La bandiera della Catalogna come immagine e status su Whatsapp. La causa indipendentista è il filo rosso: in queste ore lo stato maggiore della Lega si è schierato insieme ai cittadini spagnoli che vogliono celebrare il loro referendum, anche se la Costituzione non lo prevede. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, è però convinto che questa sensibilità non dovrebbe essere del solo Carroccio.”Io penso che la bandiera catalana – dice all’HuffPost – dovrebbero esporla tutti, a prescindere. Se passa il principio che un popolo, che è un fiume in piena, chiede legittimamente di potersi esprimersi e la risposta non è una battaglia legale o una disquisizione giuridica ma arresti e perquisizioni, vuol dire che si è di fronte alla reazione di un governo militare. Se questa è la democrazia, oggi è la fine democrazia in Europa”.In queste ore complicate per il blocco dei conti correnti, i padani scelgono di spostare il cuore a Barcellona. Di più: il segretario Matteo Salvini paragona addirittura le rispettive situazioni. “Come contro la Lega in Italia, i poteri forti – sostiene – usano ogni mezzo per bloccare il cambiamento. Vergogna, le idee non si arrestano”. Roberto Calderoli chiede che l’Italia ritiri l’ambasciatore da Madrid e Roberto Maroni, concordando con il suo omologo veneto, parla di “pagina tra le peggiori della democrazia”.Anche Lombardia e Veneto si apprestano a celebrare, il 22 ottobre, un referendum, quello per l’autonomia. In questo caso, tuttavia, il percorso è perfettamente costituzionale. “Noi andiamo a referendum in maniera pacifica e rispettosa della legge”, spiega Zaia. Che però sente di dover ringraziare per questo solo la Corte costituzionale, che con una sentenza ha sbloccato la vicenda e “non certo i governi che si sono succeduti”, infatti “si arriva alla consultazione nel 2017 – sottolinea – nonostante la legge sia del 2014”. “Dico che è logico e corretto dare a tutte le comunità una ossatura federalista, non capisco – osserva – perché si fa sempre riferimento alla potenza tedesca e ci si dimentica che loro sono strutturati in lander”.Fatte le dovute differenze, per il governatore leghista ci sono molte similitudini tra le due regioni italiane del Nord e la Catalogna. “Si tratta – afferma – di comunità operose, fortemente identitarie. Qui da me 7 persone su 10 pensano e parlano in veneto”.La reazione del governo di Madrid, a suo giudizio, è “ottusa e cieca”. “Noi veniamo dalla Rivoluzione francese e da Rousseau che diceva che il popolo delega il potere a qualcuno e quando questo qualcuno non lo rappresenta più se ne va. Quello dei catalani non è il semplice referendum di un pezzo che vuole andarsene, ma l’inizio di un domino a livello internazionale che riporta le riforme in capo al popolo”. Per Zaia “il tema va oltre l’indipendentismo, è il popolo che chiede di potersi esprimere” e l’esecutivo spagnolo sbaglia a “non capire che questa è un onda di piena che non fermeranno. Qui mancano i fondamentali non solo della democrazia ma anche del buonsenso”.Il presidente della Regione Veneto considera infatti un errore “pensare che le istituzioni possano restare mummificate a vita”. “Lo storiografo ungherese György Lukacs, che ho avuto il piacere di incontrare qualche anno fa – racconta – diceva che l’Europa del futuro non avrà come modello gli Stati Uniti ma la Svizzera, con aree che dialogano tra loro”.Anche Zaia è convinto che il nostro governo debba fare qualcosa. “Non possiamo pensare – sostiene – che l’Italia resti in tribuna a guardare la partita, deve scendere a bordo campo. A mio giudizio, bisognerebbe anche mettere in secondo piano l’oggetto del contendere. Qui bisogna condannare le modalità: anche chi non è indipendentista riconosca che così non si dialoga con il popolo”.

Sorgente: Lega alla catalana