Jack Dawson e Rose De Witt Bukater, alias Leonardo di Caprio e Kate Winslet, risultano ancora dispersi. Gli altri del Titanic, nave e orchestra comprese, stanno ancora lì al loro posto, pezzo forte della mostra Brikmania allestita nel polo culturale Guido Reni District (www.guidorenimostre.it).

Eppure lunedì sera il transatlantico – lungo sette metri e realizzato con 2 quintali e mezzo di mattoncini LEGO® – ha rischiato nuovamente di colare a picco. E stavolta non per colpa di un iceberg come nella realtà drammatica dell’affondamento più famoso della storia, anno 1912. Ma a causa di due fratellini romani, 12 e 10 anni, che, sfuggiti alla marcatura dei genitori, sono saliti in piedi sul Titanic per vedere se, saltando, la nave avrebbe resistito. Col risultato che, sì, la nave è rimasta su, ma i danni sono stati ingenti: 1500 euro. Che i genitori dei due piccoli iceberg non vogliono pagare, almeno non tutti.

E come per il vero Titanic sembrava una giornata di ordinaria normalità. Lunedì tutto era filato liscio come l’olio fino alle 19,45, a un quarto d’ora dalla chiusura della mostra Brikmania allestita negli spazi di via Guido Reni 7. È allora, nell’ultimo giro di sopralluogo, che un addetto alla sicurezza ha scoperto i due bambini all’opera: il più grande – 12 anni – a saltare felice sul ponte di prua del transatlantico e quello piccolo – 10 anni – a smontare la fiancata dello scafo abbattendo canna fumaria, scialuppe e passeggeri nel tentativo di arrampicarsi per raggiungere il fratello. Solo loro due che, ovviamente, si divertivano un mondo al cospetto di una montagna da 200 mila pezzi di LEGO®. Mentre i genitori si erano attardati nella stanza accanto, quella dedicata alla collezione spaziale.

Una scena da film che lo stewart ha subito interrotto: ha fatto scendere i bambini che, con un catafalco di due quintali e mezzo, hanno rischiato anche più di una sgridata; e, tramite ricetrasmittente, ha avvertito la reception facendo partire la ricerca dei genitori. I quali si sono subito prodigati per cercare di rimediare alle avarie prodotte dai figli sui sette metri di nave, una riproduzione fedelissima in scala 1:40: in terra, infatti, una distesa di mattoncini, gambe e busti di passeggeri, scialuppe, accessori e pezzi di ogni tipo e misura. Tutto rimesso poi a posto da due artisti, già impiegati nell’allestimento, convocati d’urgenza dagli organizzatori della mostra: due ore per rintracciare i pezzi mancanti e altre due per il grosso delle riparazioni. Per le altre, dovute alla sostituzione dei mattoncini ormai deformati oppure scomparsi del tutto, sono servite altre 24 ore.

E mentre si contavano i superstiti e si avviavano le ricerche dei dispersi, l’organizzazione raccoglieva i dati dei genitori dei due piccoli bambini-iceberg per il conto dei danni. Che, tra pezzi inservibili o scomparsi e mano d’opera, sono stati stimati in 1500 euro. Solo che i genitori dei due bambini hanno fatto sapere che non sono disposti a saldare l’intero conto perché attribuiscono alla produzione della mostra una parte di responsabilità per non aver protetto maggiormente le opere esposte. «Ci hanno chiesto di giustificare nel dettaglio i costi, che comprendono non solo i mattoncini distrutti o mancanti ma anche la manodopera impiegata per risistemarli – hanno detto gli organizzatori che, intanto, hanno attivato le procedure con le compagnie di assicurazioni -. Ci hanno chiesto che il totale gli venga scontato per il fatto che hanno collaborato a raccogliere i pezzi nell’immediato dell’accaduto». Ora il Titanic è a posto. Eppure di Jack e Rose, alias Leo e Kate, ancora nessuna traccia.

 

Sorgente: Corriere della Sera