Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Guerre stellari: una scena con David Prowse

Sono sufficienti i primissimi minuti per riconoscere l’impareggiabile potere iconografico dell’universo di Star Wars: dalla tagline dal tono fiabesco (“A long time ago in a galaxy far, far away…“) all’incipit che scorre in sovraimpressione informando gli spettatori della guerra in corso fra l’Impero Galattico e l’Alleanza Ribelle, in contemporanea con il memorabile attacco della partitura di John Williams; dall’iniziale scontro a fuoco fra i membri della ribellione e le truppe imperiali all’ingresso, sinistro e indimenticabile, di quella figura ammantata in nero che il mondo avrebbe conosciuto come Darth Vader.

Guerre Stellari: Luke Skywalker scopre l'ologramma di Leia

L’immensa capacità di fascinazione esercitata da Star Wars è evidente fin da qui: da un esordio tanto ‘semplice’, nella sua concezione e messa in scena, quanto incisivo nella sua realizzazione. Un esordio che, in quel lontano lontano (ma forse neanche troppo) 25 maggio 1977, incantava i primi, fortunati spettatori di quello che, fin da subito, si sarebbe rivelato il maggiore e il più influente fenomeno cinematografico dell’intero decennio. Un fenomeno decisamente al di sopra sia delle aspettative del suo artefice, il trentatreenne George Lucas, sia dei dirigenti della 20th Century Fox, che in quel progetto respinto da tutte le altre case di produzione avevano investito la modesta somma di undici milioni di dollari, senza sospettare minimamente che il film avrebbe finito per incassare, durante la sua prima release, più di trecento milioni solo in patria.

Leggi anche: Star Wars: i dieci brani musicali più iconici della saga

Star Wars ieri e oggi: nuove speranze e ultimi Jedi

Carrie Fisher è Leia Organa in Guerre Stellari

Intitolato semplicemente Star Wars (Guerre stellari per il mercato italiano, all’epoca ancora decisamente refrattario all’esterofilia linguistica), il film capostipite della saga si limitava a raccontare la prima parte della storia concepita da Lucas, incentrata su un conflittuale confronto fra padre e figlio; ignaro se il responso del pubblico avrebbe permesso l’approvazione di un sequel, lo sceneggiatore e regista californiano non aveva neppure inserito il colpo di scena sulla reale identità di Darth Vader, optando per un epilogo che, benché non del tutto autoconclusivo, non si concedeva quei cliffhanger tanto cari, invece, alla serialità cinematografica odierna. Nell’arco di un anno, Star Wars si sarebbe imposto come il maggior incasso nella storia del cinema, nonché come il secondo film più visto di sempre negli Stati Uniti dopo l’inarrivabile Via col vento, e sarebbe approdato perfino nell’agone degli Academy Award, territorio fino ad allora proibito o quasi al genere sci-fi: dieci nomination, fra cui quelle di massimo prestigio per miglior film e regia, e sei premi Oscar per la colonna sonora, il montaggio, la scenografia, i costumi, gli effetti speciali e il sonoro (oltre a una statuetta speciale per gli effetti sonori).

Carrie Fisher, Mark Hamill e Harrison Ford in una scena di Guerre Stellari

Da allora, il successo di Star Wars si è prolungato nei due sequel della trilogia originale, in grado di replicare in buona misura il trionfo del predecessore; in una discussa trilogia di prequel, interamente diretta da George Lucas e portata al cinema fra il 1999 e il 2005; e nella nuova trilogia di sequel, attualmente in corso d’opera, di cui si attende per dicembre il secondo capitolo, Star Wars: Gli ultimi Jedi, dopo l’eccellente responso e l’entusiasmo quasi unanime per Star Wars: Il risveglio della Forza. Nel frattempo, a rincarare la dose, la Disney (da qualche anno proprietaria della LucasFilm) ha messo in cantiere, accanto al ‘canone’ vero e proprio, spin-off quali il recentissimo Rogue One: A Star Wars Story, in grado di tagliare il traguardo del miliardo di dollari, e il film attualmente in lavorazione (e ancora senza titolo) dedicato al giovane pilota Han Solo, che avrà il volto di Alden Ehrenreich. Il quarantennale del primo Guerre stellari, insomma, cade in un periodo in cui la ‘febbre’ per il variegato universo ideato da Lucas non potrebbe essere più alta; e se non c’è bisogno di soffermarsi sulla massiccia presenza di Star Wars nell’immaginario collettivo dell’ultimo mezzo secolo, fra l’altro negli ambiti più disparati, questo importante anniversario può fornirci l’occasione per riflettere sugli ingredienti alla base dell’inossidabile popolarità di un’epopea fantascientifica che ha saputo conquistare perlomeno tre generazioni.

