Nel ponte festivo del Columbus Day, Donald Trump riesce a litigare un po’ con tutti, ma in particolare con i suoi. La rissa più memorabile per i toni raggiunti, oppone il presidente a uno dei più potenti senatori repubblicani: Bob Corker, presidente della commissione Esteri, al cui vaglio passano tutte le nomine rilevanti per la politica estera, dal segretario di Stato agli ambasciatori. “Trump tratta la sua carica – accusa Corker – come un reality tv, come se stesse rifacendo The Apprentice, e a furia di minacciare altri paesi può trascinarci verso la terza guerra mondiale. Mi spaventa e deve spaventare chiunque abbia a cuore la nostra nazione”. Corker (senatore del Tennessee) ha annunciato che non si candiderà per la rielezione nel 2018 e non fa mistero della motivazione: un dissenso totale con le scelte del presidente nelle relazioni internazionali, dalla Corea all’Iran.Il tono di Corker è feroce nel demolire questo presidente, che lui descrive come una specie di Dottor Stranamore intento a giocare con le minacce di guerra nucleare. “Gli unici che ancora separano il nostro paese dal caos – dice il senatore repubblicano – sono Tillerson Mattis e Kelly”, elencando rispettivamente il segretario di Stato, il ministro della Difesa e il chief of staff della Casa Bianca. Il caos invece sarebbe generato dai tweet del presidente che spesso sconfessano le dichiarazioni dei suoi collaboratori più stretti. Trump a sua volta ha accusato Corker di essere stato complice di Barack Obama e corresponsabile nell’accordo sul nucleare con l’Iran; e di avere disperatamente cercato l’endorsement presidenziale per la propria rielezione. Il senatore rincara la dose con un sarcasmo feroce: “E’ una vergogna che la Casa Bianca sia diventata un asilo-nido per adulti. Dove qualcuno degli addetti ha saltato il suo turno di lavoro stamattina”. Come a dire che l’infantile Trump sarebbe rimasto incustodito, libero dalla sorveglianza dei militari che lo circondano, e quindi di nuovo intento a fare danni. Tra i due è guerra totale ma le conseguenze possono essere pesanti per l’esecutivo da qui alla fine della legislatura (novembre 2018). Qualora dovesse dimettersi Rex Tillerson (il segretario di Stato a sua volta è stato protagonista di un mini-scandalo per aver definito il suo capo un idiota, in una riunione al Pentagono), è sotto le forche caudine della commissione Esteri presieduta da Corker che Trump dovrà far passare il suo nuovo candidato. Sempre Corker ha voce in capitolo sull’approvazione della nuova legge di bilancio. E anche questa è fonte di tensioni fra il presidente e il suo partito. La poderosa riduzione delle tasse che Trump vuole fare approvare al Congresso, contraddice anni di prediche sull’austerity da parte dei conservatori. L’ala rigorista del partito repubblicano ha sempre promesso agli elettori il pareggio di bilancio, mentre la riforma fiscale trumpiana farebbe aumentare il deficit pubblico.Nelle stesse ore il presidente sembra essersi giocato le sue chance di un dialogo con l’opposizione di sinistra. Dopo aver manovrato per ricucire i rapporti col capogruppo democratico al Senato, Chuck Schumer, improvvisamente Trump ha presentato un diktat sull’immigrazione. Per salvare dalle espulsioni di massa gli 800.000 “dreamers” (stranieri arrivati qui da bambini, che Obama aveva graziato con una sanatoria), il presidente esige dai democratici che approvino tutti gli stanziamenti per la costruzione del Muro col Messico, più una riduzione delle Green Card e dei visti per i profughi. Richieste inaccettabili per il partito di Obama.

Sorgente: Trump-Corker, è scontro frontale. Il senatore Gop: “Rischia di portarci a terza guerra mondiale” – Repubblica.it