Non solo gli oppositori politici, ad aver inveito con liberatorio “vaffa” contro Donald Trump in tempi non sospetti fu anche una star della musica mondiale, Frank Sinatra, e per una motivazione che al nuovo presidente degli Stati Uniti sta molto cara: i soldi. Secondo quanto rivelato dal manager del cantante, Elliot Weisman, nel suo nuovo libro sul The Voice intitolato The Way it Was, infatti, la stima verso il cantante non bastò a convincere The Donald a pagare il giusto compenso a Frank.Sinatra, infatti, nel 1990 avrebbe dovuto esibirsi alla cerimonia di apertura del casino “Taj Mahal” ad Atlantic Cuity di proprietà del tycoon. Trump, però, ritenne che la cifra chiesta dall’artista italoamericano – già fissata in un precedente incontro tra Weisman e il socio del magnate, Mark Grossinger Etess – fosse “troppo alta” per i 12 concerti che l’uomo avrebbe dovuto tenere, e Trump lo comunicò al suo manager.L’interprete di Come Fly With Me non la prese bene e diede a Weisman due opzioni: far arrivare il suo messaggio a The Donald o dargli il numero del magnate, così che Frank avrebbe potuto mandarlo a quel paese di persona. Alla fine fu Weisman ad andare dal tycoon a riferire le parole poco cordiali dell’interprete di I’ve got you under my skin.Dopo il benservito datogli da Sinatra, Trump decise di annullare anche le performance collaterali, che avrebbero dovuto vedere come protagonisti Sammy Davis Jr. e la coppia Steve e Eydie. Il manager dell’artista avrebbe voluto andare da Trump e prenderlo per la cravatta – confessa del libro – ma il figlio lo trattenne.Weisman fu il manager di Sinatra dal 1975 al 1998 e nel volume appena pubblicato racconta gli anni in cui visse fianco a fianco con uno degli artisti più importanti del Novecento musicale. La sua rivelazione probabilmente aumenterà la polemica sulla scarsa cultura del nuovo presidente USA.

Sorgente: Frank Sinatra mandò a quel paese Donald Trump: non voleva pagarlo per cantare per lui