Questa è la risposta di Barcellona all’ultimatum del premier spagnolo di “fare chiarezza”. Per il ministro della Giustizia non è chiara

A poche ore dallo scadere dell’ultimatum imposto da Madrid all’esecutivo regionale di Carles Puigdemont per rispondere al quesito sull’avvenuta o meno proclamazione di indipendenza della Catalogna, il presidente della Generalitat prende tempo e chiede al premier spagnolo Mariano Rajoy due mesi di dialogo attraverso una mediazione e una riunione urgente. Il governatore catalano lo fa attraverso una lettera di quattro pagine inviata per fax a Rajoy (l’ultimatum era previsto per le 10 di stamani).

Ministro di Giustizia: il governo spagnolo non considera valida la risposta

La prima risposta a Puigdemont arriva dal ministro della Giustizia, Rafael Catalá, che ha affermato che il governo spagnolo non considera valida, per mancanza di chiarezza, la risposta contenuta nella lettera che il presidente catalano ha dato alla richiesta di Madrid di chiarire se avesse dichiarato l’indipendenza lo scorso martedì. Parlando a una riunione di ministri ibeoramericani della Giustizia, Catalá ha ricordato inoltre che, oltre a chiedergli se avesse dichiarato l’indipendenza, il premier Rajoy ha fissato per la Generalitat un’altra scadenza, giovedì prossimo, perché spieghi quali misure vuole adottare per recuperare il rispetto dei suoi impegni.

 

Puigdemont: “Offerta sincera di dialogo come fanno le democrazie”

Cosa c’è scritto nella lettera il presidente della Generalitat? Con un tono che il sito web di El Pais definisce «conciliante», Puigdemont afferma che «la situazione in cui viviamo è di tale importanza che richiede risposte politiche e soluzioni che siano all’altezza», e ricorda di aver «sospeso» la dichiarazione di indipendenza e di aver proposto «un’offerta sincera di dialogo». «Non l’ho fatto per debolezza – scrive il presidente catalano – ma per avanzare una proposta onesta per trovare una soluzione per il rapporto tra lo Stato spagnolo e la Catalogna, rimasto bloccato da molti anni». Puigdemont assicura inoltre che la «priorità» del suo governo è «cercare con determinazione il modo di dialogare: vogliamo parlare, come fanno le democrazie», aggiunge.

 

La Generalitat: “Fermare la repressione contro i cittadini catalani”

Nella lettera, Puigdemont cita vari documenti, come la legge del referendum e i dossier sulle cariche della polizia, e presenta due proposte. In primis che sia fermata “la repressione” contro i cittadini catalani e contro il governo locale, dall’altra parte chiede a Rajoy un “dialogo sincero” e che si organizzi un incontro per arrivare ai primi accordi. «La nostra proposta di dialogo è sincera, nonostante tutto quanto è accaduto, ma logicamente è incompatibile con l’attuale clima di crescente repressione e minaccia», afferma ancora Puigdemont nel testo. «Non lasciamo che la situazione si deteriori ulteriormente», dice poi, chiedendo di avviare il dialogo e incontrarsi, perché «con buona volontà, riconoscendo il problema e guardandolo in faccia, sono sicuro che possiamo trovare la via della soluzione».

Su Barcellona il rischio che Madrid attui la legge 155

Sul governo di Barcellona pesa il rischio che Madrid attui l’articolo 155 della Costituzione spagnola (mai usato prima), che consente di sospendere l’autonomia catalana e destituirne presidente e governo, con conseguenti tensioni difficili da controllare. L’articolo 155 per l’esatezza prevede che, nel caso un governo regionale non rispetti i suoi obblighi o minacci l’interesse della nazione, Madrid possa “prendere le misure necessarie per obbligarlo” ad adeguarsi. In concreto, il governo centrale può subentrare a quello locale assumendone competenze e controllandone le istituzioni. Per l’attivazione è previsto che Madrid notifichi al governo locale le sue intenzioni, concedendogli tempo per rivalutare le decisioni; poi è prevista la richiesta di altre autorizzazioni al Congresso.

 

Sorgente: Catalogna, Puigdemont chiede a Rajoy due mesi di dialogo. Madrid: “Richiesta non valida” – La Stampa

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