Nella mattinata di ieri una bomba è esplosa nell’internet italiano. Un video autoprodotto dalla filiale di Castiglione delle Stiviere di Intesa Sanpaolo, girato per un contest aziendale che mirava a creare un po’ di sana competizione tra le varie sedi, nel quale i dipendenti si presentano e intonano una canzone per spiegare la bontà dei loro servizi. “Io ci sto! Ci metto la faccia, ci metto la testa, ci metto il mio cuore” canta Katia, la direttrice. Il video è artigianale, goffo, grottesco, divertente. I dipendenti della filiale appaiono impacciati e poco intonati. Ha tutte le carte in regola per diventare virale. Forse è per questo motivo che da quando è stato girato lo scorso giugno fino a ieri mattina è rimasto privato, circolando solamente all’interno del relativo contest. Ma un contenuto così “potente” difficilmente resiste alla condivisione sui social network e sulle app di messaggistica, e in fondo non c’è niente di male a condividere un video così particolare per farsi una risata tra amici. Inevitabilmente ne derivano meme, hashtag su Twitter per seguire la vicenda, la macchina dell’instant marketing si mette in moto e il fermento social è inarrestabile. Tutte conseguenze normali per un contenuto così fortemente virale. Purtroppo però diventare virali senza essere vessati dal popolo della rete sembra essere impossibile: gli utenti chiedono le dimissioni della direttrice, il suo profilo Facebook diventa di dominio pubblico, Katia viene esposta alla gogna. Si passa dalle risate per una canzone stonata alle osservazioni sull’aspetto fisico, ai consigli di ricovero in un ospedale psichiatrico, tantissimi utenti ricordano che nel luogo dove si trova la filiale era presente un manicomio criminale, insinuando una presunta insanità mentale della direttrice. Scrivono che “L’unico investimento che viene voglia di fare è con la macchina”, “Buongiorno sono il medico di Katia, non è più nella sua stanza imbottita, per caso è fuggita di nuovo da voi?”. Altri preferiscono sovrapporla alla mamma dello spot dei Buondì. Una nota ditta di pompe funebri utilizza uno spezzone di video e scrive: “Quando vuoi cambiare lavoro, anzi, rimanere disoccupato, anzi, andare al cimitero a buttarti in una fossa”, ricevendo migliaia di like e centinaia di condivisioni.Pagine Facebook e profili Twitter con migliaia di follower che la deridono, puntando direttamente alla persona e al suo aspetto fisico. Come a dire che il cyberbullismo è bello, quando ci diverte.  Intanto la protagonista del video oscura il suo volto dal profilo Facebook, per non farsi trovare facilmente. Sappiamo bene, da tragiche vicende precedenti, come il pubblico sappia accanirsi contro la vittima di turno. Spesso anche le caselle di posta privata vengono inondate di messaggi da parte di persone frustrate che non riescono a non ledere gli spazi, i diritti e le libertà altrui. Eppure Katia stava semplicemente partecipando ad una iniziativa indetta dalla sua azienda. Certo il compito non le è riuscito bene come i suoi colleghi che hanno cantato ‘Bancarius Karma’ sulle note vincitrici di Sanremo, ma chi ha detto che un direttore di banca debba essere anche un creativo, un cantante intonato e un bravo intrattenitore? Che senso ha deriderla pubblicamente, o contattare la pagina Facebook della banca chiedendone il licenziamento?Katia ha leso l’immagine della banca? No. E’ stata l’azienda stessa a commissionare i video e non è stata lei a renderlo pubblico. Quel video la classifica come una direttrice incompetente? Non c’è motivo di pensarlo. Se fosse stato un prodotto per il pubblico probabilmente ne avrebbe leso l’immagine, ma non lo è. E allora perché questo cyberbullismo alla luce del giorno? Perché non riusciamo a ridere di un video grottesco senza oltrepassare il limite? Probabilmente perché non riusciamo a ricordarci che dietro la stonata direttrice di banca c’è una persona. Una donna che si è trovata di colpo al patibolo, messa alla mercè della pubblica piazza che ne vuole vedere rotolare la testa. Una persona che rischia il posto di lavoro perché è su di lei che centinaia di utenti riversanoPUBBLICITÀinRead invented by Teadsle proprie frustrazioni. Una donna che si sarà ritrovata a leggere centinaia di commenti beceri diretti a lei personalmente. Una donna che ha una famiglia, una storia, una sensibilità. Possiamo solo sperare che abbia anche la forza di non lasciarsi definire dalle critiche.

Sorgente: Il video virale di Intesa Sanpaolo e la gogna senza senso dei social – Repubblica.it