A dare retta all’anagrafe di Larino, paesotto in provincia di Campobasso, Aldo Biscardi compie 80 anni. Ma ci deve essere un errore perche’ in realta’ lui se ne sente 31, quelli del suo Processo del lunedi’, un format televisivo piu’ imitato del Grande Fratello. Fatto sta che tra Sgub veri e falsi, congiuntivi faticosi e vistose tinture di capelli, il rosso giornalista molisano oltre a essere il capostipite della commedia dell’arte applicata al pallone, e’ perfetta metafora di buona parte d’Italia dell’ultimo trentennio.”Il vero inventore del calcio parlato” (autodefinizione) e’ anche creatore del moviolone (”me lo chiese perfino il Vaticano per l’attentato al Papa”) e di ”polemiche che fioccano come nespole”. Insomma, con le litigate a comando del suo Processo, Biscardi ha caratterizzato un’epoca del costume italiano trasformando l’analisi del campionato di calcio in cabaret: un Bagaglino infinito dove pero’ i personaggi sono stati spesso quelli veri e non i sosia. L’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini in collegamento dalla Val Gardena, ad esempio. O Giulio Andreotti: proprio durante un ‘Processo’ annuncio’ che Falcao, inseguito dall’Inter, sarebbe rimasto alla Roma.E Berlusconi? Nel pantheon di Biscardi non manca, rivelo’ che Kaka’ sarebbe rimasto al Milan e per un po’ e’ stato vero. Capace d’inventarsi perfino esperto di vela, ai tempi della Coppa America a Valencia, Biscardi in nome della ‘par condicio’ riusci’ ad avere come commentatori tecnici gli onorevoli Massimo D’Alema e Roberto Castelli, appassionati di questo sport. Colpi giornalistici innegabili per i quali Biscardi rispondeva agli ospiti eccellenti con l’immancabile ‘Denghiu’ che a lungo andare gli valse l’ingaggio come testimonial di una scuola d’inglese.Innumerevoli le sue frasi celebri: da quelle su ”dove Baggio giochera’ l’anno scorso” e su lui e i suoi collaboratori ”inabissati di email”, o inseguiti da ”uno stormo di piranhas levato in volo sul Rio de la Plata”. Quest’ultima, incredibile e pero’ mai smentita, risale al tempo in cui Biscardi era ancora un giornalista della carta stampata e seguiva per Paese Sera, storica testata romana e grande scuola di cronisti, il mondiale del 1978 in Argentina. Era, allora, una prima firma vera: la sua carriera, dopo gli studi a Napoli, era cominciata da giovanissimo proprio in quel ‘Paese Sera’, ed era stata segnata positivamente dallo scoop realizzato rivelando che la Roma avrebbe ceduto i suoi ”gioielli” Capello, Spinosi e Fausto Landini alla Juventus: una operazione di mercato che fece scalpore e provoco’ manifestazioni di protesta nella Capitale.Il calcio trasformato in farsa tv era per lui pero’ destino e cifra giornalistica: indimenticabili alcuni monologhi di Costantino Rozzi con il conduttore a fare da spalla, un po’ Toto’ e un po’ Peppino. Con Luciano Moggi che dettava la scaletta del Processo (”ma in pratica io lo prendevo in giro, promettendogli favori e poi mandando in onda esattamente il contrario”, puntualizzo’ Biscardi all’epoca di Calciopoli) e Gianni Brera che duettava con lui dando al pallone l’effetto di letteratura.Ci fu nei confronti di Biscardi anche un ‘bando’ decretato dalla Juventus: per anni, su ordine di Boniperti, nessun rappresentante del club bianconero partecipo’ alle sue trasmissioni dopo le polemiche scatenate al Processo per l’annullamento del gol di Turone nella sfida contro la Roma che assegno’ lo scudetto del 1981. Polemiche, verita’, menzogne, interventi su commissione: un calderone buono per tenere incollati al video milioni di italiani ed anche ora che il giornalista molisano e’ ottuagenario e confinato su 7Gold, registra qualche successo di audience.Comunque, qualsiasi sia la valutazione etica che si vuole dare al Biscardi degli studi tv, va detto che si e’ riscattato con sincerita’ nelle sedi dei processi veri, i tribunali. L’associazione italiana arbitri lo querelo’ per diffamazione, lui si difese (finendo assolto):”Ma di cosa si offendono? – sostenne – lo sanno tutti che le cose che diciamo al Processo non sono credibili”. Applausi.

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