Lo spirito de ”La casa dei piatti rotti”, che soffia nella notte cobalto disegnata nel 1830 dal giapponese Katsushika Hokusai. I primissimi numeri di Modern Sketch, rivista satirica di grande successo nella Cina anni ’30. E poi le controverse tavole del ”Viaggio in Occidente a fumetti” di Zhang Guangyu, ma anche l’Astro Boy di Tetsuwan Atomu che abbiamo conosciuto tutti in tv fino all’immensa scultura gonfiabile firmata dell’artista contemporanea Aya Takano, che nonostante la posa ammiccante invita nel titolo a ”fare un giro sulla barca dello spirito” (”Taking a ride on the spirit boat”). E’ il caleidoscopio di colori, personaggi, significati, storie e sensualità della tradizione secolare, e popolarissima, raccontata da Mangasia: Wonderlands of asian comics, prima mostra al mondo sulla storia del fumetto asiatico, a Palazzo delle Esposizioni fino al 21 gennaio. Presentata dal Barbican Centre di Londra in collaborazione con The next Exhibition e curata da Paul Gravett con un team di oltre 20 esperti, la mostra arriva a Roma in anteprima mondiale pronta a stregare i cultori del genere con 281 tavole originali (molte delle quali di rado uscite dall’Asia), 200 fumetti e 300 autori dall’intero continente. In sei percorsi tematici (Mappare Mangasia, Favole e folclore, Ricreare e rivisitare il passato, Storie e narratori, Censura e sensibilità, Manga multimediali), si va da Osamu Tezuka a Eiji Otsuka, Gogho Aoyama, Fujiko F Fujio, Kuniyoshi Utagawa, Goseki Kojima, Kim Junggi, Tiger Tateishi e Takashi Murakami. Un viaggio lungo oltre due secoli di storia del fumetto, dalle prime forme rintracciabili nei libri indiani e nelle stampe ukiyo-e giapponesi fino ai popolarissimi webtoon per smartphone realizzati in Corea del sud, analizzando i precursori di questo genere e l’impatto esercitato su altre espressioni d’arte, come i film, le serie tv d’animazione, la musica, i videogame, la moda e l’arte contemporanea. Ma non solo disegni, la preziosa collezione raccoglie anche molti oggetti cult come la scrivania originale di un mangaka, i kaavad (santuari portatili usati dai cantastorie del Rajasthan) e l’installazione realizzata da Shoji Kawamori (designer di successo anche del cane robot AIBO della Sony), che consente di pilotare un gigantesco mecha utilizzando la tecnologia del body tracking.    Parallelamente, un ricco calendario di eventi, sempre a Palazzo delle Esposizioni, con gli Incontri a Mangasia con alcuni tra i maggiori esperti, disegnatori, sceneggiatori, editor e traduttori di manga attivi in Italia. E la rassegna Anime – Capolavori del cinema d’animazione giapponese dedicata all’immaginario sorprendente creato da Miyazaki, Takahata – fondatori della mitica casa di produzione Studio Ghibli – e altri grandi autori nipponici.

Sorgente: Mangasia e il suo universo a Roma – Lazio – ANSA.it