La battaglia vinta dal diciottenne Francesco: “Temeva che avrei contagiato mia sorella. Oggi ho ricominciato a vivere”

È raggiante. “Siamo felici. Finalmente un arcobaleno dopo mesi di tempesta”. Parla al plurale Francesco, include Giuseppe, il suo ragazzo. Come si fa in coppia. Ieri il 18 enne ha vinto la sua prima battaglia. La madre lo aveva cacciato di casa perché omosessuale. Ma l’ordinanza emessa ieri dal giudice parla chiaro. Francesco ha diritto a un assegno di mantenimento da parte dei genitori: 150 euro dalla mamma, collaboratrice domestica, 250 dal padre, parcheggiatore abusivo.

Mesi di tempesta, perché?
“Essere messo alla porta da mia madre è stato il dolore più grande. Siamo finiti in strada tutti e tre, a dormire sulle panchine dei giardinetti: io, mia sorella grande di 22 anni e Giuseppe”.

Fuori di casa all’improvviso.
“Appunto. Noi vivevamo da soli, mia madre se n’era già andata con un altro uomo. Ma prima, quando eravamo minorenni in affido, eravamo insieme nella stessa casa col suo compagno”.

E poi, da maggiorenne?
“A 18 anni compiuti siamo tornati nella nostra casa: io, le mie sorelle e Francesco. Ma è durato poco”.

Voleva che lei andasse via?
“Disse che la mia omossessualità poteva rovinare la mia sorellina. Che era una malattia contagiosa. Ma io non ho mai nascosto la mia natura. Mi sono sempre sentito libero”.

E l’ufficiale giudiziario?
“È venuto col mandato. C’era anche mia mamma. E l’ufficiale le chiese pure: dove andranno?”.

E lei cosa rispose?
“Che i suoi figli erano maggiorenni e che avevano tutto un mondo da vivere. E aggiunse pure: non è più un problema mio”.

Tre ragazzi . Da soli.
“La prima sera abbiamo dormito in strada. Ci siamo anche rivolti alle forze dell’ordine, nessuno ci dava retta. Da febbraio ad agosto abbiamo vissuto cercando ospitalità e vagabondando da una casa all’altra”.

Mai trovata una sistemazione diversa?

“Per poco tempo, abbiamo affittato un monolocale. Io lavoravo in una bottega di parrucchiere e Giuseppe faceva apprendistato in una pasticceria. Ma la casa era gelida e spesso non mangiavamo. Finii in depressione, persi 10 chili e andò in crisi per qualche tempo anche la nostra relazione. Rimasi di nuovo in strada, da solo. Mi feci forza, mi occupai in Puglia come animatore. Poi mi rivolsi all’Arcigay Napoli”.
E l’aiutarono?
“Sì, subito. Il presidente Antonello Sannino ci ha ospitati entrambi per due settimane. Ma ci ha anche dato una mano dal punto di vista legale. Adesso siamo a Roma, in una

casa di accoglienza per persone Lgbt vittime di violenze di genere. Viviamo insieme, alla luce del sole. Ma ho un cruccio”.

Quale?
“Mia sorella, la piccola. Vorrei incontrarla. Ma la legge non lo prevede. Ed è un’ingiustizia. I genitori hanno diritto a vedere i figli, per i fratelli dovrebbe valere la stessa cosa”.

Sorgente: “Mia madre mi cacciò solo perché sono gay ora dovrà mantenermi” – Repubblica.it