Leggi anche: Star Wars: 10 personaggi indimenticabili che colpiscono ancora

Bianco vs nero, tra Flash Gordon e Kurosawa

Darth Vader in un momento di Star Wars

La semplicità, come anticipato, costituisce senz’altro uno degli ingredienti del successo trasversale del primo Star Wars. Il bene contro il male, un’opposizione identificata sullo schermo fin da subito e rimarcata senza possibilità d’errore pure sul piano cromatico: nerissimi, senza la minima concessione al colore, il mantello e la maschera di Darth Vader, l’Oscuro Signore divenuto l’archetipo del villain in ambito di fantascienza e dintorni, così come sono nere le divise degli ufficiali dell’Impero Galattico (e sarà ovviamente nero, ne Il ritorno dello Jedi, il mantello del malvagio Imperatore Palpatine). Al cospetto di Darth Vader, sempre nell’incipit del film, si staglia una Leia Organa (la compianta Carrie Fisher) dalla lunga e identificativa tunica bianca, così come sono bianchi i semplici abiti indossati dal giovane Luke Skywalker fin dalla sua prima apparizione sullo schermo. Il bene e il male, in Guerre stellari, sono definiti con una precisione che tuttavia, già a partire da L’impero colpisce ancora, verrà intaccata da inediti elementi di ambiguità e di complessità.

Guerre stellari: una scena con David Prowse e Carrie Fisher

Da una parte Lucas riprende dunque una dicotomia correlata al conflitto morale alla radice dei generi della fiaba e soprattutto del fantasy, e riprodotta in Guerre stellari con un ricercato manicheismo (un manicheismo avviato verso un progressivo corto circuito: si vedano personaggi come l’Anakin Skywalker della trilogia di mezzo o il Kylo Rendi Adam Driver); dall’altra si cimenta invece in un’audace operazione di sincretismo culturale, che proprio nella pellicola del 1977 raggiunge risultati davvero superbi. “Sono le ‘cianfrusaglie’ del periodo in cui avevo dodici anni: tutti i libri e i film e i fumetti che amavo da ragazzo“, dichiarò Lucas a proposito delle ispirazioni per Star Wars: “La trama è semplice, il bene contro il male, e il film è concepito per contenere tutte le cose divertenti e fantastiche che ricordo. La parola per questo film è divertimento“. Sulla natura ludica e scanzonata del primo Guerre stellari il regista tornerà più volte, indicando come principali modelli di riferimento non solo opere di fantascienza quali Il pianeta delle scimmie e i fumetti di Flash Gordon, ma in primo luogo La fortezza nascosta di Akira Kurosawa, cineasta per il quale Lucas ha sempre nutrito una profonda ammirazione (e per il quale nel 1980 ha co-prodotto il capolavoro Kagemusha – L’ombra del guerriero).

Leggi anche: The Dark Side of Star Wars: Darth Vader, Kylo Ren e il fascino del Male

George il nostalgico: passione, avventura e divertimento

R2D2 e C-3PO in Guerre stellari

Come tutti noi ben sappiamo, a tre anni di distanza, con L’Impero colpisce ancora per la regia di Irvin Kershner (ma sempre sotto la supervisione di Lucas), i toni si faranno più cupi, così come le atmosfere, mentre la narrazione prenderà una traiettoria assai più drammatica, per culminare con il fatidico duello fra Luke e Darth Vader e con la terribile rivelazione di quest’ultimo. Ma nel primo Star Wars, lo spirito al cuore della space opera di George Lucas è in gran parte differente: il racconto di formazione di Luke, costretto ad allontanarsi dal proprio luogo d’origine per inoltrarsi in un mondo sconosciuto e pericoloso, si amalgama con altri elementi canonici del genere fantasy e d’avventura, dalla fase di apprendimento presso un saggio mentore – l’Obi-Wan Kenobi di Alec Guinness – alle scorribande per la galassia al fianco dell’audace e sfrontato Han Solo di Harrison Ford, per arrivare alla rocambolesca incursione all’interno della Morte Nera e allo scontro finale fra i piloti dell’Alleanza e l’esercito imperiale.

