamata—pensa un po’—the Matrix!

Musk sta solo rielaborando una versione tecnologicamente avanzata di uno dei più antichi rompicapi filosofici—ovvero, il mondo in cui viviamo non è altro che un sogno? Di base si tratta dell’idea kantiana dell’esperienza come fenomeno, mentre il mondo reale—la cosa in sé—è inaccessibile. Oppure, tornando agli antichi greci, è un corrispettivo dell’allegoria della caverna: quello che crediamo essere il vero mondo in realtà non è nient’altro che un insieme di ombre distorte di oggetti veri proiettate sul muro.

I pensatori hanno dato inizio alla filosofia con questo contrasto tra apparenza e realtà—ciò che le persone prendono per vero è soltanto l’effigie del vero mondo (simulazione). Da allora, il compito principale di ogni filosofo è stato, naturalmente, cercare di capire cosa fosse il mondo, ovvero ciò che Musk chiama “semplice realtà”.

Oggi abbiamo i computer, i software e i modelli matematici che ci permettono di usare un linguaggio più tecnico, ma il risultato, concettualmente, non è poi così diverso. Infatti la nozione in sé potrebbe essere profondamente fallace. Il punto su cui insiste Musk non è se il mondo in cui viviamo può essere una simulazione. Ma una simulazione è quel tipo di cosa che potrebbe essere, dato un potere computazionale e di dettaglio sufficiente, scambiata per un mondo? O le simulazioni e i modi sono cose fondamentalmente differenti?

Le simulazioni sono nel mondo

La questione chiave è di cosa sono fatte le simulazioni? Oppure, volendo usare un linguaggio poetico, qual è la sostanza dei sogni? Le simulazioni sono cose che usiamo per parlare di o pensare ad altre cose. In questo senso, non escono fuori dalla realtà di cui parla Musk. Ci sono dentro. Sono fatte della stessa sostanza di cui è fatta qualsiasi altra cosa.

Per esempio, un modellino del Monte Everest è ancora un oggetto, ma un oggetto usato per riferirsi a qualcosa di più grande. Un simulatore di volo è una cosa fisica usata per riferirsi ad aeroplani reali. Una simulazione dinamica della galassia su un computer è ancora un altro oggetto fatto di reti complesse di circuiti elettronici e device intelligentemente connessi. Si tratta di un oggetto dinamico che usiamo per fare rifermento a un altro oggetto. Ma una pura simulazione che non corrisponda a un oggetto non esiste.

L’idea che le simulazioni siano una sorta di entità immateriale indipendente da un substrato fisico, e differente da esso, è una eredità della credenza in una realtà più alta—e possibilmente migliore. Si tratta della credenza che non dobbiamo prendere sul serio. Affermare che possiamo scambiare una simulazione del mondo per il mondo è allo stesso tempo concettualmente ed empiricamente fallace.

Concettualmente, è una nozione controproducente—qualcosa che, presa per vero, nega se stessa. Se l’acqua simulata fosse una nozione significativa, di cosa sarebbe fatta? Non di certo di materia reale, perché se così fosse non sarebbe più simulata. Comunque, non potrebbe essere fatta di materiale simulato perché—se si parla di simulazione—non esiste una sostanza simulata. Tutto ciò che conosciamo è fisico, tutto rimanda alla realtà. Detto altrimenti, l’acqua simulata non può esistere.

Dal punto di vista empirico, incrementare il potere computazionale non trasformerà necessariamente l’acqua dei videogiochi nel vino di un mondo simulato. Così come costruire archi più robusti e frecce più affilate non porterà a una bomba a idrogeno. A volte ci sono dei gap concettuali che non possono essere colmati con dei miglioramenti incrementali. Vivere in una simulazione non è come costruire una torre alta 1 km, che è difficile ma non impossibile, è più come avere un pianeta con una certa massa ma zero gravità. Nessun progresso tecnologico riuscirà ad ottenerlo, mai.

Inoltre, la fiducia di Musk nello sviluppo tecnologico—quel potenziamento delle capacità di calcolo che trasformerà i videogiochi esistenti in un mondo simulato—è basata sulla confusione tra la nozione ideale di simulazione, che non esiste, e che cos’è effettivamente una simulazione. La nozione ideale di simulazione è basata sul presupposto che esistono menti extracorporee o un livello più alto di realtà al di sopra della realtà basilare. Questo concetto è molto discutibile.

Una mela simulata non potrà mai nutrire nessuno, non importa di quanti pixel è fatta.

