La nazionale azzurra è preda di una drammatica mancanza di qualità, specialmente in mezzo al campo, solo parzialmente giustificata dalle assenze. L’ennesimo flop allontana ancor più gli appassionati dalla Nazionale, che non si sblocca nemmeno col tridente e agli spareggi è destinata a soffrire. E con un Bonucci così.

1) La mancanza di qualità è drammatica

D’accordo: da De Rossi a Belotti, passando per Verratti, mancava più di un titolare. Ma l’Italia vista contro la Macedonia è la peggiore dell’era Ventura. Senza se e senza ma. E se in altre occasioni la scarsa qualità degli azzurri era stata mascherata da una vittorietta di misura o da un gol al 93′, come all’andata, questa sera nemmeno il risultato ci ha premiati. Il solo Insigne, peraltro durato solo un tempo, non può bastare: il resto della squadra non ha la caratura per gareggiare ad armi pari con le altre nazionali più blasonate d’Europa. Senza voler gettare la croce addosso a un solo reparto in una serata nerissima per tutti, un centrocampo formato dalla coppia Parolo-Gagliardini è sinonimo di scarsa qualità: non è Pirlo e non è il salvatore della patria, ma ignorare costantemente Jorginho è un insulto al buon senso.

2) C’è disamore verso la Nazionale

Reggio Emilia prima, Torino poi. Due serate negative, seppur con un risultato finale diverso, e una costante: le contestazioni che, già nel primo tempo, hanno accompagnato un’Italia prevedibile e senza idee. Solo il gol di Chiellini ha impedito agli azzurri di andare all’intervallo sotto una pioggia di fischi, puntualmente arrivati al 93′. La nazionale di Ventura non coinvolge, non appassiona. In una parola: non piace. Per i calciatori che ne indossano la maglia e per il modo in cui la indossano in campo. Questo passa il convento, ma oggi i sostenitori italiani non trovano un solo appiglio, né a breve né a lungo termine, che consenta di sperare in tempi migliori. Nemmeno la quasi certa qualificazione ai playoff è una consolazione. Tutt’altro.

3) Agli spareggi rischiamo grosso

Ecco, i playoff. Diamo per scontato che ci andremo, o grazie a un risultato negativo della Bosnia (attualmente fuori dalle migliori 8 seconde) o grazie a un punto in terra albanese. Meno scontato sarà invece l’esito degli spareggi, e basta dare uno sguardo al listone delle possibili avversarie per rendersene conto: in attesa che si completi la penultima giornata e poi che si giochi l’ultima, attualmente il girone delle non teste di serie è composto da Svezia, Danimarca, Irlanda del Nord e Scozia. Avversari sulla carta inferiori all’Italia, ma agguerritissimi. Giocando così, al dentro o fuori di metà novembre ci sarà da soffrire.

4) Nemmeno il tridente ha funzionato

Lorenzo Insigne, Italia-Macedonia, Getty Images

Lorenzo Insigne, Italia-Macedonia, Getty ImagesGetty Images

5) Bonucci vive un momento nerissimo

I primi segnali si sono avuti già qualche settimana fa, confermati sia in campionato che in Europa League e infine dalla triste serata torinese: Leonardo Bonucci è l’ombra del centrale difensivo che, ai tempi della Juventus, molti consideravano il riferimento assoluto nel ruolo. L’errore in uscita palla al piede non sfruttato da Nestorovski nel primo tempo, qualche sbavatura e una serie di lanci sparacchiati senza costrutto hanno contraddistinto una prestazione più che negativa da parte del rossonero. Uno dei peggiori in campo, se non il peggiore. Se pure lui tradisce, le speranze a cui aggrapparsi sono pochissime.

Sorgente: Le 5 verità che ci ha lasciato Italia-Macedonia – Qualificazioni Mondiali Europa 2018 – Calcio – Eurosport