La macchina dello Stato spagnolo si è messa in moto immediatamente per rispondere alla sfida – seppure a metà, ma considerata comunque inaccettabile – del presidente catalano Carles Puigdemont. E impone un ultimatum a Barcellona: 5 giorni di tempo per chiarire la posizione sulla dichiarazione d’indipendenza, premessa necessaria per invocare l’articolo 155 della coalizione che revoca l’autonomia di una regione.

Il premier Mariano Rajoy ha scritto una lettera a Puigdemont e fatto un doppio intervento pubblico, prima in conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, poi parlando in aula alla Camera dei deputati: “Serve solo che dica ‘non ho dichiarato l’indipendenza’”. E ancora: “Vogliamo offrire certezze ai cittadini spagnoli e catalani, per evitare la confusione generale. La risposta del presidente della Generalità determinerà le decisioni che il governo prenderà nei prossimi giorni”.

Catalogna, Rajoy: ”Puigdemont confermi se ha dichiarato secessione”

Si valuterà come procedere, compreso il ricorso all’articolo 155. Ma intanto, scandisce Rajoy davanti al suo parlamento “è urgente ripristinare la legalità, porre fine a questo strappo”, “occorre evitare un ulteriore deterioramento economico e tensioni sociali”.

Comunque sia, anche oggi Madrid conferma la scelta della linea dura. Nessuna risposta alla richiesta di dialogo avanzata dal “president” con la sua dichiarazione d’indipendenza prima enunciata e poi sospesa, una fermezza sulla quale sembrano concordare sia il Pp, la formazione del capo dell’esecutivo, che Ciudadanos e il Psoe. Arriva una dichiarazione del leader socialista spagnolo Pedro Sanchez che ha rivelato di “aver raggiunto un accordo con il premier per avviare una riforma della Costituzione che ridefinisca fra l’altro lo statuto della Catalogna”. Senza però precisare altro sui contenuti della “ridefinizione”.

A metà pomeriggio, rivolto al suo Parlamento, Rajoy insiste: “Dal leader della Catalogna c’è stato un attacco sleale e pericoloso”. E: “Il suo referendum è stato un attacco illegale e fraudolento all’unità spagnola e alla convivenza pacifica tra i cittadini. Il futuro e il ritorno alla normalità istituzionale, come tutto il mondo ci sta chiedendo, è nelle mani di  Puidgemont. Spetta a lui decidere se far tornare tutto alla normalità o alimentare la tensione”. E poi ha aggiunto: “Da parte mia sono stato sempre aperto al dialogo e ho sempre mostrato disposizione a capirci. Se avessero voluto collaborare non avrebbero dovuto convocare le elezioni nel 2012 ed il referendum”.

Quanto alla richiesta di indipendenza, Rajoy è convinto che “fa parte di una strategia che pochi vogliono e che non porterà vantaggi per nessuno”. E intanto la Moncloa (sede del governo spagnolo) starebbe preparando una lettera di diffida formale indirizzata a Puigdemont ma non è chiaro quanto sarà il tempo concesso al leader catalano per rispondere.

Se la risposta del leader indipendentista sarà negativa il governo spagnolo potrà, secondo Costituzione ma per la prima volta in assoluto, attivare la tagliola dell’articolo 155. Che potrebbe diventare realtà nel giro di pochi giorni, dopo l’obbligato passaggio parlamentare al Senato, dove il Pp gode della maggioranza assoluta.

Tra le poche voci contrarie all’impiego degli strumenti forniti dalla legislazione spagnola per salvaguardare l’unità nazionale, c’è quella di Podemos, che vede nel discorso pronunciato da Puigdemont, un’apertura al dialogo che non andrebbe sprecata.

Intanto domani gli unionisti tornano in piazza a Barcellona. La manifestazione è stata convocata da Societat Civil Catalana, principale organizzazione anti secessionista della società civile catalana, all’insegna dello slogan “Catalogna sì, Spagna anche”. Domani è festa nazionale in Spagna per El dia de la Hispanidad che celebra la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Societat Civil, sottolinea il quotidiano El Periodico, ha avvisato che non accetterà “nessuna simbologia o entità che non difenda i valori democratici” fra i partecipanti alla marcia.

La stampa madrilena grida al “ricatto” e alla “provocazione” da parte di Puigdemont. Ma c’è anche chi parla di “farsa”. “Né sì, né no, né tutto il contrario”, sintetizza in un editoriale il direttore del Periòdico de CatalunyaEnric Hernández, a sintetizzare lo stato confusionale in cui si trova in questo momento il fronte secessionista. Un caos calmo, a giudicare dalla reazione dei mercati: oggi in Borsa i titoli delle imprese catalane sono in crescita in media del 2 per cento ma su scala europea Madrid è in risalita (+1,2%) dopo il differimento della dichiarazione d’indipendenza della Catalogna dalla Spagna.

Si pronuncia anche il Fondo monetario internazionale: “La situazione resta fluida, quindi non facciamo congetture. Speriamo che la situazione sia risolta senza intoppi e con la giusta tempistica”, ha dichiarato Matthew Jones, del dipartimento monerario e dei mercati dei capitali del Fondo monetario internazionale. Mentre Francia, Germania e Italia confermano la linea anti-indipendenza:  “Una dichiarazione di indipendenza della Catalogna sarebbe illegale e non sarebbe riconosciuta”, ha dichiarato la portavoce di Angela Merkel, Ulrike Demmer. “Sarà illegale qualunque dichiarazione unilaterale di indipendenza” avanzata dalle autorità della Catalogna, così una portavoce del ministero degli Esteri francese. “E’ necessario rispettare il quadro costituzionale e le leggi spagnole”, così il premier italiano Gentiloni.

Sorgente: Rajoy dà 5 giorni di tempo alla Catalogna: “Da Puigdemont attacco sleale” – Repubblica.it