In sostanza, di cosa potrebbe essere fatta questa simulazione? Se la realtà che vediamo fosse una simulazione, dovremmo assumere che il simulatore sia fatto di una materia che, per definizione, non potremmo nemmeno concepire (dovrebbe essere fatta di qualcosa di completamente diverso da qualsiasi cosa abbia mai costituito il nostro mondo). Mentre la nozione dell’esistenza di una realtà di base e più livelli addizionali di realtà è affascinante e fuorviante. Abbiamo le prove di un solo livello di realtà, il mondo in cui viviamo è fatto solamente di oggetti.

Dopotutto, ciò è confermato dalla scienza stessa, le cui equazioni descrivono il flusso e le interazioni di un tipo di cosa—materia ed energia secondo la teoria della relatività e la meccanica quantistica. Non c’è nient’altro nella descrizione scientifica della realtà. Abbiamo pianeti e computer in grado di prevedere ciò che faranno i pianeti, ma non abbiamo pianeti artificiali dentro i computer. Usare dei calcolatori, che sono oggetti, per prevedere cosa faranno i pianeti è ciò che chiamiamo simulazione. Non ci sono mini-pianeti dentro il computer. Prendere troppo sul serio l’esistenza di un mondo simulato è un po’ come credere nell’esistenza di una “nobiltà” che sovrasta per natura il resto della società.

L’argomentazione di Musk si nasconde dietro altre due assunti. Il primo è che i giochi stanno diventando indistinguibili dalla realtà, ma lo sono soltanto perché glielo permettiamo. Una mela simulata, però, non potrà mai nutrire nessuno, non importa da quanti pixel è fatta. Di solito, quando compariamo una mela vera con una mela simulata, trascuriamo alcuni aspetti. Negli anni Ottanta, il simulatore di volo di Microsoft aveva terrorizzato i giocatori, convincendoli. Ora non più. La mela che sembra così convincente a Elon Musk a una farfalla in cerca di un appoggio risulterebbe oltremodo fastidiosa.

Certo, Musk potrebbe controbattere che il futuro “postumano” porterà la simulazione molto oltre una serie di render fatti al computer. Sostanze chimiche che evocano sapori e odori realistici, e così via. Ma anche se così fosse, la nozione di simulazione sarebbe in sé fallace perché, alla fine, continueremo a preferire le mele vere e non simulazioni di esse.

Dicendo che i videogiochi diventeranno indistinguibili dalla realtà, Musk dà anche per assunto che essi siano altro rispetto alla realtà. Se un mondo simulato o virtuale fosse diverso dalla realtà, dovrebbe essere fatto di qualcosa di non-fisico. Come sopra, la credenza che la realtà di base sia conosciuta attraverso un livello immateriale di apparenza è un’incomprensione profondamente radicata fin dai tempi dei greci. Si tratta di un livello immateriale della nostra vita mentale, ovviamente. Catesio lo chiamava anima o res cogitans, gli informatici, software, modelli o… simulazioni. Ovviamente la parola software si riferisce a tutta una serie i cose che ci permettono di controllare oggetti e accedere a informazioni.

Comunque, checché ne dicano molti filosofi, non c’è un diverso livello di realtà a cui i nostri computer accedono quando calcolano. I computer non hanno una vita mentale, non hanno un’immaginazione né mondi simulati. Dentro i computer, tristemente, non ci sono simulazioni di alberi, né di navicelle spaziali o esplosioni, né tanto meno di corpi nudi. Dentro i computer ci sono solo livelli di voltaggio che controllano oggetti fisici chiamati schermi i quali, visti da esseri umani, producono un’illusione di realtà. Inoltre—e questa è la chiave—per farlo i computer hanno bisogno di controllare un altro oggetto (lo schermo) che riproduce colori fisici.

Prendiamo a esempio la realtà virtuale. A dicembre i visori VR ci aiuteranno nella scelta dei regali. E tutti riconoscono che i mondi VR sono solo mentali, che sono simulazioni e non esistono nella realtà. Corretto? No. Dentro i visori ci sono dei piccoli schermi LCD che producono colori fisici. Non ci sono vere immagini che cambiano. Le cuffie producono suoni che vengono catturati dalle orecchie di chi ascolta, e così via.

Foto: Una Sachertorte dell’Hotel Sacher, a Vienna. (ritoccata. David Monniaux / Wikimedia)

La vera Realtà Virtuale (sì, è un gioco di parole) è fatta di oggetti fisici (anche se piccoli) e fenomeni fisici. Fraintendiamo l’essenza delle piccole immagini stereo che si trovano dentro gli schermi dei nostri visori VR come se fossero, per esempio, dei demoni di DOOM—Ma non sono ‘immateriali’: Ci sono dei colori, dei pixel e dei LED fisici. La Realtà Virtuale non è un mondo immateriale: invece, è un mondo fisico che tendiamo a fraintendere. Come quando guardiamo l’immagine di una deliziosa Sachertorte che, per quanto fisica, non è altro che una appetitosa e commestibile superficie di pixel. La Realtà Virtuale è simile a un gioco di prestigio super-tecnologico in cui gli spettatori credono di vedere qualcosa che non vedono davvero e che non esiste davvero.

