Fra i tanti cambiamenti che il Governo Trump ha effettuato, vi è il programma di revisione politica volto a contrastare l’Iran, sia per quanto riguarda il settore nucleare, sia per quanto riguarda il ritiro delle truppe americane dal Paese

 

I due analisti, Emma Ashford e John Glaser, nello loro analisi politica intitolata Unforced Error: The Risks of Confrontation with Iran‘ e pubblicata dal centro studi ‘Cato Institute’,  spiegano su quali punti si basa il programma di revisione politica del Governo Trump, quali sono le obiezioni che contestano le sue tesi e quali azioni il Presidente americano vorrebbe compiere per rovesciare il regime iraniano.

Nel luglio del 2015, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia, Cina e Germania hanno raggiunto un accordo diplomatico con l’Iran per limitare il programma nucleare iraniano in cambio della soppressione delle sanzioni economiche. Il JCPOA ( Joint Comprehensive Plan of Action ) è stato il risultato di anni di meticolosi negoziati diplomatici e rappresenta un compromesso storico tra due avversari di lunga data: gli Stati Uniti e l’Iran.

Ma, a causa delle tensioni rinnovate, il futuro del JCPOA e delle relazioni Usa-Iran è incerto.

Il JCPOA ha avuto successo perché ha imposto forti restrizioni sulla capacità dell’Iran di impegnarsi nello sviluppo nucleare, anche in maniera pacifica. L’Iran ha rimosso il 98% della sua scorta di uranio arricchito, ha smontato il nucleo del suo reattore ad acqua pesante (potenziale fonte di plutonio) e convertito due principali siti di arricchimento in strutture di ricerca. Inoltre, l’Iran ha accettato di impegnarsi nell’arricchimento dell’uranio esclusivamente in un unico impianto, il complesso di Natanz, e di produrre solo uranio poco arricchito per 10 anni. Poi, ha ribadito il Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) e ha ratificato il suo protocollo aggiuntivo, una disposizione che autorizza le ispezioni degli impianti nucleari civili iraniani. Nel frattempo, l’Iran si è anche impegnato a non diventare mai uno Stato di armi nucleari e ha accettato di adempiere ai suoi compiti, anche ben oltre la durata dell’accordo preso con le grandi potenze militari.

Infatti, più di due anni dopo l’adozione del JCPOA, l’accordo continua ad essere attuato da entrambe le parti. In cambio, sono state revocate le sanzioni economiche legate al programma nucleare iraniano, incluse le sanzioni delle Nazioni Unite e dell’Unione europea sul settore dell’energia iraniana e una serie di sanzioni secondarie degli Stati Uniti relative ai settori finanziario ed energetico iraniano. Inoltre, l’Iran ha riconquistato l’accesso alle ricchezze depositate in banche offshore precedentemente interdette dalle sanzioni.

Tuttavia, il cambiamento nell’amministrazione presidenziale ha alterato il clima politico che circonda l’accordo nucleare e, come candidato, Donald Trump aveva ripetutamente sostenuto che la sua <<priorità numero uno è quella di abolire l’accordo con l’Iran perché è il peggiore degli accordi mai negoziati>>.  Il processo di ricertificazione (richiesto ogni 90 giorni) è diventato sempre più politicizzato. Nel luglio del 2017, infatti, alcuni consiglieri hanno convinto il Presidente americano di rifiutare la certificazione del JCPOA. Ma come sostiene David S. Cohen, ex vice direttore dell’Agenzia centrale dell’Intelligence (CIA), <<la richiesta del Presidente Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano rischia di politicizzare l’analisi delle informazioni, con conseguenze potenzialmente gravi>>.

Ma il Presidente Trump sembra determinato a perseguire i suoi obiettivi. La sua amministrazione, infatti, sta prendendo in considerazione l’utilizzo di azioni dirette che consentono agli ispettori di richiedere l’accesso a siti non dichiarati dall’Iran sospettati di attività di arricchimento illecite, per far apparire il Paese non conforme. In assenza di prove evidenti di attività di arricchimento illecite, l’Iran avrebbe probabilmente rifiutato la richiesta dell’amministrazione Trump di ispezionare siti militari non dichiarati.

Nel mese di giugno 2017, ad esempio, il ‘New York Times‘ ha riferito che <<l’amministrazione stava attuando un programma d’azione segreto contro l’Iran e voleva usare le spie americane per abbattere definitivamente il Governo iraniano>>.

Ma la comunità internazionale e l’Iran stesso, riconoscendo l’intransigenza statunitense, potrebbero continuare a sostenere l’accordo nucleare senza gli Stati Uniti e la cessazione del JCPOA potrebbe indurre l’Iran ad allontanarsi dalle restrizioni degli accordi e ricominciare, nuovamente, a perseguire il progetto relativo alle armi nucleari. Entrambe le possibilità mettono gli Stati Uniti in una posizione debole e pericolosa.

Fra i tanti cambiamenti che il Governo Trump ha effettuato una volta che è diventato Presidente degli Stati Uniti, vi è il programma di revisione politica volto a contrastare l’Iran, sia per quanto riguarda il settore nucleare, sia per quanto riguarda il ritiro delle truppe americane dal Paese. Il documento tratta quattro punti fondamentali: sanzioni, ostilità regionali, cambiamenti di regime dall’interno e azione militare diretta.

Gli analisti ci spiegano, nel dettaglio, in cosa consiste il programma di revisione politica del Presidente Donald Trump.Il primo punto riguarda le sanzioni economiche. Queste sanzioni sarebbero state applicate in modo extraterritoriale, forzando le aziende europee ad aderire alla legge statunitense, cioè mettendo in condizione l’Iran di fare maggiori concessioni di sicurezza e di Governo.

 

Sorgente: La politica belligerante di Donald Trump contro l’Iran — L’Indro