Vent’anni – il tempo trascorso tra le violenze subite e la denuncia – possono sembrare un’eternità e quel “potevi farlo prima” che è rimbalzato, altrettanto violentemente, sui social, è una sorta di seconda condanna. Le violenze sessuali perpetrate da Harvey Weinstein, l’uomo più potente di Hollywood fino a qualche giorno fa, sono uscite dalla dimensione del buio e del silenzio e stanno emergendo alla luce grazie alla denuncia delle tante attrici che sono state costrette a subire abusi e denigrazioni per farsi strada nel mondo del cinema.Eppure c’è chi ha condannato questa denuncia, definendola tardiva e ora inutile, come se la denuncia conoscesse una scadenza, come se fosse facile elaborare in tempi brevi un dolore e una violenza che ti accompagnano per tutta la vita. Nel mondo patinato di Hollywood, molte attrici che oggi sono famose e sbancano il botteghino al cinema sono state umiliate da un uomo che ha approfittato della loro giovane e fragile età. Ragazze appena uscite dall’adolescenza e che tutto a un tratto si sono ritrovate in quel mondo fatto di soldi, bellezza da ostentare, sorrisi sempre e comunque. Un ambiente difficile da governare quando le tue ambizioni esplodono e quando ti vengono offerte prospettive di futuro piene di soldi e successo. Quell’uomo ha abusato di loro, le ha poste in una condizione di sudditanza fisica e psicologica. Una delle donne che hanno denunciato Weinstein, l’attrice Asia Argento, è diventata vittima di un tiro al bersaglio inqualificabile. Come si fa ad accusare una donna di aver denunciato tardivamente? È solo mettendosi dalla prospettiva di chi ha subito una violenza che si può comprendere appieno perché la stessa denuncia, anche se arrivata dopo vent’anni, riveste un’importanza enorme, non solo per questo singolo caso, ma più in generale per le migliaia di donne che nel mondo sono vittime, quotidianamente, di violenze e abusi, sul lavoro come a casa propria.Le denunce che si susseguono in queste ore siano da stimolo per rompere quel silenzio che assume i contorni della vergogna, quando a vergognarsi dovrebbe essere ovviamente chi ha commesso la violenza, non di certo chi l’ha subita. Ma è proprio qui che risiede un atteggiamento che potrebbe sembrare contraddittorio, cioè della vittima che invece di denunciare si chiude in un silenzio decennale. In realtà chi vede violato il proprio corpo va incontro a uno shock enorme, che non è solo fisico. Lo stupro è annullamento della propria identità, della volontà, dell’autodeterminazione in una scelta – quella del rapporto sessuale – che è intima, volontaria, non certo obbligata e contro la propria volontà. È il corpo che si trasforma in corpo-cosa, oggetto nelle mani dell’uomo che compie una violenza. È annullamento dell’io. Talvolta condiziona tutta la vita. Denunciare sempre, anche dopo anni. Perché quella denuncia non è mai vana. Al contrario, uscire dal silenzio può indurre altre donne a denunciare. E può innestare quel processo, indispensabile, di rinascita della cultura maschile, che deve passare per una maggiore formazione al rispetto della dignità femminile.

Sorgente: La denuncia non conosce scadenze, il caso Weinstein dia coraggio a tutte le donne