Il punto chiave, ovviamente, è la natura della nostra mente. Infatti, quando sogniamo non c’è nessuno schermo computerizzato su cui i sogni vengono fisicamente innestati. Per ora, non siamo al corrente di alcuno ‘schermo fisico’ su cui la nostra mente innesta i colori che compongono i nostri sogni. È ciò che Daniel Dennett chiama il “Teatro Cartesiano.” Ma non sappiamo davvero se i sogni siano simili a una simulazione in realtà virtuale. Voglio insistere: le simulazioni computerizzate non sono immateriali. Si affidano e dipendono da proprietà fisiche: i suoni arrivano dalle cuffie e dagli altoparlanti, i colori e le luci dallo schermo, i movimenti e la pressione da dispositivi appositi. E così via.

Ciononostante, troppo spesso i modelli, i pensieri e le simulazioni sono considerati entità immateriali—o, per usare le parole di Musk, sono considerate essere sopra la realtà base—Anche se siamo ancora prigionieri della divisione cartesiana tra il mondo fisico (realtà di base) e il mondo mentale/immateriale (la simulazione).

I cervelli non sono computer
Non è un caso che scoppi un pandemonio filosofico quando concetti come la mente e la simulazione collidono. Mentre non è più considerato rispettabile credere in un’anima immateriale e separata dal corpo, molti filosofi e scienziati difendono un’idea sorprendentemente simile ma relativa alle menti, alle computazioni e alle simulazioni.

A questo proposito, la dichiarazione di Musk è stata supportata dal noto paperdel 2003 di Nick Bostrom, “Stiamo vivendo in una simulazione computerizzata?” Bostrom riassume così il suo punto di vista: “Una assunzione comune nella filosofia della mente è quella della indipendenza del substrato fisico. Ossia l’idea è che gli stati mentali possano esistere indipendentemente dal substrato fisico materiale che li genera. Dato un sistema che implementi il giusto insieme di strutture e processi computazionali, è possibile associarlo ad esperienze di coscienza. L’implementazione in una rete neurale su base carbonio all’interno del cranio non è una proprietà essenziale della coscienza: in senso generale, dei processori al silicio in un computer potrebbero fare la stessa cosa.”

Non abbiamo alcuna prova empirica che la computazione, di qualunque tipo, generi un’esperienza di coscienza.

Bostrom ripete, sfruttando il gergo filosofico moderno, la nozione platonico-cartesiana di un livello di realtà indipendente dal mondo fisico—una riformulazione della tesi di Putnam sulla realizzabilità multipla. Bostrom dice, “Prima di tutto, formuliamo l’assunto che dobbiamo importare dalla filosofia della mente per poter cominciare a discuterne.”

In altre parole, l’ipotesi di un universo simulato richiede di prendere una posizione computazionale. Molto semplicemente, è l’assunto che in filosofia, nella scienza cognitiva e nell’intelligenza artificiale i calcoli sono sufficienti per il pensiero. Bostrom continua, “Supponiamo che queste persone simulate siano coscienti (come lo sarebbero se le simulazioni fossero sufficientemente rodate e se una certa teoria della filosofia del pensiero fosse corrette).” Quella “certa teoria della filosofia del pensiero” è conosciuta come computazionalismo—ovvero il pensiero secondo cui la coscienza è isomorfa grazie o a causa dei calcoli. Non è altro che una cifra di fede, visto che non abbiamo alcuna prova empirica che un calcolo, qualunque esso sia, possa portare a un’esperienza cosciente.

Bostrom chiede di credere che la coscienza nasca da un processo di calcolo. Ciononostante, sappiamo che molti scienziati sono scettici riguardo l’analogia che collega i cervelli ai computer. Per esempio, un recente paper di Robert Epstein apparso su Aeon, “The Empty Brain,” afferma questa idea e ha causato un certo tam tam. Dopo tutto, anche se i cervelli possono fare dei calcoli, ciò non li rende dei computer. Sono dei complessi insiemi di cellule che interagiscono con il mondo attraverso i nostri corpi. Li descriviamo come se fossero computer, ma non sono stati progettati per svolgere quel ruolo. Infatti, per molti aspetti, i cervelli sarebbero dei pessimi computer (e viceversa).

