“Non è che si dice è bravo o non è bravo. No, si fa questo è mio, questo è tuo, questo è tuo, questo è coso, questo deve anda’ avanti per cui…”. A illustrare come funziona il “sistema” – o la “cupola”, come la chiama l’ex ministro Augusto Fantozzi – è il professor Pasquale Russo. Sta parlando con Philip Laroma Jezzi, ricercatore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Firenze, per convincerlo a ritirare la sua richiesta di abilitazione all’insegnamento del diritto tributario. Il motivo è nelle carte della Procura di Firenze, citate dal Corriere della Sera oggi in edicola.Scrive il giudice: “L’interesse di Russo a che Laroma non partecipasse al concorso derivava dal fatto che la sua presenza all’abilitazione rendeva difficile abilitare certi candidati con meno titoli di lui”. Russo lo dice chiaramente: “I commissari si sono già riuniti un paio di volte o ognuno ha portato i suoi o dei suoi amici. Ognuno ha chiesto e tutti hanno dato agli altri. Insomma c’è stato un do ut des”. E quando il ricercatore si ribella, non si scompone: “È il vile commercio dei posti. Ti ritiri per mantenere integra la possibilità di farlo in un secondo momento”.Laroma, però, non ci sta. È stanco di sentirsi dire di “smettere di fare l’inglese e fare l’italiano” perché “se fai ricorso ti giochi la carriera”. Così decide di sporgere denuncia, oltre a registrare con il proprio telefonino le conversazioni più esemplificative. L’operazione “Chiamata alle armi” della Guardia di Finanza – che ha portato all’arresto di sette docenti e alla sospensione di altri 22 in tutta Italia – è partita proprio dalla sua denuncia.Intervistato dalla Stampa, il ricercatore si sigilla nel silenzio: “Ho fatto la mia parte. Ho raccontato tutto a magistrati e investigatori. Adesso preferisco non parlare”.Tra gli indagati c’è anche l’ex ministro Fantozzi (per il quale il gip si è riservato la valutazione dell’interdizione all’esito dell’interrogatorio). Tre le intercettazioni ce n’è una particolarmente grave che lo riguarda. Scrive il Corriere:Il 9 giugno 2014 viene organizzata una cena in un ristorante romano tra alcuni tributaristi. Augusto Fantozzi fa la sua proposta: “Se uno fa i concorsi così non ci sarà mai un minimo di… perché naturalmente nessuno ha responsabilità di niente e ognuno va lì con il coltello alla gola e dice “o mi dai quello o… quindi capite”. Bisogna trovare delle persone di buona volontà che di qua e di là, di sotto o di sopra… e ricostituiscano un gruppo di garanzia che riesca a gestire la materia nei futuri concorsi… e allora si tratta di … capisaldo o con gli uomini di buona volontà oltre che …qualche, possano stare in una nuova cupola, tanto per non usare un termine”.Su Repubblica fonti vicine all’ex ministro lo descrivono come “profondamente amareggiato”. “Io non c’entro nulla, bisogna fare luce in fretta su tutta questa vicenda”, il suo sfogo a caldo.

Sorgente: La carte di cattedropoli: “Non conta se sei bravo, questo è un do ut des”. La maxi operazione scattata dalla denuncia di un ricercatore