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Il ministero dell’Economia contro il ministero dell’Economia, ma anche il ministero dell’Economia contro quello dello Sviluppo. Una situazione paradossale che coinvolge gli azionisti di Sogin e Saipem, la prima controllata dal Tesoro al 100% ma sottoposta all’indirizzo dello Sviluppo, la seconda, quotata, di proprietà dell’Eni (30%) e della Cassa depositi e prestiti (12%). Sogin si occupa dello smantellamento del «vecchio» nucleare italiano, mentre Saipem è la società internazionale di servizi per l’industria petrolifera.

Ciò che accade è che la Saipem abbia deciso di portare la Sogin in tribunale e di chiederle quasi settanta milioni di euro di risarcimento. Come mai? Al centro della guerra legale ci sono due contestati contratti che riguardano la «solidificazione» dei rifiuti radioattivi di Saluggia, in provincia di Vercelli, e di Rotondella (Matera). Non roba qualunque ma più di duecento metri cubi di rifiuti liquidi radioattivi (233 a Saluggia, 3 a Rotondella) prodotti negli anni Settanta. Si tratta dei rifiuti radioattivi italiani per i quali la preoccupazione è maggiore, visto che a Saluggia il rischio di incidente nucleare è concreto: il sito è a soli trenta metri dalla Dora Baltea e al di sopra della falda che alimenta l’acquedotto Monferrato, il maggiore del Piemonte. Dell’ormai famigerato «Cemex» — questo il nome dell’impianto da edificare — si parla ormai da quasi quindici anni.

Ma mentre i liquidi ad alta attività (115 metri cubi) sono stoccati in un parco serbatoi realizzato nel 2003-2006, quelli a bassa attività (che restano in ogni caso assai pericolosi) sono ancora custoditi in contenitori realizzati negli anni Settanta. In che condizioni sono? Impossibile saperlo con precisione perché le emissioni rendono difficoltosa ogni ispezione accurata. Nei fatti — urgenza dopo urgenza e rinvio dopo rinvio a partire dal primo decreto del ministero dell’Industria del dicembre 2000 — nel 2012 la Sogin assegna l’appalto per il Cemex a un gruppo di imprese di cui Saipem è capofila (c’è anche Maltauro, e Areva come consulente; altre due aziende sono invece con Saipem per Rotondella). Approvato nel 2015 il progetto, la messa in servizio del Cemex era imposta dalle autorità di controllo per giugno 2019. Tuttavia, più per ragioni burocratiche che sostanziali (la difformità tra le specifiche di gara e gli allegati contrattuali, dicono i tecnici) si apre un contenzioso. Che malgrado i confronti pare irrisolvibile. Morale: la Sogin lo scorso agosto decide di risolvere il contratto con il consorzio Saipem, adducendo però come motivi «gravi inadempimenti» e «manifesta incapacità». Probabile che al quartier generale della Saipem, gruppo che fa una decina di miliardi di fatturato in tutto il mondo su progetti ingegneristici spesso assai complessi, non l’abbiano presa bene.

Di qui la causa e la richiesta di risarcimento danni. Nel frattempo i rifiuti radioattivi di Saluggia (e di Rotondella) restano lì, visto che la Sogin non pare abbia predisposto una soluzione alternativa. Pochi giorni la società per il decommissioning ha rinviato al 2035 la data di fine lavori nei siti. Sperando forse che i contenitori dei rifiuti, già vecchi di oltre quarant’anni, resistano ancora altri quindici.

Sorgente: Il caso dei rifiuti radioattivi : Saipem e Sogin in tribunale – Corriere.it

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