Guerre stellari: una scna con David Prowse e Alec Guinness

Il film, in sostanza, è pervaso da quell’ingenuità, da quel genuino desiderio d’avventura e dal senso di meraviglia quasi infantile che caratterizzano tutte le grandi narrazioni analoghe, dai classici della narrativa del passato alla ‘innocenza’ del cinema con cui lo stesso George Lucas era cresciuto: “La ragione principale nel farlo è stata voler dare ai giovani un universo fantastico onesto e sincero, come quello che aveva avuto la mia generazione. Noi avevamo i western, i film di pirati e ogni tipo di grandi cose. Adesso invece hanno L’uomo da sei milioni di dollari e Il tenente Kojak. Dove sono la passione, l’avventura e il divertimento che si trovavano praticamente in tutti i film?“. In questa dichiarazione rilasciata a Time Magazine esattamente quarant’anni fa, George Lucas individuava non a caso uno dei motivi preminenti del gigantesco successo di Star Wars: l’essenza gioiosamente disimpegnata di un prodotto concepito per ogni tipologia di spettatori, quasi un feuilletonambientato nello spazio, ben distinto dal taglio ‘intimista’ del coevo Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg e distante anni luce dalla fantascienza più sofisticata e intellettuale di Stanley Kubrick (2001: Odissea nello spazio) e di Andrei Tarkovsky (SolarisStalker).

Leggi anche: Perché Star Wars è una saga fantasy

Che la Forza sia con noi…

Guerre stellari: Carrie Fisher e Mark Hamill sul set

Al di là del suo impatto immediato quanto clamoroso sul pubblico internazionale, e del “fanatismo di massa” che si è sviluppato istantaneamente attorno all’universo cinematografico messo in piedi da George Lucas (un fanatismo che in quattro decenni non ha conosciuto battute d’arresto), non è facile definire nei dettagli l’influenza del fenomeno Star Wars sullo sviluppo del cinema americano. È probabilmente azzardato, oltre che fuorviante, voler stabilire una connessione diretta fra il successo della space opera di Lucas e il tramonto, da lì a un paio d’anni, della New Hollywood, ma per altri versi è innegabile che il “modello Star Wars” abbia determinato non pochi cambiamenti all’interno dell’industria cinematografica: dal definitivo consolidamento del concetto di “blockbuster estivo”, introdotto da Lo squalo di Spielberg due anni prima, alla moda della “serialità cinematografica” per i grandi kolossal tra sci-fi, azione e dintorni, moda che si sarebbe imposta con effetti deflagranti già dai primissimi anni Ottanta (un esempio su tutti quello di Indiana Jones, che condividerà lo sguardo audace e il sorriso malandrino di Han Solo).

Leggi anche:

Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza: Harrison Ford nel secondo teaser

Se i blockbuster seriali costituiscono tutt’oggi il paradigma ineludibile di un intero settore del cinema hollywoodiano, e non a caso quello più redditizio, in una prospettiva storica si può rilevare invece come il ritmo accattivante e avventuroso del primo Guerre stellari sia stato il termine di paragone per gran parte del cinema d’intrattenimento degli Eighties, nonché una matrice di quello spirito ingenuo e fanciullesco che avrebbe pervaso dozzine di film successivi. E forse non è un caso se, oggi, tale spirito fanciullesco che caratterizzava il cult del 1977 viene riproposto in parte minima (o quasi nulla) nei nuovi film della saga; mentre nella solenne drammaticità di opere come Il risveglio della Forza, e ancor di più Rogue One, con picchi di inesorabile cupezza, è possibile cogliere piuttosto inquietudini e turbamenti che riflettono quelli appartenenti alla nostra contemporaneità. Come a dire: ogni Star Wars finisce per rispecchiare la propria epoca, nel bene e nel male…

 

Sorgente: Star Wars: un successo ‘stellare’ lungo 40 anni – Movieplayer.it