Negli anni più duri della crisi solo l’export è riuscito a tenera a galla l’economia italiana: “Il Pil è ancora sotto il livello del 2010, ma da allora le vendite all’estero sono cresciute del 4,8%” dice il sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto. Un messaggio chiaro, rivolto a chi vorrebbe farsi tentare dalle sirene del protezionismo: “Se vogliamo farci male, alziamo delle barriere” chiosa l’onorevole del Pd ricordando che il tessuto economico del Paese “è fatto da Pmi e microimprese”.

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Realtà imprenditoriali che negli anni hanno subito la globalizzazione, “ma che oggi hanno l’occasione di sfruttarla a loro favore” spiega Mattia Mor, 36enne manager genovese a capo di Mei.com, il più importante luxury store online cinese, fondato nel 2009 dal francese Thibault Villet e rilevato da Alibaba nel 2015. D’altra parta il messaggio lanciato un anno fa dal fondatore di Alibaba, Jack Ma, è chiaro: “Non possiamo portare 1,5 miliardi di cinesi in Italia a fare shopping, ma possiamo portare i vostri prodotti in Cina. Mia moglie viene almeno una volta l’anno a fare shopping, ma presto ci saranno 500 milioni di borghesi desiderosi di comprare online prodotti italiani. La prima volta Marco Polo impiegò 8 anni per andare e tornare, oggi con internet bastano 8 secondi. Internet può trasformare l’economia, ma bisogna volerlo”.

Il fondatore di Mei, Thibault Villet con Jessica Liu, numero uno di Tmall; il sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto e Mattia Mor

Le potenzialità per il made in Italy sono enormi: la classe media cinese – 360 milioni di persone – è destinata a raddoppiare nei prossimi anni, ma il 60% abita in città sconosciute, praticamente irraggiungibili dai grandi circuiti. “Pochi sanno che in Cina sono 260 le città con più di un milione di abitanti, mentre negli Stati Uniti sono 10 e in tutta Europa 18” spiega Mor che poi aggiunge: “Noi siamo in grado di consegnare qualsiasi prodotto in qualunque angolo della Cina in 24 ore”.

La piattaforma online di Mei

E che l’ex impero celeste sia l’Eldorado del lusso è ormai un fatto assodato: secondo una ricerca di Bain, il mercato globale del lusso vale 250 miliardi di euro e il 30% degli acquirenti è cinese. Tuttavia, solo l’8% degli acquisti asiatici avviene online: “Per il made in Italy c’è una prateria enorme – prosegue il manager – anche perché il consumatore cinese si sta evolvendo. Gli acquisti sono più consapevoli e meno di pancia. C’è più attenzione alla qualità e per lo stile e meno per il marchio. Inoltre l’ossessione per gli sconti sta scomparendo”.

I vertici di Mei sono davvero convinti che adesso la globalizzazione possa giocare a favore dell’Italia puntando proprio sui milioni di cinesi assetati di prodotti di lusso italiani originali anche a prezzo pieno, a patto che sia consegnati ovunque. Nel paniere dell’ecommerce c’è per il 70% la moda, mentre il restante 30% di prodotti è equamente diviso tra bellezza e lifestyle “che sta crescendo in modo importante, dall’arredamento al vino”. D’altra parte lo scontrino medio dei 9 milioni di utenti di Mei ammonta a 250 dollari, mentre la spesa media mensile del consumatore di lusso cinese arriva a 640 euro.

Mattia Mor

L’apertura verso la Cina è frutto anche del lavoro del governo che in questi anni ha cercato di stringere con Pechino una relazione sempre più stretta: “Siamo pronti ad aiutare tutte le imprese, ma loro devono sfruttare le opportunità che si aprono” ha chiosato Scalfarotto.

Jack Ma, fondatore di Alibaba. Foto di Sean Gallup/Getty Images

Certo, resta da vincere la diffidenza dei piccoli imprenditori legati al commercio fisico, ma Jack Ma si è sempre divertito sempre a ricordare due aneddoti per fugare ogni dubbio sulle capacità di Alibaba : “Dopo essere riusciti a vendere 100 Maserati e 100 Mercedes in 18 secondi, mi ha chiamato il primo ministro canadese per chiedermi un aiuto a vendere le loro aragoste. In cinque ore ne abbiamo vendute 96mila, a Vancouver sono rimasti senza per tre settimane, ma i cinesi erano entusiasti. Non dovete mai dimenticare che ci sono due miliardi di persone nate negli anni 80 che usano internet e comprano di tutto in rete”. L’obiettivo è arrivare a vendere altrettanti abiti di sartoria e bottiglie di vino, ma nel frattempo Alibaba ha pronti diversi container di arance rosse che dalla Sicilia prenderanno la rotta della Cina.

 

Sorgente: La Cina ha fame di lusso made in Italy: così Alibaba apre un mercato da 360 milioni di persone – Business Insider Italia