Per questo, la tesi di Bostrom è sospetta e imbottita di premesse non provate. Non sappiamo se il nostro cervello sia esattamente un computer. Non sappiamo nemmeno se un calcolo può trasportare il concetto di coscienza. Non sappiamo nemmeno se la coscienza sia posta su un livello di realtà distinto da quello della realtà di base. In quest’ultimo caso, se fosse vero, si tratterebbe di nuovo di una versione aggiornata del Dualismo Cartesiano. Perché dovremmo dare per scontata una tesi così complicata e problematica?

 

Una mente ha bisogno del mondo
Infine, c’è un ulteriore punto contro la tesi secondo cui viviamo dentro una gigantesca simulazione del tutto. Supponiamo che, a discapito di tutti i pronostici, stiamo davvero vivendo dentro una simulazione fatta di qualcosa di diverso dalla (ora) nota “realtà base di Musk.” Se fosse questo il caso, il mondo simulato sarebbe l’unico mondo a cui potremmo avere accesso. Un mondo del genere avrebbe tutte le proprietà di quel mondo che tutti noi chiamiamo il mondo fisico. Un mondo simulato di questo tipo sarebbe, quindi, identico a ciò che tutti noi chiamiamo il mondo fisico. La realtà di base sarebbe fuori dalla nostra comprensione e dunque sarebbe, grazie ad un inevitabile colpo di scena concettuale, immateriale per noi. È un po’ come quel vecchio detto: dopo secoli abbiamo scoperto che lo opere di William Shakespeare non sono state scritte da William Shakespeare ma da un altro uomo chiamato William Shakespeare.

In ogni caso, viviamo in un mondo fisico, dove ‘fisico’ è lo slogan sfruttato per riferirci al mondo in cui viviamo. Ancora una volta, immergersi in una totale e gigantesca simulazione del mondo ne tradirebbe la vera natura. Se una mela simulata replicasse tutte le proprietà di una mela, la mela simulata sarebbe infine la mela.

Per riassumere, la tesi di Elon Musk—che a) una volta avevamo Pong, ora abbiamo Doom e per questo b) in futuro ci sono ottime probabilità che vivremo in mondi simulati (e si potrebbe trattare già di questo mondo)—non è convincente perché non c’è nulla che colleghi b) con a). Sono cose differenti, sia a livello empirico che concettuale. Il mondo in cui viviamo è fatto di cose reali. Le simulazioni sono concetti composti dalle stesse cose. La tesi di Musk non dimostra che ci stiamo avvicinando al momento in cui saremo capaci di produrre una realtà alternativa. Invece, dimostra che stiamo migliorando sempre più a plasmare il mondo fisico.

Infatti, i videogiochi stanno diventando dei piccoli acquari che prendono vita con accuratezza e fedeltà al mondo fisica sempre crescente. Sono una specie di diorami HD super intelligenti e dinamici. Infatti, i diorami sono modelli tridimensionali di dimensioni reali o in miniatura, e di tanto in tanto hanno bisogno di essere rinchiuse in una teca per essere esposte in un museo. I diorami sono simulazioni fisiche. Un mondo virtuale è come un diorama che sfrutta superfici elettroniche colorate invece della plastica o del legno dei modelli in scala. Uno schermo dentro un visore in VR è un incredibile spicchio di realtà che, come un camaleonte incredibilmente veloce, riproduce tutti i colori e le forme del mondo. Non è un artifizio immateriale della nostra immaginazione. È un pezzo di materia con colori, massa, e elettricità che sta interagendo con il nostro cervello.

Se una cascata simulata non è bagnata, cosa dovrebbe percepire o pensare una mente simulata? Una mente, a meno che non si creda nel concetto di anima separata dal corpo, richiede un cervello, un corpo e un mondo da esperire. Una mente senza il mondo fisico è semplicemente un mito. A un mondo simulato è un mito allo stesso modo. Non abbiamo mai incontrato una mente separata dal corpo. Incontriamo sempre dei corpi, nella nostra vita.

Riccardo Manzotti è Professore di Psicologia presso l’Istituto per le Scienze Umane, del Linguaggio e dell’Ambiente dell’Università di Milano. Ha una laurea in robotica ed è l’autore di 50 paper a tema coscienza. Il suo sito è consciousness.it.

Andrew Smart è uno scienziato cognitivo e autore di due libri: Autopilot: The Art and Science of Doing Nothing and Beyond Zero and One: Machines, Psychedelics and Consciousness (OR Books).

 

Sorgente: Elon Musk ha torto: ecco perché non viviamo in una simulazione – Motherboard