La nota buona è nel ritorno al gol di Gonzalo Higuain, che da un paio di panchine punitive ne trae effetti terapeutici. E poi Barzagli di nuovo al top in un ruolo che può essere solo e soltano quello di centrale. Il resto sono tre punti d’oro in una serata in cui di positivo oltre alla rete del Pipita c’è sostanzialmente solo il risultato. La Juventus, infatti, gioca malino…

1. Higuain, meglio tardi che mai

dall’inviato a Torino – L’immagine è tutta nell’esultanza: rabbiosa e liberatoria. Un bomber si nutre di reti. Non c’è verità più assoluta di questa nel mondo del calcio. E poco importa se arrivi dopo aver dribblato tutti gli undici avversari o con un doppio tocco sporco in area. Gonzalo Higuain aveva bisogno del gol e la Juventus aveva bisogno del gol di Higuain. Il primo per ritrovarsi; la seconda per girare una partita che si era fatta molto più complicata del previsto. Massimiliano Allegri in conferenza stampa ha dato due o tre spunti interessanti e uno di questi è proprio sul Pipita: “La panchina di tanto in tanto può far bene, stasera quando è entrato Gonzalo è tornato a fare quelle cose che nell’ultimo periodo non stava più facendo, a muoversi con il suo passo”. E’ anche – e soprattutto – una questione fisica quella dietro al rendimento di Higuain e vedi mai che levargli il posto da titolare inamovibile non sia servito davvero per far scattare la molla e dare il via, con un mesetto di ritardo sulla tabella di marca, alla sua stagione…

2017/18 Champions League Juventus Higuain esulta

 

2. Barzagli solo da centrale

Una grande verità – ed era stata piuttosto chiara già nell’emergenza di Barcellona – è che aver tenuto fuori Lichtsteiner dalla lista UEFA è stata una bella fesseria. L’altra – fortemente connessa al pasticcio fatto con lo svizzero – è che Andera Barzagli è senza dubbio un centrale. Lo è stato per tutta la carriera. E lo è certamente ancor di più a 36 primavere. Contro l’Olympiacos il difensore bianconero è stato il migliore in campo in quella che è – ed è sempre stata – la sua posizione. Il messaggio, per quanto involontario, è implicito: non può più fare il terzino. Il primo tempo di Cardiff era stato evidente non solo a Leonardo Bonucci…; il match con l’Olympiacos ha spento ogni genere di ulteriore dubbio. Allegri, che in conferenza stampa riferendosi alla grande prestazione del toscano ha detto testuale “lo tengo come le cose sacre”, proprio a questa filosofia si deve affidare: o in mezzo, o nulla. Il compromesso è scritto. Si metta il cuore in pace.

3. No Pjanic, no party

Si entra nelle note dolenti, ben celate sotto un 2-0 tanto ingannevole quanto fondamentale. Il blocco muscolare del bosniaco nel riscaldamento ha messo in evidenza i limiti di una manovra che gira quasi esclusivamente intorno a due figure: Miralem Pjanic e Paulo Dybala. E se il primo finisce fuori e l’argentino resta imbrigliato dentro mille raddoppi tra due linee strettissime, la Juventus scende non di una ma di due marce. Rodrigo Bentancur – che bravo lo è già e bravissimo lo diventerà di sicuro – ha fatto un passetto indietro rispetto all’uscita con la Fiorentina, affidandosi più al passaggio sicuro che alla manovra da vero leader. E se in campionato può bastare, in Champions League no di sicuro. Altrimenti, poi, serve l’episodio. E l’episodio non sempre arriva…

Miralem Pjanic fermo a terra

Miralem Pjanic fermo a terraLaPresse

4. La Juventus gioca male

…Già perché la Juventus ha giocato male. E non è la prima volta in questa stagione. Si può dire? O qualcuno si deve offendere per forza? La Juventus gioca male per la qualità degli interpreti che ha a disposizione. E questo è un limite evidente tra i mille pregi di Massimiliano Allegri. Che è un pragmatico, che da tre anni ha i risultati tutti dalla sua e che quindi certamente sta nella ragione, ma che al tempo stesso non ha mai dato un’identità di gioco precisa a una squadra che per qualità tecniche ne avrebbe tutte le facoltà del caso. Fedele alla filosofia del “lo spettacolo si fa al circo, conta il risultato” (cit. Allegri lo scorso aprile), la Juve molto spesso non va oltre il compitino, non va oltre lo sfruttamento, di volta in volta, dei limiti dell’avversario. Fin qui ha quasi sempre funzionato. Ma occhio perché alla lunga può essere un bel limite.

5. Tre punti d’oro, ma ormai è lotta al secondo posto

Detto questo per la Juventus contava, appunto, solo vincere e ha vinto… Ma il girone di Champions per i bianconeri sarà quasi certamente una rincorsa al secondo posto che verrà decisa dal doppio confronto in meno di un mese con lo Sporting Lisbona. Il Barcellona ha infatti sfangato l’ultimo vero ostacolo alla leadership: la trasferta in casa dei lusitani. Perché pensare la Juve – questa Juve – vincitrice di tutte e 4 le restanti partite di cui una ottenuta con 4 gol di scarto proprio sul Barça, più che ottimistico appare come fantasioso.

Sorgente: Le 5 verità che ci ha lasciato Juventus-Olympiacos – Champions League 2017-2018 – Calcio – Eurosport