Un anno dopo all’Eroica per misurarsi sul “lungo” che, dalla partenza rito di Gaiole, traversa le strade bianche del Chianti Classico. Il cielo è plumbeo ma ci sono settemila sorrisi e uguali telai da corsa che accendono la prima alba d’ottobre. Qui dove il tempo si ferma e vige la legge romantica dell’andare in bici.

Un anno dopo all’Eroica per misurarsi sul “lungo” che, dalla partenza rito di Gaiole, traversa le strade bianche del Chianti Classico. Il cielo è plumbeo ma ci sono settemila sorrisi e uguali telai da corsa che accendono la prima alba d’ottobre. Leve del cambio sul tubo obliquo, gabbiette fermapiedi e cinghietti sui pedali, fili dei freni esterni al manubrio, cerchi a profilo basso e ruote di almeno trentadue raggi.

Giornale radio. Capita tra loro d’incontrare il mito, Felice Gimondi, che festeggia qui i suoi settantacinque anni. Nato il 29 settembre, fu il cerimoniere della ventesima edizione ma stavolta ha la maglia da campione del mondo, Barcellona 1973, e pedala con Piero Pelù nei posti dove c’è del buon vino. Il capitano dei Litfiba in sella a una bellissima Wilier ramata.

Viva l’Italia libera e redenta. Buon viaggio lacio drom. L’Eroica di Gaiole in Chianti è la ciclostorica più famosa del mondo, l’originale di un marchio esportato in California, in Giappone, in Sudafrica. In Spagna nella regione dei vini de La Rioja, di grazia tra le nobili campagne di Britannia, in Limburgo dove il ciclismo è una liturgia laica, a Punta del Este quando le bici s’immergono nel tramonto del Rio de la Plata.

L'Eroica di Gaiole in Chianti

L’Eroica di Gaiole in ChiantiGetty Images

La gente dell’Eroica è un ritratto di famiglia con assenza del dorsale numero 1: quello di Luciano Berruti che non c’è più e come ci mancano i suoi scatti sui pedali. Elegante come Petit-Breton, congedatosi come Ottavio Bottecchia, dura e magnifica fra tutte la sua bici del 1907: il suo ricordo è vivo e sfreccia in mezzo a noi, librandosi sulle strade sterrate fra dolore e leggerezza, con la grazia della fatica e il gusto dell’impresa. L’impresa che è diversa per tutti nello spirito di una passione identitaria.

Ci sono gli arditi che partono al buio delle cinque e pedalano per 209 chilometri fino a Montalcino. Con loro si fanno luce gli eroici della 135 chilometri verso il Borgo di Buonconvento: proveranno la salita di Monte Sante Marie piegati sul manubrio, sfiniti sui pedali, raggianti nel cuore. Meno strada per i corridori del Chianti Classico (115 km.) però il dislivello è spietato, come per chi scala il “corto” ad Asciano (75 km.) e avrà un premio di vino sangiovese, finocchiona e ribollita.

Infine una “passeggiata” di 46 chilometri che scuote i neofiti sulla salita di Brolio: lassù c’è un castello che nasconde il magnifico verde della macchia toscana, la poesia dei vigneti, l’austerità del Leccione… Piove e ci si aggrappa ai freni in discesa per vedere il panorama di Siena. Chi arriva per primo? Tutti. Chi vince? Nessuno. Qui dove il tempo si ferma e c’è una legge romantica dell’andare in bici: sventurata la terra che ha bisogno d’eroi; benedetta la strada che diventa L’Eroica.

Sorgente: Tutti primi sul traguardo dell’Eroica: la ciclostorica più bella del mondo – Ciclismo – Eurosport